Un diario emozionale, così nella prefazione Alberto Terrile definisce Poeti immaginati (edizioni La Lontra), suo secondo libro che verrà presentato giovedi 5 giugno 2008 (ore 18.30) in occasione dell'inaugurazione della mostra omonima, allestita fino al 25 luglio presso il Centro Polivalente Sivori (Salita Santa Caterina 12 r).
Una raccolta di sembianze, gesti e pensieri, con protagonisti poeti e musicisti incontrati dal fotografo, attraverso cui vengono raccontati alcuni momenti dell'esistenza dell'autore. Nelle pagine del libro si possono così incontrare personaggi del calibro di Lawrence Ferlinghetti, Ed Sanders, Diane di Prima, Joanne Kyger, e ancora Alejandro Jodorowsky, Lou Reed, Peter Hammill, Ray Manzarek, Lydia Lunch e Howard Marks. «Queste pagine - rivela Terrile - nascono da un'esigenza di onestà, l'onestà di dire esattamente le cose che ho vissuto e provato. I personaggi ritratti sono miti che hanno scandito alcuni momenti della mia vita e aver interagito con loro acquista un senso particolare nel libro. L'idea - continua - è proporre alcuni protagosti dell'adolescenza e rivisitarli nell'oggi: per vedere come sono loro e come trovano me».
Acquista, ad esempio, un significato particolare l'approccio a Ed Sanders: conosciuto virtualmente nelle bancarelle di libri usati di piazza Colombo nella primavera del '77 e incontrato materialmente solo anni dopo, oppure Lou Reed, immortalato al Best Western Hotel Metropoli, o ancora Alejandro Jodorowsky, ritratto in treno durante il tragitto Genova-La Spezia. E infine Ray Manzarek, tastierista dei Doors, incontrato nel capoluogo ligure nell'estate del 2001 e fotografato durante il soundcheck dell'unica tappa europea per il tributo a Jim Morrison. «Quando incontri questi personaggi - rivela Terrile - prendi consapevolezza, realizzi che sono di carne e ossa, con problemi e paure. Hai il mito di fronte a te ed è umano: sei più pacificato».
Ma Poeti Immaginati non è una galleria di personaggi famosi. Tutt'altro, vuole essere uno spaccato di esistenza. Affiorano così i tratti di una generazione, quella del Settantasette che, come scritto da Terrile, è stata l'ultima a sognare. «Quelli non erano solo gli anni dei pantaloni scampanati e delle giacche di velluto - precisa - questa è solo l'estetica degli anni '70. La mia generazione ha vissuto il terrorismo, la fine degli ideali e, negli anni '80, l'eroina e l'Aids».
La sensazione è quella di rivivere non solo un tempo distante 30 anni or sono, ma anche una città. «Genova - aggiunge Alberto - era viva, rispetto ad ora c'era molto meno e quindi dovevi sviluppare la fantasia. Al Cinema Centrale andavo a vedere i film di Godard, mentre al Sivori i cortometraggi di Warhol».
Ma quella generazione - chiedo - che fine ha fatto? «In parte - risponde - ha trovato un proprio posto, in parte lo sta ancora cercando».