La piccola tangentopoli genovese piomba sulla città più come un temporale che non come uno tsunami. Il sostanziale motivo è dovuto al fatto che alla Superba di importante è rimasto solamente il soprannome e, considerato che l’indignazione del “popolo” necessità di un’adeguata risonanza mediatica, i furbetti delle mense sono stati oscurati dalla monnezza napoletana e dagli scontri nel quartiere Pigneto a Roma.
Eppure ciò che è accaduto a Genova, quanto meno quello che risulterebbe dagli atti giudiziari, rappresenta in modo emblematico il declino etico culturale del Paese. Già, piaccia o non piaccia ai sudditi di ogni estrazione e grado, la classe dirigente di una nazione altro non è che l’essenza di un popolo che presumibilmente usa dinamiche concettuali coerenti e convergenti a quelle dei propri rappresentanti.
Premetto che la generalizzazione è inevitabile quando ci si addentra nell’analisi di un sistema e sono ben conscio che sono numerose le persone che non si riconoscono in questo giudizio ben poco edificante. Purtroppo per loro, purtroppo per tutti, percentualmente è presumibile che essi rappresentino la minoranza anche se non sono in molti ad ammettere di appartenere alla maggioranza. Che non è cattiva – italiani brava gente – ed è ricca di ingegno, ma totalmente incapace di considerarsi una comunità. È probabile che tutto ciò nasca da lontano (Guelfi e Ghibellini dalle tombe si compiacciano), ma la semplice constatazione che il proprio Campanile conti più di quello del vicino aiuta a comprendere parte delle vostre isterie. A questo contesto molto mediorientale (le differenze sono molto meno accentuate di quanto voi potete immaginare) bisogna aggiungere il difetto nazionale che vi rende insopportabili in gran parte del pianeta: la furbizia. Ancor più che la furbizia in sé, ciò che infastidisce è il vostro farne vanto considerandola un pregio senza accorgersi che la sottovalutazione o, addirittura, il mancato rispetto delle regole hanno come conseguenza il trionfo del peggio. Serve a poco il pubblico ludibrio a cui ciclicamente esponete il capo espiatorio di turno se prima non assorbite concetti che sono alla base dell’altrui rispetto.
Per tornare alla tempesta che ha colpito la città non credo ci sia molto da aggiungere a quanto già scritto da altri: spiccano le modeste quantità di denaro promesse o circolate come spicca l’ingenuità degli indagati che si immaginavano grandi trafficanti per poi scoprirsi poco più che ladri di galline. Spiccano le lacrime della Super Marta, anche se appaiono più retoricamente dovute che non intimamente sentite e spicca inesorabile il fatto che in Italia nessuno mai si senta in dovere di dimettersi, sebbene la responsabilità oggettiva non sia un concetto astratto. In ultimo, spiccano le assoluzioni preventive che la Santa Sede manifesta ad uno dei protagonisti della vicenda. Del resto chi diceva “via i mercanti dal tempio” non ha fatto una bella fine.