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Il Cantiere di Idee del Carmine

 
L'associazione presenta il suo esperimento antimugugno. Il presidente Stefano Bruzzone: «vogliamo trasformare il quartiere in laboratorio»
 
   

     
Genova, 24 gennaio 2008
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di
Francesco
Pedemonte
   
chiesa del Carmine
la chiesa del Carmine
«Il Cantiere di Idee del Carmine è un esperimento sociale».
Così lo ha definito Stefano Bruzzone, presidente dell'associazione che ieri, martedì 23 gennaio 2008, è stata presentata pubblicamente nell'area forum della Fnac.
«Oggi è cambiato molto il modo di organizzare le attività di un quartiere - sottolinea - la crisi delle istituzioni, il precariato e molti altri fattori hanno fatto sì che il quartiere sia diventato quasi un dormitorio, dove coinvolgere le persone è diventato molto difficile».
Il Cantiere di Idee del Carmine è anche un esperimento di antimugugno, che una volta avviato ha cominciato a camminare con le proprie gambe. «Da tempo si sente dire che Genova non offre niente. Ma noi - spiega Stefano - abbiamo tentato di ribaltare questo punto di vista e ci siamo domandati cosa stessimo facendo per la nostra città. Da qui tutto è iniziato».

L'associazione è nata nel luglio dello scorso anno, quasi a rievocare i fatti che si verificarono proprio nel quartiere del Carmine nel 1970.
«Lo spirito di partecipazione che anima l'associazione - precisa - nasce proprio da quelle circostanze. Dopo che il cardinal Siri allontanò dalla chiesa del Carmine l'allora viceparroco don Andrea Gallo, gli abitanti del quartiere, sciolti da ogni legame con partiti o sindacati, risposero spontaneamente con manifestazioni che ebbero risalto anche su Le Monde. Abbiamo tratto spunto da qui, da questa genuina partecipazione popolare».

L'associazione ha le idee molto chiare, e molte sono le iniziative già realizzate. Il quartiere del Carmine diventa così un laboratorio, un tentativo per viverlo attivamente, per andare oltre la progressiva cementificazione delle aree urbane e il degrado che affligge ancora alcune zone della nostra città.
«Quello che vogliamo - confessa il presidente dell'associazione - è gettare un seme, sperando che da qualche altra parte della città si possa avvertire un segnale di cambiamento. Chi vive nel quartiere del Carmine, quotidianamente si trova a fronteggiare problematiche di non facile soluzione: un mercato semidismesso con un solo esercizio attivo, alcune salite storiche in condizioni di degrado e infine la pedonalizzazione di piazza del Carmine. Da qui - continua - è nata l'esigenza di fare qualcosa. Grazie ad alcune fotografie di Giorgio Bergami abbiamo allestito una mostra fotografica dentro lo spazio del mercato. E da lì è iniziato un dialogo proficuo con le istituzioni. A dicembre - conclude - abbiamo organizzato un presepe vivente e nei box inutizzati del mercato abbiamo anche proposto una mostra di presepi sotto vetro. E non è finita qui: sempre all'interno del mercato si è tenuta per quattro sabati la rassegna I sabato del mercato, con i recital di Sergio Alemanno, del circolo mandolinistico Risveglio, del coro Daneo e una lettura poetica di Bruno Rombi».

Il mercato è diventato così un contenitore culturale, con un occhio al quartiere e uno alla città.
«Abbiamo inviato anche una lettera aperta alle istituzioni genovesi - sottolinea Bruzzone - noi, infatti, non ci proponiamo come un comitato di quartiere, ma come un gruppo di persone che lavora in un'ottica differente, con la città come costante punto di riferimento. Miriamo a risolvere problemi in tempi rapidi, a ricostruire il senso di appartenenza e a salvaguardare l'esistente. Il tutto - continua - utilizzando memoria storica, tradizione popolare, aggregazione e massima creatività».
 
 
 
 
 
 
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