Una, anzi, più sculture fatte con 100 Kg di chewing gum. Un'aroma di peppermint misto fragola si sprigionerà sabato 15 marzo 2008 (18.30) alla Galleria Pinksummer di Palazzo Ducale a Genova, dove inaugura la prima personale italiana dell'artista Koo Jeong-A. Il titolo è Dreams & Thought. Per l'occasione verrà anche presentato il dvd R, con disegni dell'artista coreana.
Se pensate che sia un specie di record vi sbagliate: al Mori Art Museum di Tokyo l'artista ha fatto un'opera con ben 500 Kg di gomme da masticare. Koo, che vive tra Londra e Berlino, è da una decina d'anni una tra le artiste contemporanee più quotate: ha esposto al Guggenheim l'opera che vedete nella foto (Oslo) fatta con aspirine tritate, al Pompidou, alla Royal College di Londra, è stata finalista all'Hugo Boss Price nel 2002, ha partecipato a due Biennali di Venezia.
Il materiale della produzione di massa è un punto fisso della sua opera. Jeong-A ha fatto installazioni con la naftalina, le aspirine, monete, matite. L'elemento fondamentale dell'installazione genovese è l'odore sprigionato dalle gomme: «a Tokyo era talmente forte che i curatori hanno temuto rovinasse alcune opere», dice Francesca Pennone di Pinksummer.
Il titolo recita Sogni e pensieri: non si può fare a meno di pensare alle madeleine proustiane. Il chewing gum, come i famosi biscottini, alimenta ricordi e nostalgie alla prima annusata? È un'installazione nostalgica? Non sembra. «Guardare al passato è un atteggiamento tipicamente europeo - dice lei - io però sono interessata a rinnovare lo stato delle cose, le affezioni o la prospettiva di ciò che circonda, e sono allergica alla memoria statica, alla nostalgia, alla malilnconia, al sentimentalismo».
Daniel Birnbaum - direttore dell'Accademia di Belle Arti di Francoforte - ha così descritto i suoi lavori: «Koo Jeong-A si indirizza verso l'inaccessibile, il quasi-invisibile. Interviene in spazi esistenti e dispone un mondo di oggetti di grande produzione con un tocco delicato. Non sono tanto importanti gli oggetti, quando la consapevolezza che deriva dal contatto con essi. Piccoli dettagli corrompono le nostre meccaniche aspettative. Così, improvvisamente, questi oggetti di uso quotidiano vengono visti in una nuova luce». (da Manic Miniature: Koo Jeong-a at Prästgarden, 2001).
Il progetto genovese inizialmente doveva essere realizzato in naftalina, ma le leggi non l'hanno permesso: «è un materiale molto infiammabile, difficilmente gestibile», dicono le galleriste Antonella Berruti e Franceca Pennone. Come sceglie i materiali Koo? «Generalmente scelgo i più facili da reperire e i meno cari», dice lei. Difficile trovare la definizione giusta, per un'artista che spiega poco e crede anzi che le parole ostacolino la comunicazione.
Eppure Koo ha persino brevettato una parola: il nonsense Ousss. Ha tentato di farla entrare nel vocaboliario francese Larousse, e l'ha scritta in cielo durante una Biennale di Venezia. Delle parole dice: «La relazione con le parole mi sembra una nozione confortevole di incomunicabilità rispetto all'altro. È una violazione circa il concetto di non sapere».