Il film è una meraviglia.
Ottima la sceneggiatura, bella la ricostruzione di Gotham City (anche se personalmente preferivo quella perennemente priva di sole di Burton), localizzata in una Chicago in preda alla follia e grandissima la caratterizzazione dei personaggi, Joker e Lucius Fox (Morgan Freeman) su tutti. Da Oscar? Probabilmente sì!
Alla base di un film tanto ben riuscito come The Dark Knight da ridisegnare il concetto stesso di blockbuster, c’è un’ottima regia, ottimi attori, ma soprattutto uno dei personaggi meglio riusciti del mondo di carta.
Quello che il cinefilo tende a dimenticare infatti - come se le cose fossero in qualche modo separate - è che alla base di tutto c’è un ottimo fumetto, che negli ultimi anni è stato preso e curato da una squadra di sceneggiatori di primissimo piano. Come ha mostrato lo Spiderman di Raimi, il successo di un comics-movie è direttamente proporzionale a quanto chi se ne occupa conosce il personaggio. Da un grande fumetto derivano grandi responsabilità.
In questa nuova versione del Cavaliere Oscuro la presenza delle grandi sceneggiature che hanno trasformato il fumetto negli ultimi vent’anni è fortissima, decisiva al punto da trasformare in cinecomics in qualcosa di unico, bello come solo il fumetto, fino ad oggi, ha saputo essere.
Tra Micheal Keaton e Cristian Bale ci sono Frank Miller, Alan Moore, ma anche Dennis O’Neill. Loro i reali colpevoli della trasformazione del Joker dalla simpatica canaglia caratterizzata da Jack Nicholson a l’amorale, magnifico, nichilista e irresistibile Heath Ledger. Sempre loro hanno trasformato Batman da vigilante incappucciato – immaginato nella calzamaglia di Adam West - a leggenda, a creatura da nominare in silenzio, l’Uomo nero, il Kaiser Sauzer dei comics. «Avete paura di Batman? Ma se è più facile vedere un ufo?» dice uno dei cattivi in una delle prima scene.
Se vi è piaciuto il film, non si può perdere l’occasione di approfondire, di leggere dopo aver visto, di perdersi in sceneggiature, balloons e tavole, nella cellulosa dopo la celluloide. Ecco il vostro Segnalatore di Fumetto pronto a indicarvi quali sono le sue storie che vale la pena leggere.
Volete vedere da dove arrivi il joker? Quanto lucida la sua follia, quanto sia vicina a quella di Batman e a quanto creda che il male diventi una scelta obbligata quando un uomo inizia a precipitare? Allora non potete perdere The Killing Joke di Alan Moore (quello di V for Vendetta e soprattutto di Watchman) o l’Arkham Asylum di Morrison e McKean, un’opera che va oltre la dimensione del fumetto per diventare un viaggio al centro della follia.
Il Batman di Nolan – il suo spessore psicologico prima della moto e del costume tecnologici - deve la sua caratterizzazione all’Alfa e l’Omega del personaggio immaginata da Frank Miller, che ha ridisegnato il personaggio secondo i canoni noir.
Il Batman di Miller è figlio illegittimo di Sin City. Solo, autodistruttivo, arrogante, irrimediabilmente infelice. Bruce Wayne diventa così la vera maschera, un uomo che sceglie la sua crociata ma la subisce perché è la sola strada per smettere di veder morire i suoi genitori, la sola capace di far tacere il suo senso di colpa. In Anno uno – il fumetto a cui Nolan si è ispirato per il suo Begin – Bruce Wayne è dilaniato dal senso di colpa, la voglia di vendetta e la necessità di giustizia. Batman nasce come icona della paura da instillare nei criminali. Solo una regola ancora Wayne alla sponda dei buoni. Batman non uccide, magari tortura, ma ogni vita è sacra. Persino quella del Joker che – nel Ritorno del Cavaliere Oscuro, il colossal a fumetti con cui Miller ha rivoluzionato il personaggio – decide di uccidersi per infrangere la barriera che separava lui dalla sua nemesi.
«O muori da eroe, oppure vivi abbastanza da diventare il cattivo» è la frase-presagio di Harvey Dent la cui caduta è stata ben raccontata nella Lunga Notte di Halloween, la saga che ha ispirato i fratelli Nolan.
A questo punto, se avete visto il film, cominciate a cercare il fumetto
Buona Lettura!