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Sinclair: «di Lennon non ce n'è più»

 
La nostra intervista al poeta ospite del Festival di Poesia. Nel 1971 l'ex Beatle cantò per liberarlo. Giovedì 19 la performance a Genova
 
eventi
John Sinclair a Genova
Mercoledì 18 giugno 2008, alle 19.00 nell'ambito del Festival di Poesia - presso il Caffè Letterario delle Erbe (piazza delle Erbe 25), avrà luogo un aperitivo poetico con John Sinclair. Sempre mercoledì, alle 21.00, - presso la Passeggiata Librocaffè (piazzetta S. Croce) - sarà presente alla proiezione del docufilm Twenty to Life sulla sua vita John Sinclair.
Giovedì 19 giugno, infine, presso Palazzo Ducale è protagonista della performance A free man
 
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Genova, 17 giugno 2008
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di
Daniele
Miggino
   
John Sinclair
John Sinclair

A sedici anni già leggeva le sue poesie per strada, frequentava gente come Jack Kerouac e Allen Ginsberg. Negli anni Sessanta è diventato uno dei protagonisti nel movimento pacifista americano, fondatore del White Panther Party. Arrestato nel 1969 per aver venduto due spinelli ad un poliziotto in borghese, volevano dargli 10 anni. Nel dicembre del 1971 John Lennon, Yoko Ono, Stevie Wonder, Allen Ginsberg, Jerry Rubin, Bobby Seale e altri parteciparono ad un grande concerto dal titolo Free John Now Rally, per chiedere di liberarlo. Tre giorni dopo era fuori. Stiamo parlando di John Sinclair, poeta, musicista, performer, attivista politico, che oggi vive ad Amsterdam, dove ha creato una sua radio online, Radio Free Amsterdam. In questi giorni è a Genova, ospite del Festival Internazionale di Poesia. È venuto a trovarci.

Cosa è rimasto del fermento degli anni Sessanta e Settanta nella società di oggi?
«Nessun movimento. Guerre o droga continuano ad esserci, più forti che mai. Forse hanno meno successo di allora».

Proprio nessun movimento politico?
«Non ce n’è nessuno, nessun movimento di massa. Oggi sono in corso due guerre e non c’è protesta. Noi ne avevamo solo una ed eravamo in centinaia di migliaia. Oggi all'America piace attaccare paesi indifesi, bombardare i civili in Iraq e Afghanistan. È quasi un atto sessuale per loro. E nessuno dice niente quando qualcuno se ne esce con: "guardate che la guerra andrà avanti ancora un anno"».

Come mai?
«Guardano troppa TV, ascoltano troppa pop music. Troppi film. Sono circondati dall'idiozia e, ovviamente, stanno diventando idioti. L'unica cosa positiva di questi tempi è il digitale».

Come ti ha cambiato la vita internet?
«Quando ho iniziato c'era il ciclostile. Oppure si scriveva a macchina una lettera, poi prendevi la busta, il francobollo, e si spediva. Oggi scrivo i miei pensieri e tutti possono leggerli. Internet vuol dire accesso, dalle informazioni alla musica. È una buona cosa. Ho lavorato per anni in una radio, e oggi posso farne una mia».

La radio è stato il tuo primo amore?
«Sì, vivevo in un paese del Michigan e la radio ha portato in casa mia la musica più bella, il rythm’n’blues, i suoni afroamericani. Era la musica della gente povera, quella che ha sempre subito ingiustizie. Non ci ho messo molto a stare dalla loro parte. Anche oggi il blues è la musica che preferisco, quella che metto nella mia radio».

Tu hai conosciuto John Lennon di persona. Com'era? (Guarda il video)
«Una brava persona, un ragazzo regolare, pieno di talento e molto ricco. E nonostante a me non piacciano i ricchi, era un bravo ragazzo, con una coscienza sociale molto accentuata. Basta vedere il film Usa contro John Lennon (2006): chi oggi fa le cose che facevano lui e Yoko Ono? Chi oggi dice War is over if you want (La guerra è finita se solo lo volete) o cerca di instillare nella testa della gente il concetto di pace? Nessuno».

Tu sei originario di Flint - Michingan come Michael Moore, lo conosci?
«Certo, mia madre era la sua insegnante di inglese».

Cosa ne pensi del suo lavoro?
«Che se ce ne fossero dieci come lui l'America sarebbe un posto diverso. Quando ci disse che voleva fare un film sulla General Motors pensavamo fosse pazzo. E invece con Roger & me (il primo film di Moore, del 1989 n.d.r.) ha cambiato il modo di fare cinema».

Come mai hai scelto Amsterdam per vivere?
«Perché mi piace, mi piace molto. Si addice al mio modo di vivere: nessuno ti rompe per il tuo stile di vita, nessuno è in pericolo, non vogliono cambiare il tuo modo di essere. Non sei circondato dai mass media, mentre in America non puoi scappare, se non in casa tua. Non c'è via d'uscita, tutti parlano di Millionaire (tramissione TV che abbiamo anche in Italia n.d.r.), la musica pop è fatta da miliardari. A me non interessano queste cose, il sogno americano in realtà è un incubo e il sistema è fatto apposta per tutelare i ricchi: lo chiamo "socialismo dei ricchi". E Amsterdam è bella da vedere, certo non come Genova, questo è il posto più bello dove sono stato».

Cosa ti ha colpito di più di Genova?
«Guarda fuori dalla finestra! Tutto. Quando vengo qui mi viene sempre in mente che Colombo è partito da qui per scoprire il mio paese. Cioè, prima che nascessimo voi eravate già vecchi (ride). Quelli che hanno deciso di stabilirsi qui a vivere hanno fatto una bella scelta, e hanno creato un bel posto».

 
 
 
 
 
 
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