«Il mio maestro Giancarlo De Carlo diceva che
bisogna capovolgere il cannocchiale: la città è un fatto particolare del territorio, non lo costituisce. Proprio come un fiume». Stavamo parlando di cosa può fare l'architettura per salvaguardare l'ambiente quando
Luca Mazzari, con questa frase, ha spiegato il suo modo di vedere il proprio mestiere, l'architetto. Allargare, capovolgere, approfondire il proprio punto di vista. Comunque, non avere mai una visione parziale o banale. Non a caso la rubrica che cura sul nostro webmagazine da oltre un anno si intitola
Il Cannocchiale rovesciato, e non a caso nel suo studio non si fanno solo schizzi, modelli e disegni Cad, ma anche mostre di arte contemporanea. Per questo siamo andati a trovarlo.
Salgo per lo scalone del palazzo storico in cui ha sede lo
studio Archifax, condotto da Luca e dalla moglie
Liliana Leone. La dimora appartiene tutt'oggi alla famiglia di Leonardo Cattaneo della Volta, che fu anche Doge di Genova (e che, tornato dopo una battaglia a San Tropez, si fece costruire una Chiesa privata - quella di San Torpete - in piazza San Giorgio, proprio di fianco a quella esistente. Ecco svelato l'arcano del perché in due metri di piazza ci sono due chiese. Erano anni che cercavo una risposta).
Grandi spazi aperti, pareti coperte di disegni, schizzi, foto. Un'artista svizzera,
Susan Hodel, prepara i quadri per
la mostra che inaugura tra due giorni (il 24 gennaio). «Agli artisti chiediamo solo di coprire le spese della mostra e di lasciarci un'opera», dice Luca. Ma non sempre è così: «Quando chiesi a De Carlo se potevo fare una mostra su di lui mi disse: va bene, ma vai tu a prendere l'opera a Pescara. Così siamo partiti con un furgone. C'è chi ha l'hobby della pesca...». E chi la fissa dell'arte. Ma perché? Cosa la lega al tuo mestiere? Mi fa vedere alcuni schizzi, intanto mentre parla ne fa altri: «
il nostro mestiere non è spostare tramezze, ma ripensare l'anima di uno spazio - dice - tutto parte da un'immagine, proprio come per l'arte. Ma quello che ci interessa è il rapporto con l'artista, non con l'opera. Se ce la inviassero invece di venire qui non sarebbe lo stesso».
È quel punto di vista assolutamente libero, visionario, fuori da ogni legame: «assolutamente gratuito», che affascina e ispira il loro lavoro. Il parallelo funziona anche con il cinema: «quando decide dove mettere una finestra, l'architetto diventa anche un po' regista, sceglie di farti veder una cosa piuttosto che un'altra». Tutto questo fa parte del backstage del lavoro: «È una condizione personale, un processo individuale di crescita: libri, film, viaggi e arte, tutto ne fa parte. Ma al cliente interessa solo il risultato finale».
Progetti curati da Archifax si trovano sparsi per il mondo, da Los Angeles alla Corea del Sud, da Parigi a Potenza. «Recentemente abbiamo progettato la Biblioteca di Legnano, e stiamo lavorando su un progetto con il Principato di Monaco per costruire ospedali in Africa», continua Mazzari.
Quando gli chiedi se c'è un'opera o un architetto gli piace di più risponde: «non mi piacciono tanto gli edifici, ma le città. A questo proposito c'è un bellissimo video in cui
Pasolini spiega a Ninetto Davoli l'importanza della forma della città di Orte. E poi non credo nel "
mi piace questo o quello". Preferisco la conoscenza, mi intriga sapere le cose».
Per tornare all'ambiente, cosa possiamo fare? «Lo sviluppo di strategie architettoniche rispettose dell'ambiente incontra ancora molte difficoltà culturali e politiche, e richiede doti morali che spesso non si trovano in giro».