Sono ricominciati gli incontri
Le parole tra noi. Conversazioni sui libri della vita organizzati dalla
Fondazione Edoardo Garrone e presentati da Giovanna Zucconi al
Teatro Modena organizzati in uno di quei giorni in cui normalmente si fa fatica a far partire la settimana, in cui forse per pigrizia non si fanno mai grandi programmi né uscite impegnative. Così mi piace che sia stato il lunedì ad essere stato scelto per questi incontri e mi piace che sia stato scelto un teatro che è più verso la periferia che verso il centro. Così la gente si sposta.
La fila che si crea, educata, e rispettosa (stiamo aspettando di ascoltare degli scrittori e quindi teoricamente sappiamo tutti comportarci con savoir faire) testimonia che questo secondo ciclo di incontri prosegue grazie al successo dello scorso anno.
E fu proprio l'anno scorso che
Michele Serra mi diede l'occasione di leggere
La Montagna incantata. Lo aveva presentato come un libro da scalare ma appassionante. L' ho letto questa estate vivendo la malattia di Hans Castorp come un romanzo a puntate.
Quanto è importante come e chi ti consiglia un libro vero?Corrado Augias riuscì a parlaci di Macchiavelli come pochi insegnanti a scuola sanno fare e fu da lui che mi feci consigliare circa l'allora libro del comodino che lui stava leggendo,
Jezabel di
Irene Nemirowski, la storia di una donna che non vuole invecchiare. Nick Horby lesse la lista dei suoi titoli che raccolse poi nel libro
Una vita da lettore.
Poi fu la volta di
Dacia Maraini che ebbi la fortuna di incontrare nel bar del foyer e, con il suo libro
Una nave per Kobe in mano, le chiesi se poteva firmarmelo e dedicarmelo. A Marina Dacia Maraini, scrisse; quando leggo quella firma penso a Pasolini, Moravia, Maria Callas e penso davvero che la grandezza coincida una grande umiltà. Dacia Maraini consigliò tra i tanti titoli
Leggere Lolita a Teheran e lo comprai, fidandomi ciecamente.
Così quando lunedì 18 febbraio 2008 c'è stato l'incontro con
Marco Travaglio eccomi li. Carta e penna e consigli da annotare. Giovanna Zucconi pare abbia un vezzo, indossa come lo scorso anno ad ogni incontro un paio di scarpe rosse con il nastro, le stesse credo, e quando chiacchiera con gli ospiti li lascia raccontare quelli che sono stati i loro libri di formazione, cosa sognavano di leggere, dove e quando leggono, cosa ri-leggono?
Marco Travaglio racconta di come da piccolo abbia deciso di voler fare il giornalista grazie a Indro Montanelli perché gli sembrava che ciò che lui scriveva e che la professoressa delle medie leggeva, lo scrivesse proprio per lui visto che lui capiva tutto. E fu proprio a lui che consegnò i suoi primi articoli e iniziò a lavorare al Giornale.
Il giornalista – diceva Montanelli appunto – è colui che spiega agli altri quello che non capisce nemmeno lui.
Quando legge e quando scrive Marco Travaglio? Da mezzanotte alle quattro di mattina quando tutti dormono a casa, figli compresi. E la mattina, dopo essersi alzato a mezzogiorno, e aver letto almeno sei giornali, aver ritagliato e fatto delle cartelline con i vari argomenti.
E che libri consiglia Marco Travaglio? Libri dallo stile asciutto, libri inchiesta anche senza esserlo, affreschi di un Italia di allora e di un Italia di adesso.
Il Gattopardo ad esempio che gli dà l'occasione di parlare della differenza tra sudditi e cittadini.
Beppe Fenoglio,
Sebastiano Vassalli, autori che cita come non retorici contrapponendoli a uno stile troppo onirico circa il tema della Resistenza come quello di Cesare Pavese.
«La paura è diventata un’azienda- dice Travaglio- e a volte per paura di toccare qualcosa ti fermi davanti alla verità». Il pubblico applaude e lentamente lascia la scena in cui questi incontri avvengono. Libri illuminati da lumini. Letture a voce alta fatte da attori quali Giorgio Scaramuzzino e Orietta Notari. Domande da parte del pubblico con foglietti compilati a inizio serata.
Il 3 Marzo si va ad ascoltare cosa consiglia
Lella Costa. Il 17 Marzo
Roberto Saviano e il 31 Marzo
Vincenzo Cerami. Per chi non ci sarà vi racconterò io quali nomi e quali parole verranno fuori dal resoconto di appunti presi al buio sul mio taccuino.