A volte ci vuole poco per dimenticare, magari solo per un attimo, i problemi di tutti i giorni. In certi casi basta un naso rosso di plastica. È questa la filosofia dell’Associazione genovese I Pagiassi, un gruppo di clown di corsia volontari che al Gaslini, all’Ist, presso il Cil - che ospita i genitori dei bambini ricoverati al Gaslini - in alcune Case Famiglia e in strada regalano sorrisi e allegria.
«Ci dedichiamo inoltre al progetto Circostanza: insegniamo a giocolare e ad andare sui trampoli ai ragazzi di Cornigliano, che spesso trascorrono i loro pomeriggi in strada». Così è nata un’altra idea, più ambiziosa ma appassionante: i Pagiassi organizzeranno la tappa genovese della tournée dei Ragazzi di Bucarest con lo Spettacolo di Parada. La fondazione sostiene il lavoro di Miloud, il clown francese che con la giocoleria e un naso rosso è riuscito a conquistare la fiducia dei ragazzi che abitano le fogne del sottosuolo di Bucarest, restituendo loro la dignità di uomini.
In seguito alla grave crisi economica e sociale attraversata dalla Romania all’inizio degli anni Novanta, migliaia di bambini e di ragazzi sono scappati dalle loro famiglie e dagli orfanotrofi finendo sulle strade di Bucarest esposti alla solitudine, alla violenza e alla povertà assoluta. Nel 1992 Miloud Oukili li ha incontrati nei canali sotterranei della capitale, dove si rifugiavano la notte per sfuggire al freddo. Da allora non li ha più lasciati, conquistandoli con le arti del circo. È nata poi la Fondazione Parada, che organizza incontri sulla strada, ha fondato un centro diurno per i ragazzi, e li accoglie in luoghi protetti.
I Ragazzi di Bucarest sono impegnati oggi in un tour che dal 25 aprile al 2 maggio li porterà a Genova. I Pagiassi offriranno loro vitto e alloggio, organizzando gli spettacoli in giro per la città: «i clown di Bucarest si esibiranno nelle scuole e per le strade», spiega Claudia, detta anche Clown Ciccetta. L’evento clou è previsto per venerdì 29 aprile: i pagliacci saranno al Teatro della Gioventù alle 21 (l’ingresso è libero): «questi artisti, che hanno tra i 14 e i 30 anni, sono diventati dei veri e propri ambasciatori di un’infanzia negata. Molti di loro hanno cambiato vita, altri sono tornati sulla strada, ma Miloud ha offerto a tutti un’opportunità».