Ancora una mostra sul Seicento genovese? Sì, ancora una. Ma non fatevi prendere dallo sconforto: Valerio Castello 1624-1659. Genio Moderno sarà anche l’ennesima mostra barocca ma è dedicata ad un grandissimo artista, sfortunatamente quasi sconosciuto al grande pubblico.
Quella che si apre al Teatro del Falcone di Palazzo Reale venerdì 15 febbraio – visite fino al 15 giugno 2008 – è un’occasione rara, oltre che un atto dovuto: si tratta infatti della prima mostra monografica dedicata a questo artista.
Un pittore “facile”, uno di quelli che rapiscono gli occhi. Quadri colorati, fantasiosi, mossi, leggeri. Visse e dipinse praticamente al centro del Seicento: dopo Caravaggio, dopo Rubens, dopo Strozzi, dopo Van Dyck. Tutti riferimenti “digeriti” in uno stile personalissimo. Uno stile che diventerà poi – attraverso il suo discepolo principale, Domenico Piola – il marchio della scuola barocca genovese.
Non si festeggia soltanto Valerio Castello, ma anche Palazzo Reale, che con questa mostra vuole scrollarsi di dosso la patina di dimora storica per diventare un museo moderno. «La vita di questo museo cambia», gongola Luca Leoncini – padrone di casa e curatore della mostra assieme a Camillo Manzitti, Marzia Cataldi Gallo e Daniele Sanguineti – a Palazzo infatti si inaugurano il bookshop, l’m.café, e la definitiva sistemazione degli spazi espositivi del Teatro del Falcone.
In mostra vi sono una ventina di disegni ed un centinaio di tele, molte delle quali uscite per la prima volta dalle gelose case della borghesia genovese.
Il percorso si snoda sui due piani del Teatro seguendo una linea cronologica e tematica. Si comincia dall’entourage del padre Bernardo per poi presentare le fonti artistiche degli inizi: Perin del Vaga, il Parmigianino, Van Dyck e Rubens. Pian pianino la personalità del giovane artista si affina: arrivano gli episodi dell’Oratorio di San Giacomo alla Marina e il confronto a distanza con lo stile di Giulio Cesare Procaccini. Da qui in poi la mostra si dipana tematicamente: il gruppo delle Pietà, i soggetti religiosi, le Sacre Famiglie. In platea trovano spazio le grandi opere delle commissioni pubbliche, ma anche i piccoli vivacissimi bozzetti; imperdibile per qualità la sala dedicata ai “ratti” (che non sono topi, ma rapimenti) e alle “stragi”, con tele che sono vere e proprie esplosioni di dinamismo cromatico e compositivo – indubbiamente fra i quadri più emozionanti.
Omaggiate con due piccole selezioni la grafica e la cerchia dei discepoli, restano fuori dalla mostra per forza di cose i chilometri quadrati di affreschi che Valerio dipinse in giro per la città: ma basta affacciarsi agli oblò della galleria per vederli proiettati in cinemascope.