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Lella Costa: ancora una sera con i libri

 
La rassegna Le parole tra noi. Gli autori preferiti dell'attrice. Pubblichiamo, anche se un po' in ritardo. Lunedě 17 arriva Roberto Saviano
 
   

     
Genova, 7 febbraio 2008
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di Marina Giardina
   

Giovanna Zucconi non aveva le sue scarpe rosse lunedì 3 marzo, quelle che avendole indossate durante tutti gli incontri della scorsa edizione de Le parole tra noi e anche in occasione del primo incontro con Marco Travaglio, mi avevano fatto credere fossero un suo amuleto, o perlomeno un portafortuna. Invece no. Sempre scarpe con il nastro, ma questa volta nere.
Lella Costa e Giovanna Zucconi dunque. Una valanga di parole, frasi, citazioni, suoni la prima (pare che durante l'anestesia per un'operazione chirurgica dicesse cose improbabili in un italiano impeccabile), apparentemente più riservata e tranquilla la seconda, eppure non meno ironica e disposta a stare al gioco, forse perché quella di lunedì 3 marzo mi è parsa davvero una chiacchierata tra amiche con risate, battute e rimandi al teatrino della politica attuale. Con un pubblico sempre numeroso, coinvolto e attento.

Quali i libri della vita di Lella Costa dunque e quando la parola letta è diventata parola detta? Quando per intenderci è passata dalla pagina in solitudine al testo teatrale? Quando ha iniziato a leggere e perché? Per isolarsi? Per imitare qualcuno?
E così si scopre che Lella Costa aveva una nonna materna che gestiva l'unica cartoleria/libreria del paese e che fu da li che lei iniziò a leggere di tutto, dagli episodi del Monello a Piccole Donne. Arrivando a Shakespeare, l'autore in cui parola letta e detta a voce alta coincidono.
«Avevo capito – racconta – che leggendo avrei provato quella felicità che mi avrebbe permesso di impadronirmi di una chiave per possedere il mondo intero coinvolgendo tutti i sensi».

E quali sono i suoi libri del comodino, del taschino e della valigia dunque?
Gabriel Garcia Marquez in Cent'anni di solitudine, letto con gli occhi di allora, quando per citare un passaggio “il mondo era così recente che molte cose erano prive di nome”.
Ma soprattutto T.S Elliot  di cui usa almeno un verso per ogni suo spettacolo. Ed è da Il canto d’amore di J.Alfred Prufrock che ci legge: «E ne sarebbe valsa la pena dopo tutto/dopo le tazze/la marmellata e il tè/ e fra la porcellana e qualche chiacchiera fra te e me/ ne sarebbe valsa la pena d’affrontare il problema sorridendo(…) se una, accomodandosi un cuscino o togliendosi uno scialle/ e volgendosi verso la finestra dicesse: non è per niente questo, non è per niente questo quello che volevo dire».

È la poesia narrativa quella che ama Lella Costa come quella di una poetessa che ci consiglia, Antonella Anedda, di cui legge i versi: Se ho scritto è per pensiero, perché ero in pensiero per la vita, per gli esseri felici, stretti nell’ombra della sera, per la sera che di colpo crollava sulle nuche.
La voce di Lella Costa ammalia, per gioco la Zucconi le fa leggere una pubblicità turistica, ma poi si torna seri e lei sciorina altri titoli ed autori, dai più grandi quali Calvino e Le città invisibili ma anche le Lezioni americane ad autori meno noti che fa venire voglia di scoprire come Sergio Atzeni e il suo Passavamo sulla terra leggeri. Perché è proprio questo che crea la lettura, immaginazione, sogno, o possibilità.


Sarà interessante, lunedì 17 marzo, chiedere a un autore cosi aderente alla realtà, come Roberto Saviano, quali sono i libri che lo fanno sognare. L'appuntamento è sempre all'Archivolto, ore 21.00.
 

 

 
 
 
 
 
 
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