Questo è il titolo della conferenza che si è svolta sabato 19 aprile, a Genova, in un nuovo spazio adiacente a
Il Clan, il locale della iena
Luca Bizzarri. Appuntamento aperto a tutti i giovani trentenni, con un “urlo” (positivo o negativo) da proclamare pubblicamente, insieme alle tante figure di spicco del panorama genovese: la sindaco
Marta Vincenzi,
Marylin Fusco, delegata alle politiche occupazionali giovanili, la professoressa
Margherita Rubino (l'organizzatrice)
Luca Bizzarri, attore e “padrone di casa”, e tanti altri come
Michela Bompani,
Ilaria Cavo,
Paolo Macrì, il gruppo “Prospettiva Genova”, Ergo Sum…eccetera.
Un pomeriggio dedicato ad una generazione “smarrita” di giovani precari, senza sicurezze finanziarie, con difficili possibilità di affermarsi professionalmente, costretti spesso a emigrare da Genova verso altre città. Ma di chi è la colpa? Istituzione? Comune? Società? Ogni partecipante ha la sua storia e non mancano le critiche. «Se non fossi un attore famoso – dice Luca Bizzarri - non sarei riuscito ad aprire un locale in questi tempi, e non solo –prosegue-, a mettere in regola tutti i dipendenti. Questo perché i costi sono eccessivi e perché ci sono troppe regole ingestibili. Ottieni un permesso dal comune –dice-, e subito arriva l’Asl a dirti che non va bene. Ma se non lo sanno loro –si domanda-, io cosa devo fare? Genova è migliorata tanto –continua-, ed in diversi settori, anche grazie al sindaco Vincenzi, ma certi problemi come la sporcizia lungo strade e la criminalità, sono ancora troppo presenti».
Ciò che accomuna tutti, però, è l’amore per Genova, una città meravigliosa. Il centro storico più bello d’Italia, un clima mite, i prestigiosi teatri, le opere d’arte, lo stile architettonico, il porto antico, le colline alle spalle e lo sguardo sul mare. Ma perché andare via da questo piccolo paradiso?
C'è chi si trasferisce a Milano per lavorare in una televisione nazionale come Ilaria Cavo: «Amo Genova e la ringrazio – dice -, perché mi ha dato tante opportunità di lavoro. Qui però non esistono televisioni nazionali, soltanto tv locali e regionali, ed anche se è stata una decisione dolorosa, ho scelto di accettare il trasferimento per poter crescere professionalmente. – prosegue - Oggi, a trentacinque anni, ho da poco ottenuto un contratto di lavoro a tempo indeterminato e mi reputo molto fortunata nonostante trovi incredibile che, per questa garanzia, si debba aspettare così tanto tempo».
Queste sono alcune delle storie ma c’è anche chi continua a vivere a Genova, pur lavorando fuori città. Sono persone che prendono il pendolino alle sei del mattino e che tornano tardi la sera. Questo perché? C’è chi risponde che per ottenere una cattedra da professore, all’ Università di Genova, bisogna affrontare ardue imprese: stage infiniti non pagati, attese che fanno ingrigire i capelli e che tengono “in linea” il portafogli. C’è anche chi rimane - anche a lavorare - ed è felice della sua scelta perché non sempre, realtà diverse, offrono prospettive migliori. Si parla anche di Sicurezza, di innovazione – come la raccolta differenziata -, e anche di nuove proposte per garantire agli studenti universitari, stage in aziende finanziati dal comune. «Questo perché i giovani abbiano l’opportunità di inserirsi nel mondo del lavoro –dice Marylin Fusco delegata alle politiche occupazionali giovanili-, e ottenere crediti universitari da queste esperienze». La sindaco Vincenzi si è esposta con un'analisi dettagliata dei pro e contro della realtà genovese e oltre alla sua partecipazione, al suo voler ascoltare le tante storie per poter agire e migliorare, si è dimostrata una donna di grande umorismo e di spiccate qualità umane.
Sembra che le idee non manchino, e quando ho alzato la voce per raccontare il mio “urlo”, mi è stato detto che sono “fuori generazione” (Ah si, non ho ancora 30 anni, l’età del “bilancio”). Un bilancio, però, l’ho fatto ugualmente. I giovani universitari, si lamentano per la mancanza di percorsi universitari innovativi (poche triennali e specialistiche all’avanguardia). Gli atenei dovrebbero essere ristrutturati (qualche mese fa, è caduto il soffitto all’interno dei bagni dell’Università di Lingue e Letterature Straniere). La ricerca è poco finanziata. E soprattutto, esiste ancora il “genio congenito” (uno staff famigliare dove genitori e figli, zii, cugini, insegnano diverse materie nella stessa Facoltà). C’è da aggiungere, però, che abbiamo una Facoltà di Ingegneria Navale, che è la prima in Italia, così come è al primo posto il Liceo linguistico Deledda. L’anno scorso è stata inaugurata la specialistica di Giornalismo. La Facoltà di Medicina è tra le più efficienti. Il numero di studenti Erasmus, provenienti dall’Estero, è in crescita (soprattutto spagnoli e cinesi). In più c’è ancora una realtà “genuina” dove è facile instaurare un contatto umano con i professori (non irraggiungibili come in altre città italiane). Sono “fuori generazione”? Forse, ma il sogno di un futuro migliore mi spetta di diritto, e credo che non bisogna tapparsi la bocca in attesa di essere “grandi” per poi urlare più forte.
Il futuro si costruisce giorno per giorno ed è meglio iniziare a parlarne da subito. Qualcuno ha voglia di urlare?