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La copertina Casa del Jazz All Stars
 

In edicola Jazz Italiano Live 2008

 
Con Espresso e La Repubblica una nuova collana musicale. Jazzisti italiani omaggiano i grandi autori. La prima uscita č dedicata a De Andrč
 
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26 giugno 2008
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di Riccardo Storti
   

Che l’opera di Fabrizio De Andrè si presti duttilmente ad inaspettate metamorfosi sonore, non è una novità. Il cantautore sa offrire input al muscista che gira intorno: ne sanno qualcosa i vari componenti della PFM (La Buona Novella, i paradigmatici live schedati In Concerto, il sodalizio tra Faber e Mauro Pagani), alcuni dei New Trolls, Reverberi, Milesi, etc. È una lunga e affascinante storia che, a quanto pare, continua.

Dal 23 maggio, allegata all'L’Espresso e a La Repubblica, una nuova collana di CD: la serie è stata battezzata con il suggestivo titolo di Jazz Italiano Live 2008. Si tratta di una raccolta monografica di concerti tenutisi presso la Casa del Jazz di Roma da parte di autorevoli interpreti italiani. Ma il bello è che ogni ensemble si misura o con un tema o con un autore, tributando ad essi un particolare omaggio.

La prima uscita è dedicata a Fabrizio De André: suona per noi e per lui la Casa del Jazz All Stars, band composta da Stefano Di Battista (sax), Fabrizio Bosso (tromba e flicorno), Rita Marcotulli (pianoforte), Giovanni Tommaso (già contrabbassista del Perigeo) e Roberto Gatto (batteria).

Si rimane catturati già dalle prime note de La canzone di Marinella e si intende subito quale sia il metodo adottato dalla band: catturare “quel” tema per svilupparne mood e rifrazioni che consentano ad ognuno di contribuire con coinvolgenti improvvisazioni. Che altro dovrebbe essere, il jazz, se non questo? Ma gustarlo sulla “pasta base” di De Andrè diventa un’occasione di profonde emozioni.
Lo stesso accade con Don Raffaé: basta un accenno (per di più spostato sulla ritmica di 5/4 alla Take Five) e si parte. Atmosfera più raccolta in Inverno, Amore che vieni amore che vai e La collina: sembrano uscite da altre “penne” (Gershwin, Porter…), eppure il marchio originale insiste e si fa modulo interpretativo.
Apice in Ho visto Nina volare con la voce originale di De André (lo stesso brano è stato presentato al concerto del 1° Maggio ed è visionabile sul sito di Repubblica), ma anche il resto non è da meno. Creuza de mä si ammanta di un ethno-jazz riscontrabile in certi set acustici fusion; in Ballata dell’amore cieco o della vanità i musicisti recuperano l’autentico DNA jazz e lo riversano su una trama di sincopi e stacchi di sicuro effetto con episodi solisti alla tromba e al sax soprano degni di una consumata big band.
Via del Campo nasce da un’improvvisa fioritura di frasi fiatistiche che si ricompongono nel motivo principale, spesso abbandonato per dare spazio ai singoli, così come in parte accade nella conclusiva Il pescatore, talmente convincente da mettere in “repeat” il CD…

E non dimenticate di passare in edicola venerdì, perché Roberto Gatto e i suoi renderanno omaggio al progressive rock con chicche di Emerson Lake & Palmer, Genesis, King Crimson, Robert Wyatt, Pink Floyd. Ma non finisce qui… 

 

 
 
 
 
 
 
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