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73% Phunk: un altro disco per Bobby Soul

 
Doppio cd con brani da 'Draghi Rossi Buchi Neri' e i live con Les Gastones. La passione per la musica nera. Un ricordo della Genova anni '80
 
   

     
Genova, 1 agosto 2008
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di
Daniele
Miggino
   
Bobby Soul
Bobby Soul
 
mentelocale.it sta cercando di ricostuire l'atmosfera che si respirava a Genova negli anni Ottanta, quando i locali erano pochi, la musica te la dovevi andare a cercare, l'aria era da zona di confine. Giovanni Villani molto di recente ci ha parlato di un locale mitico, lo Psyco. E Bobby Soul che ricordi ha?
«Io ho cominciato facendo lo speaker in una radio locale, insieme a quelli che sono rimasti miei amici ancora adesso. La radio proponeva essenzialmente due correnti musicali, funk, soul e rithm&blues (eravamo io e il futuro DjCapasoul ad occuparcene) e punk-newwave (con Rogie e l'attuale direttore del RollingStone Carlo Antonelli). Questo per citare alcuni. Credo però che ci si influenzasse a vicenda. Mentre portavamo i nostri amici punk alle serate soul e ragga nei piccoli locali del centro storico (come Do It e Lucrezia), loro portavano noi all'Officina o allo Psyco, che stava sopra il Cinema Smeraldo. Ricordo che riuscimmo a fare pure una serata di Black Music proprio lì con pubblico discretamente interdetto, soprattutto dalla mia capigliatura (avevo una specie di boccia dietro, molto fronzolosa) e dalla mia improbabile giacca verdolina. Lì erano tutti rigorosamente in noir, o comunque piuttosto castigati, a parte la guardarobiera un po' fetish. Io faccio parte di una generazione di mezzo, quella che ha vissuto i vent'anni negli anni '80, discotecari respinti dalle stesse discoteche perché non giusti, esuli in un epoca totalmente superficiale ed edonista. Volevamo solo creare una nicchia dove avere uno spazio nostro. E qualche volta ci siamo anche riusciti».

S'intitola 73% Phunk l'ultimo album di Alberto De Benedetti, ovvero Bobby Soul, the funky voice from Genova. Il suo stile, inconfondibile sin dai tempi dei Blindosbarra, si è unito al gruppo Les Gastones per questo doppio cd che comprende una serie di brani già presenti in Draghi Rossi Buchi Neri e una parte live.
Pochissimi in Italia incarnano bene come Bobby lo spirito della black music. «Il recupero di questa musica fondamentale per la cultura afro-americana e anello di congiunzione fra blues e hip-hop è ovviamente mediato dall’esperienza, dall’italianità e da quel po’ di cultura post-punk nella quale sono stato immerso nella mia città, Genova. I testi, infatti, credo non si possano collocare nella tradizione più danzereccia del genere. Di qui il titolo». L'album è uscito per InMusica con le edizioni Cramps, etichetta di riferimento per il rock prog anni '70, che ha pubblicato anche gli Area.

La musica nera. Una passione nata presto in casa De Benedetti. «Da piccolo ascoltavo la radio – ero un bimbo occhialuto e brufoloso, insomma uno da stanzetta, un nerd si direbbe adesso - e alla radio passava la disco-music, versione di massa del funk. Da lì sono partito e pur ascoltando musica a 360 gradi lì sono rimasto. Per me resta la musica che mi fa stare bene, quella di cui ho bisogno». Come vedi questo revival di generi anni Sessanta/Settanta - vedi Amy Winehouse e Duffy - ci sarà anche una ripresa del funk secondo te? «Il funk-soul è sempre rimasto fra noi. La stragrande maggioranza delle produzioni pop contiene funk, l'hip hop è una prosecuzione del funk, molto rock contiene funk. Nei club si balla ancora funk. Solo che la gente non lo sa, almeno in questo paese».

Il funk è vivo ed è insieme a noi. Ma da dove viene? I riferimenti di Bobby sono vari, dal grande classico della black music Curtis Mayfield ai più danzerecci Sly and the Family Stone. E poi Paul Weller, Enzo Avitabile. Tante le band di cui ha fatto parte, con alcuni cardini che non dimentica mai di citare: «Posso dire che ho buoni ricordi per tutte le band, e notevole riconoscenza per i maestri che mi hanno dato qualcosa, come Andrea Ceccon e Roberto Quadrelli e gli amici con cui ho condiviso qualcosa di molto profondo come Vittorio DellaCasa». L'ultima formazione in ordine di tempo è proprio quella con Les Gestones, «loro semplicemente li amo. Sono portentosi, bravissimi musicalmente, veramente bravi e strepitosi umanamente. Li amo quasi sessualmente».

Una vita su palchi di tutte le grandezze, a cantare con artisti di ogni livello. Ma il target di questa musica in Italia non è certo di massa. Così ogni tanto Bobby si chiede se ha senso continuare per pochi intimi. «Poi però mi rispondo che è quello che so fare meglio, che qualcosa del genere manca da queste parti e che questo, per me, è proprio il suo valore. Poi a me non piace lamentarmi, mai. Quindi posso solo cercare di proporlo al meglio dal vivo». Scelte fatte anche sulla propria pelle. Come si legge sul suo sito, il cantante tiene tre figli, e a volte si è anche accampato nello studio di registrazione. E pensare che era impiegato in banca. Ti sei mai detto: ma non potevo rimanere lì? «Sì me lo sono detto. E la risposta è no, proprio non potevo. Specie per come vanno le cose oggi in una banca. Oggi faccio esattamente quello che mi piace. Non è facile, ho figli è tutto il resto, ma io faccio quello in cui credo».

 
 
 
 
 
 
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