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«Vorrei più comunicazione nei locali»

 
Il sociologo Massimiliano Di Massa dice la sua nel dibattito sugli spazi musicali e sul centro genovese. L'occasione è l'incontro Pre-Play
 
eventi
Il nostro articolo sulla chiusura della Panteka ha innescato un dibattito sulla mancanza di spazi dedicati alla musica a Genova. Vari gli interventi che si sono succeduti: da Mauro Cipri a Matteo Casari, dal cantautore Federico Sirianni a Roberto Caneva, Andrea Baroni, fino a Gigi Picetti, Marco Fuori e di nuovo Caneva.
Sono poi intervenuti anche Max Lo Buono, Bruno Saccomanni, Miriam Sadolla e Massimiliano Delfino, dell'associazione Onde Sonore e Marzia Giorgi. Tra i tanti commenti ci ha incuriosito quello di Monica Melissano, che gestisce da otto anni l'agenzia ed etichetta discografica Suiteside.

 
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Genova, 12 giugno 2008
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di
Daniele
Miggino
   
Su mentelocale.it abbiamo ampiamente discusso di spazi per la musica a Genova, di problemi legati al suono e alla convivenza cittadina, di movida, di concerti, di cultura, di chiasso e di voglia di ballare.

Pochi giorni prima della terza edizione di Play Festival - che avrà luogo a Forte Sperone il 14 giugno e poi il 20 e 21 giugno - sono stati gli organizzatori dell’evento a proporre un’occasione di confronto sul tema Il muro del suono - Lo spazio e la musica, presso la Facoltà di Architettura. Luca Mazzari ha coordinato gli interventi di Piergiulio Bonifacio (Artista visivo), Riccardo Castaldi (Studio N!03 e docente di sound design presso lo IED di Milano) e Massimiliano Di Massa (sociologo).

È con ques'utlimo che siamo tornati sui temi del dibattito accenato sopra. Il sociologo, coautore del saggio L’officina dei sogni, all’inizio degli anni Novanta ha analizzato le culture underground, o sottoculture, come un ‘rumore’ che destabilizza la cultura ufficiale, i media, la società che sta in superfice (contrapposta all'underground, appunto).
«Manifestazioni come Play e Mu mù - dice Massimiliano Di Massa - i concerti in luoghi insoliti per la musica, fanno fronte con creatività ad una situazione di contrizione». Alla voce contrizione vediamo i giri di vite alla movida, l’incanalamento degli esercizi commerciali che privilegia ristorantini e birrerie. C’è poi il problema della convivenza tra movida e residenti. «È ovvio che ci sia un confronto generazionale - prosegue - c’è una competizione forte tra chi vuole un centro tranquillo e chi lo vorrebbe più denso di stimoli, anche rumorosi. In questo senso sarà anche l’amministrazione a dover decidere quale sarà la Genova del domani. Se prevarrà una logica repressiva avremo un grande centro per anziani, e siccome le statistiche riguardanti la Liguria ci vedono come i più vecchi di tutti, non è un fattore che si può ignorare facilmente. D’altra parte Genova sta diventando attrattiva non solo per chi ci abita, ma anche per chi viene da fuori».

Qui non si tratta di fare casino e basta, ma di stimolare un’offerta che non sia solo commerciale. «A me piacerebbe vedere più arte e comunicazione nei locali - prosegue il sociologo - non esser costretto per forza parlare con il mio gruppetto di amici. Vorrei che i luoghi di ritrovo fossero anche posti dove crescere: open your mind, si diceva una volta». Da veterano frequentatore di locali e del centro storico, hai nostalgia del passato? «No, non sono un nostalgico. Oggi il centro è frequentato, diversamente da un tempo, dalle persone più diverse: studenti, abitanti di altri quartieri, non genovesi. Penso sia positivo».
 
 
 
 
 
 
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