«Per tenere vivo l’interesse un po’ di imprevedibilità è necessaria.
«Personalmente – in quanto lettore – diffido di trame in cui capisco quale sia l’epilogo di un’azione, mi piace molto di più essere sorpreso».
Comincia così la chiacchierata fatta con Mauro Boselli, ideatore e sceneggiatore di Dampyr, uno dei personaggi bonelliani più interessanti mai usciti in edicola, ormai prossimo allo storico traguardo del centesimo numero.
Quando lo contatto ho appena finito di leggere il numero 99 e – come gli altri 60.000 lettori dampiriani – mi preparo a leggere l’avventura a colori che festeggerà la cifra tonda. Ovviamente l’appassionato lettore che è in me avrebbe voglia di sapere cosa ne sarà dei protagonisti nei prossimi numeri. Parafrasando il noto aforisma di Oscar Wilde, le notizie della loro morte sembrano tutt’altro che esagerate, ma poi preferisco evitare, un po’ per non rovinarmi la sorpresa ma soprattutto perché immagino che, se Boselli me lo raccontasse, subito dopo dovrebbe uccidermi…
«Quanto Dampyr è nato (ormai otto anni fa) – mi racconta Mauro - avrei voluto spiegare a quei lettori che, vaccinati alle storie di vampiri, temevano di trovarsi di fronte alle solite storie fatte di paletti, croci e aglio, che con Harlan le cose sarebbero state diverse, che i colpi di scena e le sorprese sarebbero state parecchie. Alla fine è stato il mio lavoro a parlare per me. È stato bello sorprenderli».
La celebrazione del personaggio che Boselli ha creato con Maurizio Colombo all’alba del nuovo millennio è l’occasione migliore per fare il punto sul personaggio e per proiettarsi nel suo futuro prossimo e venturo. Da lettore non posso non osservare che la grande continuità della serie e i suoi ritmi fanno pensare ad una grande epopea in cui – prima o poi – potremmo leggerne l’epilogo.
«In teoria è così anche se è più facile vedere l’epilogo delle trame interne al fumetto stesso. Più che un’unica grande saga, Dampyr è protagonista di tanti filoni narrativi. Se un filone prevede che l’avversario del Nostro sia Vathek, uno dei Maestri della Notte più potenti affrontati, quel filone termina con la dipartita del cattivo. Il fascino di una serie simile è proprio nelle trame, nei protagonisti che si alternano continuamente. Nei prossimi mesi ad esempio – è questa è una vera anticipazione - daremo l’addio a due protagonisti positivi e si chiuderanno così anche i loro cicli di storie».
Il mito del vampiro appartiene ad uno dei filoni più ricchi ma anche dei più delicati della letteratura. Quali sono le sfide che un fumetto che si confronta con un simile filone narrativo deve affrontare?
«Fin da quando abbiamo creato Dampyr abbiamo pensato alla mitologia classica del personaggio più come un mondo a cui rendere omaggio. Presto – racconta – ci saranno interventi dell’esploratore ungherese Arminius Vambery, da cui lo stesso Stoker trasse informazioni per il suo celebre Dracula, o dell’attore vittoriano Henry Irving. Ma al di là di questo, la caratteristica di Dampyr resta comunque quella di andare oltre i paradigmi classici per crearne uno nuovo e originale. I Maestri della Notte – la stirpe dei Vampiri contro cui il Dampyr si confronta – sono personaggi amorali. Salvo eccezioni, la loro indole è al di là del bene e del male come la intendono gli umani. In loro c’è un fascino legato al mistero, al fatto che restano comunque lontani da quello che gli uomini, tanto siano i protagonisti del fumetto quanto i lettori, possono capire. Nell’ultimo anno ad esempio abbiamo intuito che Draka, Maestro della Notte e padre del Dampyr, insegue il sogno di riportare sulla Terra la stirpe dei Vampiri ma i suoi piani, i motivi dietro la scelta di generare l’unico essere in grado di ucciderlo, rimangono un mistero insoluto che contribuisce a mantenere il personaggio su un livello diverso rispetto agli altri. Il suo carisma sta nel mistero che lo circonda. Personalmente diffido un po’ di chi vuole dare dei vampiri un’immagine troppo positiva. Da Anne Rice (autrice di Intervista col vampiro) in poi abbiamo visto troppo spesso trasposta in letteratura o al cinema l’immagine erotico-dipendente dei vampiri. Preferisco Le Notti di Salem di King ad Intervista col Vampiro, i vampiri sanguinari ai seduttori con mantello e accento esotico».
L’aver raggiunto il numero cento è certamente il miglior riconoscimento all’impronta data al personaggio ma è anche punto di partenza per i prossimi 100 numeri…
«Diciamo che al momento, senza sbilanciarmi troppo, so quello che avverrà nei prossimi trenta, quaranta numeri. Subito dopo il numero cento Dampyr tornerà a Praga. Nergal, il Maestro della Notte nemico di Harlan Darka e del suo ospite Caleb Lost (Agente del Bene sulla Terra) porterà quest’ultimo davanti al Tribunale della Legge in una storia doppia disegnata da Michele Cropera. Il passato di Caleb sarà trattato nello speciale annuale disegnato da Maurizio Dotti. Prima o poi rivedremo Thorke...»
L’ultimo riferimento è troppo ghiotto per farmelo sfuggire. Il ciclo di storie di Thoke infatti è uno dei più intensi dell’intera saga, uno dei miei preferiti, anche perché il demone cannibale fa davvero paura. Thorke – demone del cannibalismo – è forse la nemesi vera del protagonista.
«Perché rappresenta la sola grande sconfitta dell’eroe. Thorke infatti oltre ad essere immune ai poteri del Dampyr è il solo verso io quale la missione di Harlan è fondata su motivi personali. Harlan vuole liberare dal potere del demone Lisa, la bambina diventata donna e sua sacerdotessa, innamorata del Dampyr. Una vera lotta interiore tra Bene e Male che si concretizza nel confronto tra il demone di cui è schiava e l’uomo di cui è innamorata».
Tra le peculiarità di Dampyr c’è quella di essere un fumetto legato non ad un solo protagonista ma a una squadra. Testa la vampira e Kurjac, ex soldato, hanno carismi tali da poter quasi reggere una testata. È difficile gestire personaggi tanto spessi?
«Assolutamente no. La loro presenza mi permette di studiare storie o momenti in cui non è Harlan il protagonista. Spesso mi capita anche di dare al Dampyr un ruolo quasi marginale regalando la scena ad altri personaggi. Questo tipo di impostazione mi permette ampi margini di azione e la possibilità di costruire trame sempre più fitte e avvincenti, giocando a sorprendere il lettore che non è assecondato da quello che succede ma deve rincorrere trame e personaggi. Giocare coi protagonisti mi consente anche di elaborare trame apparentemente slegate dalla continuity. Anche il lettore, ogni tanto, ha diritto ad un’oasi di riposo…»
Aspettando che il cento approdi in edicola – l’uscita del numero disegnato da Stefano Andreucci, colorato dallo Studio Tenderini (visto all’opera con il Dylan Dog Color Fest e il numero del ventennale Dylaniato ndr), è fissata al 3 luglio – non resta che dare una ripassata dei numeri dell’ultimo anno – perché, e non è la facile battuta che potrebbe sembrare, con Dampyr ne vedremo di tutti i colori. Buona Lettura!