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Così nacque il Negroni cocktail

 
L'intervista a Luca Picchi, autore del libro sul conte Camillo. La vera storia dell'aperitivo. Tra ricetta originale e le (tante) varianti
 
   

     
Firenze, 03 maggio 2008
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di
Francesco
Pedemonte
   
Negroni
«Il 25 maggio 1868 nasceva a Fiesole il conte Camillo Negroni. Di famiglia nobile e benestante, divenne un vip della sua epoca: vivace, creativo, ribelle, gran schermidore, poliglotta, viaggiatore, era insomma un personaggio che si faceva notare». Così Luca Picchi, autore del libro Sulle tracce del conte. La vera storia del cocktail Negroni (Casa editrice Plan), descrive il nobile italo-inglese ideatore del famoso aperitivo.

La storia del cocktail parte dal Caffè Casoni, in una Firenze multietnica e crocevia di incontri. «Non proprio un caffè nel senso tradizionale – sottolinea l’attuale barman del Rivoire – si vendevano anche profumi e tabacchi». Allora bartender del locale era un giovane Fosco Scarselli che, un giorno imprecisato fra il 1919/20, eseguì una variante del Milano-Torino (vermouth rosso Carpano e bitter Campari, successivamente rinominato Americano in onore del pugile Primo Carnera). «Per il conte Negroni – racconta Picchi – il Milano-Torino era una spuma alcolica, non lo convinceva. Così sotto suo suggerimento, Scarselli fece un’aggiunta di gin, a cui il conte fece apporre mezza fetta di arancia per distinguere il suo aperitivo da quello degli altri avventori del locale».
Questo il primo Negroni realizzato: 1/3 di vermouth rosso (probabilmente Martini), 1/3 di bitter Campari, 1/3 di Gordon’s gin (in onore dell’amico Gordon Cummings), uno spruzzo di soda, mezza fetta di arancia e una scorza di limone.

Servito in tumbler basso e largo, è necessario però sfatare alcune credenze in merito all'aperitivo. «Nel prepararlo - precisa Picchi – oltre ad utilizzare un bicchiere ghiacciato, scolato successivamente dall'acqua prodotta dallo scongelamento, sarebbe buona norma mettere molto ghiaccio».
Pochi cubetti, infatti, allungano l’aperitivo più di quanto non faccia un bicchiere pieno, che consente invece alla bevanda di mantenersi più fredda a lungo. «Il Negroni – continua – è una specialità, una ricetta vincente: semplice da realizzare, ma soprattutto è molto buono».

Nella preparazione oggi si tende forse ad abbondare con il gin, ma la sua composizione tripartitica è una formula semplicemente perfetta: «il Negroni - precisa - è nato così, ed è rimasto tale. Ovviamente può essere personalizzato e, a chi lo preferisce più secco, ad esempio, si può preparare utilizzando gin a più alta gradazione alcolica, mantenendo così inalterata la tradizionale quantità delle parti».
Ci sono infine varianti più istituzionalizzate come il Cardinale (2/4gin, 1/4 vermouth dry, 1/4 bitter), il Negroni sbagliato (spumante brut al posto del gin, inventato
a Milano al bar Basso), il Negroni Seal (con doppio Vermouth), il Negroski (vodka al posto del gin), il Redhuvber (una variante diffusa soprattutto nel torinese, servito con una spruzzata d'arancia) e altre di foggia tipicamente genovese: il Negroni del Babbo (gin, bitter Campari, vermouth Carpano, succo d'arancio e angostura) e il più morbido Negroni della mamma (senza angostura).

 
 
 
 
 
 
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