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«Perché i giovani non si ribellano?»

 
Stella è un giornalista cult. Nella Casta ha raccontato i deliri italiani. Al Politeama Genovese per parlare del '68. La nostra intervista
 
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Genova, 9 febbraio 2008
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di
Daniele
Miggino
   
Gian Antonio Stella
Gian Antonio Stella
 
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Cosa ne sanno i ventenni del '68?
«Se avessi diciotto anni oggi sarei molto preoccupato, arrabbiato. E mi stupisce che i ragazzi di questa generazione non si ribellino. Nessuna come la loro subisce il peso dei suoi tempi». Gian Antonio Stella, giornalista del Corriere della Sera e autore de La Casta, libro culto dello scorso anno, nel quale insieme a Sergio Rizzo ha denunciato gli sprechi dell'Italia contemporanea, così descrive la situazione di chi si appresta a diventare adulto nel 2008.
Lunedì 11 febbraio, alle ore 20.30, Stella sarà al Politeama Genovese per discutere con Luca Borzani di un'altra epoca, forse contraddittoria ma sicuramente più fervida e speranzosa. L'incontro organizzato dai Buonavoglia fa parte del ciclo I 5 anni che sconvolsero il mondo, il tema è il '68. Coordinano Nando Fasce e Margherita Rubino.

Come ha vissuto il 1968? «Avevo quindici anni, era una cosa più grande di me. A scuola erano gli studenti di quinta a gestire tutto quello che si faceva. È stato un periodo di grande formazione, forse esageratamente criminalizzato in seguito». Anni di lotte e di conquiste, prosegue Stella: «la condizione delle donne ha fatto un grande salto in avanti», ma anche di situazioni portate al limite dell'assurdità: «ricordo un'intervista, mi pare di Mario Rostagno, in cui si raccontava che una mattina una ragazza suonò al campanello, non ricordo se il suo o quello di Renato Curcio e si presentò così: ciao, vengo dalla Calabria e voglio smettere di essere vergine. Certo, erano gli stessi anni in cui i preti predicavano in Chiesa contro il divorzio e i magistrati emettevano sentenze che oggi sembrano di un altro mondo».

Ma il giornalista non dimentica le conseguenze di quel periodo: «ha avuto strascichi assurdi, come l'ostilità alla meritocrazia e altri spaventosi, come il terrorismo». Sono passati quarant'anni, e insieme a loro è passato anche l'entusiasmo: «ogni generazione spera di migliorare rispetto a quella precedente, ma i ragazzi oggi sono rassegnati a un condizione che li penalizza come mai è successo prima. Ogni bambino nasce con 320.000 euro di debito personale, lasciato da chi l'ha preceduto. E presumibilmente la situazione non migliorerà, anzi», prosegue Stella.
Le conquiste del '68 hanno fatto avanzare la società, non la classe politica, secondo il giornalista del Corriere: «quell'epoca ha prodotto una generazione di ragazzi decisi a prendere il potere con le buone o con le cattive. Il problema è che chi ci è riuscito allora oggi non lo molla più. Non cede un millimetro a chi è venuto dopo di loro».

Come vede la situazione politica di queste settimane? Abbiamo appena chiuso un altro capitolo prima del tempo: il governo Prodi è stato il più breve della storia della Repubblica italiana. «Sono curioso, staremo a vedere cosa succede se il PD si presenta davvero da solo. Io non sono un tifoso del bipartitismo (Partito Democratico e Partito delle Libertà n.d.r.), ma è inaccettabile che ci siano 158 partiti in Italia. In un certo senso anche questa è un'eredità '68, quando ognuno pensava di essere diverso dagli altri, Potere operaio da Avanguardia operaia, Lotta continua da Servire il popolo. Tutto ciò ha prodotto una frammentazione che ci portiamo ancora dietro».

Cosa pensa di Beppe Grillo e del fenomeno che ha creato? «Di Grillo penso tutto il bene possibile, gli voglio bene. Ma ha commesso alcuni errori». Tipo? «L'elogio dell'evasione fiscale nell'Italia di oggi è demenziale». Il fenomeno Grillo nasce su internet, che ruolo ha secondo lei la rete nella società e nella politica di oggi? «Internet è un'invenzione straordinaria, io vivo attaccato al web. Ha aperto a tutti la possibilità di esprimersi, di comunicare. In questo hanno un ruolo fondamentale i blog. Questa è un'epoca in cui si discute meno rispetto alle precedenti, ma paradossalmente non si è mai parlato così tanto». Con tutte le controindicazioni del caso: «leggende metropolitane, errori di grammatica, di geografia. Diciamo la verità: internet vuol dire anche che qualsiasi coglione abbia qualcosa da dire, lo può fare. Grande libertà. Evviva. Ma va usata bene».
 
 
 
 
 
 
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