Adil e Yusuf di Claudio Noce nella sezione fiction e Nato in affitto e Signora di Antonio Pintus per i documentari sono i vincitori dell’undicesima edizione del Genova Film Festival.
Dopo una lunga riunione la Giuria composta da Esmeralda Calabria, Ilir Butka, Massimo Olcese, Roland Sejko e Andrea Liberovici ha premiato il film Adil e Yusuf del regista romano Noce - protagonista un bravissimo Giorgio Colangeli - che racconta la storia di due fratelli di origine somala che vivono a Roma, con questa motivazione: Per il sapiente e compatto uso del mezzo cinematografico nella ricostruzione di un’opera di fiction con toni documentaristici, di una realtà sociale portata all’attenzione dello spettatore in modo originale, evitando stereotipi e giudizi.
Claudio Noce, già David di Donatello nel 2005 per Aria, è stato l’unico italiano in concorso nell’ultima edizione del Festival Cinematografico di Venezia proprio con Adil e Yusuf. "Sentivo l'esigenza di una ricerca sugli immigrati di seconda generazione in Italia, che si sentono emarginati dalla societò", spiega il regista. Il suo modo personalissimo di guidare la cinepresa e di raccontare una storia l'ha portato a distinguersi tra i registi italiani di nuova generazione: "mi piace riprendere con la cinepresa a braccio, come per spazare via la storia. Questo è il mio stile e lo rivendico".
Con lui a Genova c'era anche Elisa Amoruso, la sceneggiatrice del cortometraggio vincitore: "io e Claudio collaboriamo da molti anni. Crediamo molto nei nostri progetti e siamo felicissimi di questa vittoria. La storia racconta di due fratelli di origini somale molto diversi tra loro. Uno ha dei valori che lo portano a cercare un lavoro. L'altro è animato da uno spirito anticonformista. I loro ruoli si invertiranno". Nel futuro di Claudio c'è un lungometraggio: "ancora una volta raconterò una storia di immigrazione, che si svolgerà all'interno di una vecchia lavanderia a gettoni. L'idea è nata in me grazie all'incontro con un ragazzo somalo, che mi ha raccontato la sua vita. Speriamo di trovare qualcuno che voglia produrre il film".
La Giuria del Genova Film Festival ha poi assegnato una menzione speciale Per l’originale sceneggiatura, il rigore stilistico della regia e il livello professionale degli interpreti che esaltano i canoni classici del genere al film La Moglie di Andrea Zaccariello con Enrico Silvestrin e Valeria Solarino.
Il Premio della Critica, assegnato da una Giuria di membri della delegazione ligure del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani composta da Aldo Viganò, Claudio Bertieri, Massimo Marchelli, Anna Parodi, Furio Fossati ha deciso all’unanimità di premiare per la conservata fiducia nella capacità del cinema di parlare del reale attraverso l’accurata definizione dei personaggi e la consapevolezza della specificità del linguaggio utilizzato, il Premio della Critica viene attribuito, sempre all’unanimità, a Guinea Pig di Antonello De Leo, che si aggiudica anche il Premio Daunbailò assegnato dall’Associazione organizzatrice del Festival.
Antonello De Leo, bolognese, ha commentato: "Sono contento, soprattutto perché ho avuto modo di conoscere Genova, una città eterogenea, arricchita da stili diversi e da atmosfere affascinanti. Il mio cortometraggio parla di tortura, un tema scomodo di cui non si parla mai. Nella Genova del G8, a Bolzaneto, è stata lesa la dignità umana. Anche questa è tortura".
Sempre all’unanimità la giuria della critica ha deciso di accompagnare l’attribuzione del Premio con una segnalazione: Per la buona articolazione del racconto, rafforzata da un’apprezzabile direzione degli attori, la Giuria segnala la presenza in concorso di La moglie di Andrea Zaccariello. Si tratta della seconda menzione al film di Zaccariello dopo quella della Giuria Nazionale.
Anche nella sezione Obiettivo Liguria, dedicata agli autori regionali, c’è stata una lunga discussione vista la qualità delle opere in concorso ma alla fine L'inganno di Davide Balbi ha ottenuto il Premio per il Miglior Film. La Giuria composta da Andrea Bruschi, Marina Remi e Raimondo Della Calce è giunta a questo verdetto: un'opera matura e coerente nonostante la complessità del tema che una buona regia sviluppa attraverso un'ottima idea, un cast azzeccato, la cura dei dettagli nell'intera narrazione. Cinema al 100% che si propone ad un pubblico attivo invogliandolo ad un'interpretazione.