Sabato sono andata finalmente a vedere la
mostra di Maggiani. Sapevo qualcosa della
polemica che si è scatenata sul sito, me ne aveva parlato un mio coinquilino, che per altro aveva partecipato alla presentazione del libro.
In quelle foto
appese
mi sono immaginata un paio di scarpe, ma non un paio qualunque
le sue
e il silenzio della sua voce
non un silenzio qualunque
il suo.
Ho sentito i suoi pensieri intensi
e di fronte a quegli scatti
li ho sentiti
ne ho sentito le parole.
Percorrere quelle sale è stato come
leggere una poesia
lentamente
e non sentirmi sola come spesso mi capita qui a Genova
ma accompagnata da un vociare in sottofondo.
Perdersi è plasmarsi sulle superfici che stai percorrendo...
plasmarsi, sciogliersi.
Genova è la città dei piedi, quella che
ascesa può sembrare un
paradiso.
È stato bello condividere con te le tue emozioni e
vedere coi tuoi occhi, sapendo che tu sei tu e chiamando le cose con il loro proprio nome,
che non è narcisismo, ma onestà.
Il narcisista non è capace di perdersi, sta troppo comodo dove sta, crogiolandosi nella sua effimera sicurezza che è profonda incoscienza di non sapere cosa c'è intorno e presunzione di avere capito esattamente di essere dove si trova, senza neanche riuscire a distinguere dove finisce se stesso e inizia l'altro.
Beh, insomma,
grazie Maggiani di avermi accolto all'ingresso del tuo sentire e avermi infine caramente salutato,
con quell'antica e sincera ospitalità, che dà senza reticenze.
Nonostante la giornata uggiosa, ho pensato che se perdersi è il primo passo per ritrovarsi e il disordine è necessario per fare ordine,
sono sulla buona strada!