È tornato Tomas Saraceno. L'artista architetto argentino che ha già portato a Genova l'installazione Pneuma nel 2004 e Biosphere MW 32 a Palazzo Ducale solo pochi mesi (tutte e due per Pinkusmmer). Ora presenta un altro progetto - questa volta alla Fondazione Garrone - che inaugura giovedì 17 aprile e sarà visibile fino a martedì 22 aprile 2008 in via san Luca. Si chiama Cloudy Dunes ed è già passato nello spazio Attitudes di Ginevra.
Saraceno è tornato con il suo immaginario utopico, con le sue strutture ariose, enormi, sospese. Per l'occasione si è fatto aiutare anche dagli studenti dell’Accademia Ligustica di Belle Arti, che lo hanno affiancato nell'allestimento.
Quando guardi una sua opera la testa è spesso rivolta all'insù. Ancora una volta l'artista - che ha esposto a New York, Londra, Parigi, Barcellona, Berlino - usa forme strabilianti per lanciare messaggi molto concreti: attenzione alle energie rinnovabili, sensibilizzazione verso la natura e verso il pianeta come sistema chiuso e fragile. L'installazione è composta da una struttura modulare fatta con due chilometri di cavi elettrici che formano sfere appese al soffitto. Su questa vengono puntati sei proiettori che trasmettono un video girato dallo stesso artista nel parco Lencois Maranhenses in Brasile. Il video è la somma di una serie di immagini scattate in questo luogo pazzesco, dove deserto, laghi e un cielo enorme in cui scorazzano nuvole veloci si mescolano fino al disorientamento.
Tramite un aggeggio fatto con pale eoliche e fotocellule, sei macchine fotografiche hanno scattato foto seguendo il ritmo del vento e della luce. Successivamente, sono state composte e messe in movimento. Il risultato è un video prodotto esclusivamente da elementi naturali, in cui l'unica forzatura umana è l'inquadratura (le sei macchine fotografiche rendono un panorama quasi a 360°). In mostra anche un altro video, con il backstage del lavoro.
L'opera di Saraceno rimane una delle più interessanti degli ultimi anni per ciò che riguarda il rapporto arte-tecnologia-natura. Ovvero, come usare la scienza per guardare avanti. «Quello che abbiamo fatto in Brasile è un work in progress - dice - spero che la ricerca su questi temi proceda». I temi ambientali tornano sempre nelle sue parole: quando gli si chiede cosa significa per lui “aria”, un elemento fondamentale nelle sue opere, risponde: «l'aria è importantissima. Ricordate Chernobyl? Quando abbiamo visto quell'esplosione e l’enorme nuvola tossica che si spostava di centinaia di chilometri, forse abbiamo iniziato a capire meglio cosa significa. Abbiamo capito soprattutto che dobbiamo preoccuparci di quello succede nel mondo anche se è molto lontano».
Duccio Garrone - presidente della Fondazione, nonché appassionato e collezionista d'arte - ha l'ufficio proprio di fianco alla Sala cinquecentesca di Palazzo Ambrogio Dinegro dove è stata posta l'installazione. «Sono abbastanza ignorante di arte contemporanea - dice - ma ho intuito nel capire le cose che dureranno nel tempo». A proposito di Saraceno dice: «ci lavorano da cinque giorni, mi dispiace che tra poco la si debba portare via. Forse potrebbe essere ospitata stabilmente in qualche grande atrio di un Palazzo genovese». Mentre sull'idea di un Museo di arte contemporanea agli Erzelli, idea lanciata di recente da Marta Vincenzi, Garrone dice: «bella l'idea che 5000 studenti possano passare le proprie pause tra opere d'arte. Certo, se si facesse bisognerebbe capire come riempirlo e con che risorse».
A margine dell'installazione anche un simpatico dialogo tra l'artista e il presidente. Gira voce che sia stato da poco scoperto un nuovo enorme giacimento di petrolio in Brasile, forse il terzo del mondo per dimensioni. Il petroliere Garrone dice: «sarebbe un grande vantaggio per tutti, lo dico sia da consumatore che da trasformatore». L'artista con il pallino per l'ecologia risponde: «dipende dai punti di vista, di questi tempi è un'arma a doppio taglio...».
meglio parlare d'arte và...