«[…] e io avevo avuto la fortuna, con dodici anni più di lui, di conoscere Edoardo Sanguineti. Da lui ho imparato quel poco che so, avrei dovuto imparare di più, di più non posso perché non ho le basi; ed è questa la mia nostalgia più grande».
Sono parole dette da Carol Rama a Elisabetta Rasy nel 1996. L'artista di origine torinese ha segnato una linea indelebile nella storia dell'arte del Novecento. Oggi la Fondazione per la Cultura di Genova le dedica una mostra antologica dal titolo Carol Rama. L'occhio negli occhi, visibile dal 22 giugno al 28 settembre 2008 presso il sottoporticato di Palazzo Ducale.
La mostra, curata Marco Vallora, non dimentica lo stretto rapporto tra artista e poeta genovese, e anche quello con Gillo Dorfles, un altro grande protagonista del Novecento, fondatore del MAC (Movimento Arte Concreta). Un'intera sala con foto, opere e poesie testimonia la collaborazione con Sanguineti, iniziata alla fine degli anni Quaranta. Fu il poeta a presentare la prima personale genovese della Rama nel 1964, alla galleria La Carabaga.
Oltre quarant'anni dopo, a Palazzo Ducale si trovano un centinaio di opere di Carol Rama, a partire dagli acquarelli degli anni Trenta e Quaranta, veramente sconvolgenti per l'epoca. In quadri come Appassionata, Eretica, Dorina c'è un esplicito riferimento agli organi e all'atto sessuale. Sarà una costante nella sua opera anche successivamente, quando inizierà ad utilizzare materiali diversi: occhi di bambole, unghie di animali, terre, bocchini da sigaretta, rossetti. È il periodo che Sanguineti ha ribattezzato Bricolage. Da lì inizierà anche ad usare camere d'aria per le proprie opere: appese alla tela, incollate, curvate. In una delle sue poche sculture Carol Rama addirittura riproduce delle camere d'aria in bronzo. Anche in questo caso il materiale diventa icona dell'organo sessuale.
«Veniva da una famiglia alto borghese - dice Franco Masoero, collezionista e collaboratore dell'artista dal '93 al 2005, anno della sua morte - il padre progettava automobili. Con l'avvento della Fiat tutto precipitò, i suoi si ritrovarono in miseria e lei fu costretta ad andare a vivere da sola». Arte e vissuto sono quasi sempre intrecciate nella sua. Si trovano, per esempio, dipinti della maturità eseguiti su carte progettuali, come quando da bambina disegnava sui progetti del padre. Oppure come nel quadro Marta, in cui una donna caga: «Carol lo chiamava "la cagona", si rifà alla sua infanzia quando, insieme ad alcune amiche, spiavano una donna che andava sempre a defecare in un certo luogo».
Nei suoi lavori emergono anche le paure di un'epoca, come in L'occhio negli occhi (1967) - che è anche il manifesto della mostra - dove vengono elencati gli scienziati legati alla bomba atomica. Più avanti si esprimerà anche sulla mucca pazza. «Tutta la vita ha lottato contro i pregiudizi - prosegue Masoero - contro la mentalità borghese, contro chi non ha coraggio». Un'arte di rottura che si contrapponeva ad una personalità timida: "tutta la mia trasgressione è nella pittura", diceva Carol Rama.