Dall'aprile di quest'anno, a 17 anni di distanza dall'inabissamento della petroliera Haven, il più grave inquinamento da idrocarburi mai avvenuto nel Mediterraneo, è iniziata la bonifica definitiva del relitto principale della motonave.
L'operazione, affidata alla compagnia olandese Smit International e rappresentata in Italia dalla Cambiaso Risso Service, è ancora una vicenda dolorosa per la nostra regione. Ma dal 19 aprile ad oggi, utilizzando le tradizionali bombole, 12 sommozzatori si sono alternati raggiungendo il relitto alla profondità massima di 50 metri e, delle oltre 100 tonnellate di petrolio ancora da bonificare, ne sono state aspirate circa 31, residui momentaneamente convogliati in serbatoi temporanei e successivamente trasportati a terra per essere definitivamente smaltiti in un impianto a norma di Isola del Cantone.
«Attraverso le idrovore - ha aggiornato Guido Bertolaso, direttore del dipartimento della Protezione Civile - si sta procedendo alla bonifica dei residui ancora presenti nel cassero di poppa: la parte posteriore della nave è infatti quella che ha risucchiato dietro di sè gli idrocarburi, un alveare di cabine che porta gli operatori ad agire in spazi estremamente angusti e ristretti. Attraverso spingarde - ha ribadito - si sta agendo per evitare un ulteriore spargimento in mare e per conferire sicurezza al relitto».
Come sottolineato anche da Elisabetta Sturniolo (MWH s.p.a), oltre 80 dei 157 locali del cassero sono ancora contaminati da combustibili e lubrificanti e, nonostante l'80% del carico (50.000 tonnellate di greggio) sia andato bruciato nell'incedio che portò all'inabissamento, la bonifica (5,7 milioni di euro) ha lo scopo di eliminare il rischio di fuoriuscita di idrocarburi causato dalla corrosione dei materiali e dal cedimento delle strutture del relitto stesso.
Finanziate con i fondi del risarcimento trasferiti dal Ministero dell’Ambiente alla Regione Liguria, le operazioni per la messa in sicurezza del relitto dovrebbero concludersi entro l'inizio della stagione estiva (16 giugno), restituendo la zona, a quattro miglia dal porto petroli di Genova Voltri e attualmente sorvegliata dalla Guardia Costiera, ai molti subacquei che in questi anni ne hanno fatto meta delle proprie immersioni.