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Vu Meter - Dark City
Vu Meter - Dark City
 

Vu-Meters: tra i migliori demo del 2007

 
Il loro Dark City strizza l 'occhio al passato ma non imita. I ragazzi hanno tecnica da vendere. Un cd scovato per caso su My Space
 
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11 marzo 2008
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di Riccardo Storti
   

Più che un gruppo, una jam band. Supertrio basso-chitarra-batteria nato dalla confluenza di interessi musicali e esperienze pregresse. Le radici dei Vu-Meters si chiamano Ezra Winston, importante band romana artefice del rinascimento prog anni Novanta: da lì provengono il chitarrista Stefano Pontani e il drummer Ugo Vantini (che ha militato anche nei Divae e nel rinato Balletto di Bronzo di Gianni Leone). Al duo si innesta il bassista Fabrizio Santoro che, circa una decina anni fa, era colonna portante del Nodo Gordiano, da cui uscì Alessandro Papotto, futuro fiatista del Banco del Mutuo Soccorso.

Il prodotto di questo rendez-vous si materializza in un CD autoprodotto (Dark City) editato alla fine del 2007. La scoperta, da parte nostra, avvenne quasi per caso, gravitando nell'universo di Myspace, quasi seguendo una sottile linea cremisi. Eh già, i King Crimson. Si sentono, eccome (ascoltate Tetsuo), ma attenzione a non cadere nell'errore: Dark City è tutt'altro che una riproposizione nostalgica dei suoni che furono. Qui c'è, soprattutto, un metodo compositivo che passa attraverso l'estemporaneità spontanea dell'improvvisazione. Non gratuita fine a se stessa o mirata a mostrare virtù solistiche, dita veloci o rullate prodigiose. Eppure i ragazzi hanno tecnica da vendere. In realtà i Vu Meters si limitano semplicemente a calcolare lo spirito diretto del rock entro coordinate che scavalcano qualsiasi genere, ma con punti fermi citati da loro stessi: il Teo Macero complice di Miles Davis, i King Crimson e Frank Zappa.

I marcatori metal si fondono abilmente con ricordi frippiani già nell'opener Brain Washing, ma il segno cambia – tra soundscapes e fraseggi melodici zappiani – in The True Size of Life, con addirittura qualche progressione sinfonica alla Genesis. Bravi soprattutto quando, in Swarm Intelligence, riescono a mettere in evidenza la pulizia timbrica dal caos polimaterico del drumming iniziale: siamo ai limiti di un procedimento “fusion”, capace di accogliere suggestioni jazz. Così il cuore solare di AC/BC compreso tra due episodi (l’incipit e la coda) perturbati da cambi “atmosferici”. Più vicino alle sonorità dei Porcupine Tree è invece la conclusiva Dark City, che non rinuncia addirittura ad alcune pennellate dark anni Ottanta.

Dark City resta di sicuro uno dei demo più stimolanti del 2007, grazie alle connotazioni concretamente  progressive: fa tesoro di una prassi ultratrentennale, ma non la imita. Il passato non è un fine, ma uno strumento per suonare oggi qualcosa di intelligente. A questo si aggiungano tre personalità artistiche che vivono e compongono al pari di contemporanei a cui guardano con naturale affinità, ma senza soggezione (Tool, Fugazi, Mogwai, Red Sparowes, Tortoise, Explosions in the Sky, 65daysofstatic, Hreda, i canadesi Godspeed You! Black Emperor, i nipponici Mono, Set Fire To Flames).

 

 
 
 
 
 
 
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