Un’opera pensata e interpretata da giovani. È questa la novità portata dalla penultima opera in cartellone al Carlo Felice, Evgenij Onegin (23, 25, 28 e 30 maggio e il 1 giugno). Tchaikovsky infatti la pensò non tanto per il pubblico quanto per il saggio finale nelle scuole; chissà, forse anche sull’onda della conflittuale storia che all’epoca della stesura lo legò alla studentessa del conservatorio Antonina Ivanovna Miljukova, fino allo sbrigativo matrimonio nel luglio del 1877 (copertura, come noto, alla sua omosessualità).
Come fu e come non fu, fatto sta che che l’Onegin fu rappresentato per la prima volta a Mosca nel marzo del 1879 con una compagnia di studenti diretta da Nikolaj Rubinštein. E vuole il caso che, nell'allestimento in scena a Genova, il cast di promettenti sia tutto al debutto. «Evgenij Onegin - ricorda il giovane tenore, pluripremiato, Dmitry Korchak, nel ruolo di Lenskij - nel mio caso rappresenta la prima volta in Europa in un repertorio russo. Per me queste repliche hanno un significato molto importante, perché è un’opera molto fresca e la compagnia giovane può restituire con il suo vissuto proprio le passioni che si provano tra i 25 e i 27 anni. E siamo anche molto contenti di affrontare questo lavoro con Juanjo Mena, un maestro con cui è possibile dialogare».
Dramma lirico i tre atti, l'Onegin è tratto dal romanzo in versi di Aleksandr Puškin. È la storia di Onegin (interpretato da Fabio Maria Capitanucci), dandy capriccioso e esterofilo, che corteggia Ol'ga (Marina Pardo), sorella di Tat'jana (Svetla Vassileva) e promessa sposa dell'amico Lenskij, sensibile poeta. Questi lo sfida a duello e perde la vita. Mentre Tat'jana gli confessa il suo amore e viene respinta. Molti anni più tardi Onegin torna a San Pietroburgo dove incontra di nuovo Tat'jana, ora sposa incantevole del principe Gremin (Askar Abdrazakov). Onegin se ne innamora ma lei lo mette di fronte al fatto che è troppo tardi.
La mentalità aperta di Mena è al centro anche dell'intervento di un altro interprete, questa volta toscano, il basso Manrico Signorini nel ruolo di Zareckij, al centro della celebre scena del duello. «Il mio è un ruolo di fianco, sono il padrino di Lenskij e all'inizio avevo pensato a un personaggio più sensibile, poi con le indicazioni della regia molto puntuale di Peter Stein, ho imparato ad affrontarlo semplicemente dal punto di vista della sua concentrazione verso la tenica del duello, come viene preparato ed eseguito, lasciando da parte le emozioni. Perciò anche la battuta finale perde di enfasi e diventa una definizione: "È morto, è morto"».
Korchak ricorda quanto fraintesa e poco frequentata sia quest'opera. «È un errore mondiale pensare che Lenskij, un ruolo senza acuti, corrisponda a una voce drammatica. No, semplicemente Ciajkovskij la pensò per le caratteristiche vocali raggiungibili dai giovani dell'epoca e ancora in formazione. In Russia è tutt'oggi per tradizione il lavoro su cui alla fine dell'anno si provano gli studenti del conservatorio».
Dal canto suo Juanjo Mena (direttore) conferma l'ottima riuscita, seppure guadagnata con l'impegno intenso di tutti, lungo una regia (trasmessa nei punti esseziali dall'assistente di Stein, Georges Gagneré), che Mena definisce: «equilibrata e serena, capace di trasmettere correttamente l'ambiente di un'epoca e di creare un buon collegamento tra teatro e musica, vista l'attenzione sul testo e le interpretazioni». Particolarmente fiero del cast il direttore Mena sottolinea l'apporto «innovativo e la sfida presentata dai giovani artisti coinvolti», senza dimenticare di segnalare l'impegno dedicato e espresso dall'«orchestra in un ruolo da protagonista e non come sostituta ai cantanti».
Alla sua seconda presenza al Carlo Felice, in realtà anche per Mena quest'occasione rappresenta una prima volta: è la prima opera per il teatro dell'opera genovese. E come conferma la direttrice artistica Cristina Ferrari «visto l'ottimo lavoro, per un'opera che il Maestro Mena sente particolarmente nelle sue corde, sarà la prima di una lunga serie di collaborazioni».
Nata a Lione nel 2007, la produzione è una collaborazione tra l'Opéra de Lyon e il Carlo Felice, su un cast tutto nuovo, a cui è stata affiancata una mostra proprio sul tema centrale al dramma lirico, il duello, nel Grande Foyer del teatro (visitabile fino al 1 giugno). Tra pistole, concesse dal Comune francese di Amboise, spade, alcuni manuali (in prestito dal Museo Storico Nazionale dell'artiglieria di Torino) e una sezione video sui grandi duelli del cinema (a cura di Marco Salotti, Università di Genova), sarà possibile ricostruire l'evoluzione della pratica del duello in occidente dal medioevo al XIX secolo.