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Dossier GenovaG8
© foto: beccogiallo.it  -  La copertina del Fumetto Dossier GenovaG8
 

Dossier Genova G8, la Diaz a fumetti

 
La memoria illustrativa dell'accusa al processo diventa un libro. Gli autori sono Gloria Bardi e Gabriele Gamberini. Una storia senza fine
 
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Genova, 26 giugno 2008
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di
Francesco
Cascione
   

Sarà la storia a giudicare, e il giudizio peserà. Peserà più di quanto ora immaginano gli impuniti: non resteranno anonimi e il marchio sarà indelebile
[Nando dalla Chiesa]


Raccontare la storia con un fumetto. Trasformare in tavole e fumetti quello che molti di noi hanno visto in TV, quello che molti altri hanno provato sulla propria pelle, quello che gli avvocati dell’accusa stanno provando a raccontare nelle aule del Tribunale di Genova.
Quello che hanno fatto Gloria Bardi e Gabriele Gamberini, saggista e scrittrice teatrale la prima, disegnatore l’altro, è stato di tradurre nel linguaggio del fumetto la Memoria Illustrativa della Procura di Genova che ha prodotto l'accusa durante il processo per l’assalto alla scuola Armando Diaz nella notte del 21 luglio del 2001.

Il fumetto Dossier Genova G8 (Ed. Beccogiallo – 150 pp – 15 Eu) è un racconto di parte - come dice l’autrice nell’ampia appendice – non in senso ideologico ma in senso tecnico. Si tratta, infatti, del resoconto dell’accusa, di una ricostruzione che ha l'obiettivo di mettere qualche pulce nell'orecchio del lettore in attesa che la giustizia faccia il suo corso.

Alla fine della lettura di pulci ce ne sono tantissime. La storia di quella notte è un insieme di false testimonianze, di menzogne e di lacune – più o meno volontarie – da cui emerge un'immagine terribile di quanto avvenne e dei protagonisti uno solo dei quali – l'agente che scrive i rapporti sotto dettatura – è immaginato e realizzato per amor di sceneggiatura.

L’assalto alla Diaz – emerge – fu una tardiva rappresaglia a quanto avvenuto sulle strade genovesi in quelle calde giornate dell’estate del 2001.
Il fumetto ripercorre minuto per minuto quello che avvenne, illustrando le testimonianze, gli interrogatori, i filmati originali e le registrazioni sonore che hanno smentito la versione ufficiale dei verbali redatti dalle forze di Polizia. Il ritmo è quasi cinematografico, le immagini evocative e decisamente dure.

Il risultato è una macchia grande come l’Amazzonia sulla credibilità dei 29 agenti accusati di lesioni personali – fa accapponare la pelle l’uso fatto del manganello Tonfa, una vera e propria arma – abuso di ufficio, falsa testimonianza, calunnia e falso ideologico (creare prove ad arte per mostrare come vera una menzogna). Accuse gravissime, che hanno portato ad un grande risultato per gli imputati di un processo che - è notizia di questi giorni – verrà probabilmente sospeso per un anno (vedi Decreto Sicurezza) prima di imboccare la strada della prescrizione.

Al di là dell’uso sconsiderato della violenza (62 i feriti tra gli ospiti della Diaz, 28 i ricoveri, 3 le prognosi riservate), della grottesca costruzione di prove nate dal nulla – come non citare le famigerate molotov: arrivate da chissà dove e finite nel nulla – del continuo affermare e smentire le dichiarazioni, lascia di stucco leggere delle conseguenze patite dagli organizzatori e gli attori di quella che il vicecomandande Fournier ha recentemente descritto come una Macelleria Messicana, dai fatti di quella notte ad oggi.
12 infatti sono state le promozioni di altrettanti protagonisti di quella notte. Qualcuno di loro oggi è Generale, qualcun altro è Prefetto, qualcun altro è Questore mentre qualcun altro solo vicequestore, tra i promossi c'è anche un quasi Ministro che ha gestito anche importanti crisi in giro per il nostro Bel paese. Le promozioni hanno sicuramente tenuto conto dei meriti, dell’esperienza e delle qualità manifestate nello svolgimento del proprio lavoro, notte della Diaz esclusa, naturalmente.

Buona Lettura!

 
 
 
 
 
 
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