Stringe i tempi ma non restringe il calendario la sesta edizione del Festival Internazionale Valle Christi diretto da Kiara Pipino e ospitato a Rapallo all'interno del suggestivo Complesso Monumentale di Valle Christi, (via San Massimo, 1).
Tra le nove serate in programma dal 15 luglio al 7 agosto 2008 (sempre alle 21.30), si conferma con Elisabetta Pozzi un’ospitalità che ha accompagnato la manifestazione sin dagli esordi. In un’anteprima nazionale che è anche una (delle tre) nuova produzione Valle Christi, l’attrice porterà sulla scena il mito di Clitennestra in un’adattamento di Kiara Pipino da Eschilo, Seneca, O’Neil e Margerite Yourcenar dal titolo Fuochi. Per Vendetta, Per Gelosia. Un atto unico, ricostruito a partire dalle traduzioni di Umberto Albini ma anche di Pier Paolo Pasolini, per voce e musica, appositamente composta e arrangiata com’è ormai consuetudine da Daniele D’Angelo - anche interprete dal vivo - per trasformare emozioni e sentimenti in momenti di grande tensione musicale.
Questi nuovi Fuochi, dal titolo del libro della Yourcenar - una raccolta di prose e poesie in cui la scrittrice rivisita a suo modo alcuni personaggi della classicità, soprattutto donne - puntano a isolare la figura dell’eroina greca e metterne in luce l’evoluzione negli autori, in un escursus alla ricerca delle motivazioni del gesto violento ai danni del marito. «Emerge la donna - spiega Pipino - con le sue motivazioni anche molto forti e proposte da vari punti. Seppure al negativo, questa figura di donna è archetipica e ce la immaginiamo soprattutto nel momento in cui - nel testo della Yourcenar - davanti al giudice afferma: “Non c’è una donna che per una notte non abbia sognato di essere Clitennestra”».
Se l’apertura è affidata a una grande attrice amica del festival e legata al mondo femminile e classico, in chiusura un mattatore delle scene, restato per un po’ lontano dal palcoscenico, e rincorso letteralmente per 5 anni da Kiara Pipino, Paolo Rossi.
Il 7 agosto torna sul palco, solo con una chitarra (senza la sua compagnia) con uno spettacolo più intimistico e esile, Sulla strada ancora, in cui vengono ripresi alcuni elementi dello spettacolo mai andato in scena Ubu re d’Italia «in una esortazione a se stesso, in un omaggio alla Beat Generation e nell’idea di recuperare qualcosa che si è perso per strada. In particolare ha deciso di non tornare subito nei grandi teatri, ma prima ricostruire un rapporto privilegiato con il suo pubblico».
Il 17 luglio si cambia registro con l’ospite statunitense Kareem Salama, cantautore americano nella sua unica data ligure (poi sarà a Roma) in un concerto che coniuga sonorità rock, country, soul a tematiche pop. «La sua presenza è una collaborazione con il Consolato Generale degli Stati Uniti d’America a Milano e l’Agenzia degli Stati Uniti d’America a Genova. Sarà una serata all’insegna del religiously correct. Il cantautore si è infatti fatto portavoce negli States delle istanze di pace delle comunità mussulmane e in questo clima di tensioni internazionali sui culti, di guerre, ci sembrava interessante, specie in un contesto sconsacrato, creare un terreno comune per costruire quei ponti di cui parlava Antoine de Saint-Exupéry».
Un’altra data eccentricamente musicale è la penultima, del 4 agosto, quando sul palco sale Vincenzo Zitello in Solo d’arpe, su musica celtica. «Questo è il caso di un’artista straordinario (ha inciso con le maggiori case discografiche EMI e Virgin), famosissimo all’estero e pluripremiato, ma poco noto in Italia che rincorriamo già da due anni». Ancora una proposta tra musica e poesia il 31 luglio, con il maestro Andrea Bacchetti al pianoforte su musiche di Debussy e altri musicisti dell’800 francese e l’attore Fabrizio Matteini impeganto su poesie di Paul Verlaine in Al Chiaro Di Luna.
Sfidando la sorte e - seppure virtualmente - le belle arti, lo spettacolo del 23 luglio è l’A Tempo di Tango del pittore sardo Mariano Chelo accompagnato dal vivo dal Mañasco Quintet (gruppo genovese specializzato in tango argentino) e da un software che permetterà all’artista di dipingere il monastero con una procedura simile a quella utilizzata dai light designer con la luce. «Uno spettacolo che non è preconfezionato in nessun senso anche perché Chelo e il Mañasco Quintet si incontrano per la prima volta».
A proposito di teatro di prosa sono tre le pièce in cartellone: il 20 luglio la Compagnia Teatri Possibili Liguria presenta Viaggiatori Viaggianti, ideato e diretto da Sergio Maifredi, con Jurij Ferrini, Andrea Nicolini e Max Manfredi, musica José Scanu e Camerata Musicale Ligure; il 29 luglio, ancora da Teatri Possibili, ma da Milano, Corrado D’Elia - anche lui di casa a Valle Christi - propone eccezionalmente Novecento, da Alessandro Baricco, nell’unica data estiva; e il 2 agosto, sul palco la terza produzione del festival Gli Invisibili, dell’autore americano, meglio noto come sceneggiatore Tv di Lost, di Craig Wright, nella traduzione di Patrizia Monaco e Kiara Pipino, interpretato da Maurizio Lastrico, Massimo Malagugini e Fabrizio Matteini, per la regia di Pipino.
Il testo di Craig Wright consolida l’appuntamento con la drammaturgia contemporanea (l’anno scorso era Caryl Churchill) a cui il festival ha abituato il suo pubblico. «Di questo lavoro mi ha persuaso soprattutto la tensione e i mille spunti lasciati aperti all’interpretazione su cui è costruito. È la prima volta che viene tradotto e messo in scena - con il beneplacito dell’autore - e racconta la storia di due prigionieri in un un carcere sotterraneo in due celle distinte e non comunicanti. L’uno è stato messo dentro dal potere, l’altro dall’opposizione. Entrambi raccontano delle torture subite e si dichiarano pronti a fare o dire qualsiasi cosa pur di uscire, ma non sanno perché sono stati imprigionati e cosa potrebbe renderli di nuovo liberi. Mi interessava mettere in luce come le forme di prigionia e tortura siano sempre le stesse al di là della parte politica che le mette in atto. E di come il fine ultimo sia sempre l’azzeramento dei diritti umani. È un testo difficile ma anche fortemente comico che ricorda La Biblioteca di Babele di Borges o En attendand Godot di Samuel Beckett».