Niccolò Paganini è stato probabilmente una delle figure più innovative del suo tempo: non solo artista virtuoso, ma instancabile viaggiatore, anticipatore del concertista moderno e abile manager di se stesso. Un rivoluzionario, che nel suo modo di porsi di fronte al pubblico, ha anticipato i moderni divi del rock.
Paganini. L’ultimo viaggio, spettacolo portato in scena al Teatro Albatross dagli Amici di Jachy, da giovedì 3 a domenica 6 aprile, è un lavoro che parte dalla fine, dal percorso compiuto dal violinista dopo la sua morte.
Nell’ultima parte della sua vita fu torturato da ogni tipo di dolore, dentisti incompetenti gli estrassero denti senza anestesia e, per lenire la sofferenza, s’intossicò con il mercurio e coi sigari d’oppio. In punto di morte rifiutò i sacramenti anche se, probabilmente, tenendo conto del suo dimostrato cattolicesimo, non fu semplicemente capito. Accusato di empietà, la sua salma non fu seppellita in terra consacrata. Da Nizza il cadavere venne portato in Liguria, ma soltanto nel 1876, a 16 anni di distanza dalla sua morte, le sue spoglie trovarono a Parma la sepoltura conclusiva.
Il lavoro teatrale di Arnaldo Bagnasco, Roberto Iovino e Francesca Oranges, per la regia di Paolo Pignero, pensato inizialmente come progetto cinematografico, segue quest'ultimo e più drammatico viaggio del violinista genovese.
«Attraverso la tecnica del flash back – ha precisato Iovino, autore con Francesca Oranges anche della biografia Niccolò Paganini, un genovese nel mondo – lo spettacolo ricostruisce varie occasioni per ricordare l’uomo e l’artista: i suoi rapporti con Sivori, Berlioz, Rossini e la misteriosa Eleonora Quilici. Un misto tra musica e vicende personali. Paganini – ha ribadito – è un personaggio molto moderno, uno dei primi musicisti ad occuparsi degli aspetti economici del suo lavoro, a capire il valore dell’autopromozione e questo non ha fatto altro che aumentare le leggende attorno alla sua figura. Fu una star nel senso moderno del termine e i suoi atteggiamenti scatenavano scene di vero fanatismo».
Come ribadito anche dal regista Paolo Pignero, sarà uno spettacolo moderno: «abbiamo giocato con l’oggettistica, coi movimenti, con le scene e soprattutto con i costumi. Abbiamo cercato di tirar fuori il Paganini che è in noi, ed è bene che gli spettatori sappiano che non si tratta di una rappresentazione classica, ma di una rottura con la tradizione».
La rappresentazione godrà del contributo artistico del Conservatorio di Musica Niccolò Paganini, mentre i costumi, a cura di Anna Alunno, saranno in linea con l'aspetto moderno del musicista genovese. Non abbigliamenti d’epoca, ma accentuate quelle similitudini che avvicinano il violinista ottocentesco ad Elvis Presley e ai Rolling Stones.