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Saviano a Genova: Alì mi dà la forza

 
«Nei momenti duri rileggo l'incontro tra Foreman e Cassius Clay ne 'Il combattimento' di Mailer». Il Modena pieno per l'autore di Gomorra
 
eventi
Lunedì 17 marzo 2008, al Teatro Modena, si è svolto il terzo appuntamento della rassegna Lunedì FEG // Le parole tra noi. Conversazione sui libri della vita, organizzata dalla Fondazione Garrone. Ospite, l'autore di Gomorra, Roberto Saviano.
Il quarto e ultimo incontro, lunedì 31 marzo, è con lo scrittore Vincenzo Cerami.
 
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Genova, 18 marzo 2008
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di Marina Giardina
   
Roberto Saviano
Roberto Saviano

Quanto ancora avrebbe avuto da raccontare Roberto Saviano ieri sera - lunedì 17 marzo 2008 - al Teatro Modena? Quanto ancora ci avrebbe catturato con quella gestualità, quella forza verbale che è solo di pochi, quella di far vedere mentre si parla le immagini che le parole evocano, se non fosse perché ad un certo punto Giovanna Zucconi si è vista costretta ad interromperlo perché rispetto agli altri incontri si era già arrivati alle 23.00 ed in qualche modo forse era tempo di chiudere e far firmare le copie del libro che a questo “giovane” del 1979 ha cambiato la vita: Gomorra.

«Il racconto del proprio paese può essere uno strumento per raccontare l'intero mondo». Con queste parole Saviano inizia a tenerci inchiodati alla sedia. In sala siamo tantissimi, fuori c’è ancora gente che aspetta di entrare. La Sala Mercato ha predisposto un video per chi non fosse riuscito a prendere posto direttamente in sala. Alcuni ragazzi arrivano fino da Napoli. Si fa “come se”, come se fosse uno scrittore e basta. Ma la scorta che si porta dietro e che presente in sala continua a rivolgere lo sguardo verso di noi attenta ad ogni movimento ricorda che per Saviano la vita da quando ha scritto questo libro non è più la stessa. Ma, per usare una sua provocazione paradossale, il suo è un “privilegio” . Il privilegio di non essere nato a Londra ad esempio ma a Napoli e poter raccontare della sua terra. Terra di guerra, in tutti i sensi. È dal Sud che sono state spesso reclutate molte persone per andare in guerra e allora trovarsi a parlare con dei “reduci” ecco che diventa un privilegio appunto. È il Sud che per molti è una miniera dove in tanti prendono, raccolgono, depredano. Ma non è solo del Sud il problema della mafia. Ed è contento Saviano che grazie al suo esempio altri libri su questo tema stiano iniziando ad essere pubblicati. Che se ne parli, visto che per troppo tempo non se ne è parlato affatto.

I libri di cui parla Saviano, quelli che per lui hanno significato tanto, sono per me una scoperta. Riesce a farmi appassionare ad un incontro di pugilato per come lo racconta, per come, con le mani, le braccia, la postura, lo evoca. Il libro in questione di cui non smetterebbe mai di parlarci è Il combattimento di Norman Mailer. Narra dell’incontro tra Foreman e Cassius Clay. Quando sembrava che per quest'ultimo non ci fosse più niente da fare, quando spacciato, con la mascella lussata nell’angolo “si mette alla finestra” con i gomiti nei fianchi per non incassare oltre, il coach Bundini, gli dice la cosa meno probabile: Ali, dance! E Muhammad Ali danza e spiazza Foreman tirandogli quei due pugni mortali che lo porteranno alla vittoria.

«Ecco -  ci spiega Saviano – questa è una delle pagine che mi rileggo nei momenti di difficoltà. Fare quello che non si doveva fare, ecco cosa fece Cassius Clay e faccio io, smettere di incassare e scrivere ancora».
Come ha iniziato a scrivere Saviano? Con un racconto imitando Tommaso Landolfi ed inviandolo a Goffredo Fofi il quale gli fece capire che pur scrivendo molto bene per la sua età, scriveva “stronzate”. Ho visto dal timbro da dove vieni – gli disse - Scrivi delle tue parti.
Deve molto Saviano a scrittori come Fofi o Gustaw Herling, scrittori che lui definisce “combattenti”, maestri che usano la penna come arma. Di quest'ultimo il racconto che ci fa ascoltare, tratto dal libro Un mondo a parte. In un mondo a parte ogni azione non può essere giudicata, né assolta né punita, quando non è da uomini che si sta vivendo, ma da animali.

Ed infine, sempre con la stessa veemenza, Saviano ci parla di Antonio Franchini e del suo L'abusivo, la storia di Giancarlo Siani, giovane cronista che nel 23 settembre del 1985 i killer della camorra uccisero dopo averlo aspettato per ore sotto casa. Pisciando, fumando Merit, mangiando pizza, incuranti di essere visti. Ed è in questo disprezzo che sta la morte sporca. Curiosità: se andate su Ibs.it su questo libro Saviano stesso ha lasciato un post it scrivendo: Capolavoro!

 
 
 
 
 
 
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