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Credo che la fuga dall'Italia di molti artisti sia da ricercare in ragioni diverse da quelle propriamente economiche e strutturali che portano da anni molti ingegneri e scienziati a cercare stimoli e possibilità concrete di lavoro all'estero. Per costoro si tratta più che altro di una scelta obbligata dalle opinabili decisioni del Governo di non investire adeguatamente nel settore e non offrire loro strutture ideali e moderne. Per quanto concerne l'arte, in Italia le strutture ci sono e i fondi, privati, anche. Se in parte la colpa può essere attribuita ai giornalisti ed ai mass media che hanno perso interesse nella sperimentazione e nella ricerca e preferiscono puntare i propri fari laddove sono certi di trovare oro subito, laddove la cultura di massa ha già dato prova di gradito riscontro, sarebbe tuttavia troppo semplicistico additare unicamente chi di mestiere potrebbe limitarsi a raccontare i fatti.
Tuttavia il principio timoroso e un poco vigliacco dei maggiori mass media italiani è lo stesso principio di quei produttori cinematografici che hanno preferito produrre i film di Natale con Boldi e De Sica, spingendo registi come Tornatore o Marco Tulio Giordana, Marco Risi - tanto per citare qualche nome - a cercare fondi in Francia, in Inghilterra o addirittura in America per girare le loro pellicole. L'archetipo dell'andare sul sicuro, questa assurda convinzione da parte di chi ha disponibilità finanziarie che, semplificando il messaggio, uniformando le idee, si possa vendere meglio e in larga scala un'opera d'arte, ha investito ogni settore, ha prodotto un appiattimento della cultura di massa ed ha portato ad un qualunquismo culturale davvero preoccupante, sopratutto in Italia.
Perché di qualunquismo non si può parlare soltanto in ambito politico, dal momento che è sempre possibile costruire i propri pensieri e le proprie convinzioni su fondamenta fragili ed effimere. L'arte nell'era capitalista ha perso parzialmente di identità, inevitabilmente, ma in Italia più che altrove è stata spesso depredata della sua intima ragione d'essere da tutti coloro che l'hanno scambiata per una prostituta da sfruttare avidamente. Gli stessi artisti che giungono al successo poi, si radicano a quella fama come i nostri buoni politici fanno con le poltrone e non la mollano più. Non hanno la decenza di capire quando la loro vena creativa si è esaurita, quando la loro Musa li ha abbandonati, ma piuttosto insistono, spinti dai loro produttori, a creare versi e canzoni e film e libri, monopolizzando la scena, ostruendo il panorama, anche quando in realtà non sanno più minimamente cosa dire e come dirlo. "Buffoni che campate di versi senza forza, avrete soldi e gloria, ma non avete scorza"…
Il bisogno di miti ed eroi ha prevalso sul messaggio, la forma sul contenuto, fatto sta che oggi tutto è diventato marketing e nel nome dell'arte si è arrivati persino a credere che tutti possano essere artisti. Ecco un altro terribile colpo al cuore, povera Arte, ferita vaghi nel nostro Bel Paese, alla ricerca di qualcuno che possa renderti giustizia come fecero i nostri antenati. L'idealizzazione dell'artista-semidio e tutti che vogliono fare arte e sentirsi geniali. Reality Show a valanga che cercano il nuovo Freddie Mercury, come si potesse trovare così, tra un provino davanti ad un autorevole giurato come Simona Ventura e un'esibizione canora di Maria De Filippi.
Forse, quando e se ci sarà un'inversione di tendenza, quando ci sarà di nuovo una domanda più profonda, l'offerta sarà adeguata e gli artisti non sentiranno esigenza di fuggire altrove, dove la massa ha uno spirito critico ancora molto forte e una cultura adeguata per recepire qualcosa di più che non "porta in alto la mano, muovi a tempo il bacino sono Capitan Uncino". Per ora l'unica alternativa sta, come sempre, nel web, bisogna andarsela a cercare e spegnere la radio e la tivvù.
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