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Ten Midnight
La copertina di Run dei Ten Midnight
 

Il prog italiano targato Emilia

 
Segnaliamo due gruppi: i parmensi 'Posto Blocco 19' e i bolognesi 'Ten Midnight'. Ecco una doppia recensione dei loro ultimi lavori
 
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29 aprile 2008
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di Riccardo Storti
   

L’Italia è tutta un pullulare di musica. Rinfranca notare che, nonostante certe depresse sirene mugugnone, c’è chi non la smette di comporre, dare alle stampe e suonare per gli appassionati. Ogni volta che al CSPI giunge un lavoro da schedare in archivio (quindi, poi, da raccontare anche ai lettori di Mentelocale) significa immergersi in realtà diverse tra loro: alla fine quei CD, come fossero tessere da incastrare, finiscono per regalarci una mappa geografica che copre (e unisce) il territorio nazionale in una matassa sotterranea dal Trentino alla Sicilia, passando tanto per le metropoli, quanto attraverso la “provincia”.
L’Emilia, attiva più che mai. Già parlammo dettagliatamente dei bravissimi Accordo dei Contrari, ora è la volta dei parmensi Blocco 19 e dei bolognesi Ten Midnight.

Parma, negli anni Settanta, sfornò ben due band che arrivarono in sala d’incisione: l'Acqua Fragile di quel Bernardo Lanzetti, futuro vocalist della PFM, e i Rocky’s Filj. Nel 1971, dalle parti di Collecchio, nacque il Posto Blocco 19, grazie all’intraprendenza di alcuni giovani musicisti sfegatati di rock angloamericano, con un repertorio che spaziava dai Deep Purple ai Santana. Poi, la storia è nota: l’Italia comincia a crearsi un “suo” pedigree per merito di PFM, Banco, New Trolls, Osanna, Area, etc. E i nostri vengono folgorati sulla Via Lumiere così, sino al 1983 (anno dello scioglimento), percorreranno le strade del prog, collezionando un 45 giri nel 1981.
Nel 2005 il ritorno e, alla fine del 2007, per la Silrai Records, un CD antologico di cover (R.I.P. del Banco e La carrozza di Hans, Impressioni di settembre e Il banchetto della PFM) più il lato A del vecchio microsolco E la musica va, che, a fianco di simili classici, scorre piuttosto in ombra. Il risultato è sicuramente piacevole in quanto trasuda passione interpretativa in ogni nota: buona e matura la tecnica (tutto in presa diretta), non al top le voci. Nel frattempo, i Posto Blocco 19 si preparano per l’estate proponendosi come cover band di evergreen del progressive italiano. In bocca al lupo.

Anche le vicende riguardanti i felsinei Ten Midnight hanno lunga data. Alcuni dei loro componenti erano già attivi intorno alla metà degli anni Settanta ma riuscirono a conferire una fisionomia più precisa alla band solo dal 2003, pronuba anche l’azione di un sano melting pot tra generazioni. Il primo album omonimo esce nel 2005; il bis Run (per l'etichetta sanremasca Mellow Records) è stato pubblicato ad aprile. I Ten Midnight sono uno dei pochissimi gruppi italiani che si rifanno a quel Pomp Rock americano dalle decise inflessioni AOR. Nelle loro canzoni, attraverso una curiosa alternanza testuale di italiano e inglese, si percepiscono gli echi dei Kansas (l’attacco di Lusitania è un omaggio a quello di Carry On The Wayward Son), Styx, Boston, Saga, ma svicolando un po’si toccano anche territori alieni… Queen, Jethro Tull, Rush (One More Song On The Radio), Led Zeppelin, Santana (l’inizio di Algarve), Bon Jovi, Asia. Non mancano leggere sovrapposizioni con il progressive italiano storico, un nome su tutti quello degli Osanna, sia per l'impostazione vocale black di Roberto Bovini, sia per gli allettanti scontri timbrici tra flauto traverso e chitarra distorta (alcuni esempi sono chiari in Charlie Brown e in Run Bobby Run). Convincono la grinta, la pulizia sonora, la resa quasi live dei brani e le atmosfere delicate delle ballad (Led Ten e Sfere). Un notevole passo avanti rispetto all’opera prima del 2005. Consigliato a chi vuole conoscere il prog italiano di oggi partendo dal sound rock americano. 

 
 
 
 
 
 
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La copertina del disco dei Posto Blocco
 
   
 




 

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