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Movida: «è una questione di civiltà» |
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| Prosegue il dibattito: la gente crede che nei vicoli tutto sia permesso, dalla voce alta alla pipì negli angoli. Il commento di Roberta |
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Lunedì 4 agosto 2008 è entrato in vigore un nuovo regolamento varato dal Comune di Genova sugli orari di apertura e chiusura degli esercizi commerciali. Tra i punti dell'ordinanza, spicca l'obbligo di chiusura anticipata dei locali del centro storico: all'una l'ultima somministrazione, all'una e mezza la chiusura. Per le serate di venerdì e sabato (ma anche prima delle festività), l'orario limite è posticipato alle due di notte.
Si parte con un mese di prova, poi arriveranno le sanzioni per chi non rispetta le regole: alla quinta infrazione nell'arco di 12 mesi è prevista la revoca della licenza.
Inoltre da sabato 9 agosto è in vigore un'ordinanza con cui si vieta l'uso bevande alcoliche in contenitori di vetro e/o metallo dalle ore 22.00 alle ore 6.00 in alcune località del centro storico (piazza Caricamento, via di Sottoripa, piazza delle Erbe, piazza San Bernardo, salita Pollaioli, piazza della Commenda, via e piazza della Maddalena, Area Expo).
La sanzione per i trasgressori sarà dai 25 ai 500 Eu, salvo che il fatto costituisca reato.
I città si è subito creata una certa tensione, sono fioccate la prime multe, le vie in questione sono presidiate dagli agenti, e si orecchia di manifestazioni (pacifiche) in centro.
A seguito di questi nuovi regolamenti, si è scatenato il dibattito. Dopo lo sfogo di Fabrizio, hanno risposto Giulia Molinari, Antonio, Luca, Gian Piero Bertoglio, Sergio Acerbi, Dom Costa, Matteo Raselli e Alessandro Chindamo.
Di seguito pubblichiamo il commento di Roberta.
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Chiusura dei locali prevista per le 2... poi forse mezz'ora di tolleranza... a casa mia fanno le 2.30. Io mi alzo alle 6.15. In pratica potrò dormire meno di 4 ore, senza contare che spazzatrici e simili possono iniziare a lavorare solo dopo che le saracinesche sono state abbassate. Non si tratta di orari, ma di civiltà: provate a vivere in centro storico e a volere ascoltare musica o un notiziario serale con le finestre aperte, o a cenare su un terrazzo: è praticamente impossibile. Il rumore è assordante, talvolta stordisce.
La maggior parte di coloro che viene in centro storico è convinta di acquistare, insieme alla birra, una sorta di "carta servizi" che tutto permette: la voce alta, il posteggio selvaggio, la pipì agli angoli. Per non parlare dei "meravigliosi" artisti di strada (suonano male strumenti che non hanno mai visto a qualsiasi ora del giorno e della notte), che non possiamo allontanare, in nome di una non meglio identificata "solidarietà".
I locali potrebbero stare tranquillamente aperti tutta notte se solo i gestori e gli avventori riuscissero a comprendere in quale contesto si trovano. Così come dovrebbero comprenderlo i nostri amministratori: in piazza delle Erbe ci sono sei bar, una trattoria, un ristorante, una gelateria e una sorta di take away. Solo menti con una visione distorta ed ottusa della città hanno potuto permettere una cosa simile. O forse con un'idea assolutamente diversa dalla mia sul significato "amministrare".
Roberta
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