Medici in Africa è una onlus fondata nel 2007 da alcuni medici con numerose esperienze in campo sanitario in diversi paesi dell'Africa, dell'America Latina e dell'Asia. Creare un registro nazionale dei volontari italiani per il censimento del personale medico italiano, volontario e cooperante è oggi l'incarico affidato all'associazione dall'Università e dall'Ordine dei Medici di Genova.
«L'obiettivo del progetto - ha sottolineato Edoardo Berti Riboli, Direttore del Dipartimento di Discipline Chirurgiche dell'Università degli Studi di Genova e Presidente della Onlus Medici in Africa - è quello di coordinare le risorse umane che decidono di mettersi a disposizione». Già da alcuni anni, grazie allo sforzo congiunto dell'Ateneo genovese e dell'Ordine dei medici, sono attivi corsi di formazione e aggiornamento volti a fornire una preparazione di base sulle diverse problematiche che i futuri volontari incontrano nei paesi emergenti. Oggi il progetto, grazie all'ausilio informatico, punta alla creazione di un database che sistematizzi a livello nazionale i dati professionali degli oltre 3000 medici che ogni anno si interessano a missioni umanitarie: «l'aiuto verso i paesi emergenti è molto, ma spesso è disordinato e sconnesso. Da ottobre - continua Berti Riboli - sarà attiva una piattaforma che permetterà non solo di registrare la disponibilità e le competenze dei volontari, ma anche le caratteristiche delle strutture ospitanti, in modo da valorizzare le singole professionalità». Un'idea che consentirà ai medici interessati di offrire la propria attività e di associarsi, ma anche di garantire agli ospedali africani un'operatività costante.
Dal 2004, ad esempio, il DiCMI (Dipartimento Discipline Chirurgiche, Morfologiche e Metodologie Integrate) garantisce all'Ospedale San Francesco di Assisi di Fogo (Capo Verde) un ricambio costante di chirurghi, garantendo il servizio ad una popolazione di circa 40.000 persone, che, altrimenti, sarebbe rimasta scoperta. Ma aiutare non basta e l'intenzione dell'Ateneo genovese è quella di permettere al continente africano di camminare con le proprie gambe: «da Capoverde - ha dichiarato il rettore Gaetano Bignardi - arriveranno medici che si specializzeranno nelle nostre strutture».
Attraverso la realizzazione del progetto, il registro sarà l'unico punto di riferimento a livello nazionale per il volontariato medico-sanitario, mettendo in rete i dati per soggetti pubblici come il Ministero della Salute, degli Esteri e la Croce Rossa Italiana.