Una cifra con decine di zeri, 4 x 10 alla trentesima, molto più che miliardi di miliardi: così sorprendentemente numerosi sono i virus che popolano gli oceani del globo, superando di gran lunga il numero dei batteri. I virus sommersi sono protagonisti degli ecosistemi marini profondi e secondo gli scienziati italiani hanno un ruolo chiave nel loro funzionamento. L’impatto virale sull’ecosistema marino è stato da poco rivelato da una ricerca finanziata dal sesto Programma Quadro della Comunità Europea e pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature. Primo autore è Roberto Danovaro, Professore Ordinario in Ecologia dell’ Università di Ancona. Collaboratori Antonio Dell’Anno e Cinzia Corinaldesi, sempre al politecnico delle Marche, con altri colleghi americani e francesi.
Lo studio si basa su 232 campioni di sedimenti prelevati in diverse aree del pianeta, tra il 79° parallelo nord e il 34° sud, in punti di raccolta negli Oceani Atlantico e Pacifico, nel Mar Mediterraneo e Mar Nero e a profondità che vanno da 165 metri sotto il livello del mare fino a oltre 5 km e mezzo. L’importante ricerca rivela che i virus sono responsabili per l’80% della morte di altri microorganismi che vivono nei fondali marini profondi, tra cui il plancton. I virus “lisano” ovvero aprono i batteri, costringendoli a rilasciare il loro materiale cellulare nell'ambiente dove i nutrienti vengono riusati rapidamente da altri batteri non ancora infetti. Il processo accelera efficacemente il ciclo del carbonio. I ricercatori stimano che questo processo metta in ciclo da 0,37 a 0,63 gigatonnellate di carbonio all'anno tramite l’impatto virale.
Quando i batteri muoiono, le sostanze nutrienti rilasciate vengono utilizzate da altri organismi, pertanto i virus accelerano l’immissione di carbonio e azoto nell'ecosistema. L’équipe di Danovaro ha inoltre scoperto che la mortalità degli organismi procariotici aumenta con l’incremento della profondità dell’acqua e che a oltre mille metri di profondità quasi tutta la produzione procariotica è trasformata in detriti organici. Il processo fornisce un’ alta biomassa e contribuisce al metabolismo di organismi unicellulari procariotici (tipo batteri), permettendo al sistema oceanico di affrontare le forti restrizioni di materiale organico degli ecosistemi marini profondi ostili. Gli studi di Danovaro e colleghi dimostrano che occorre preservare la biodiversità e specialmente quella dell'ecosistema bentonico. Con bentonico si definisce il dominio che si estende dalla costa fino alle maggiori profondità, popolato da organismi che vivono a stretto contatto con il substrato e i fondali. Il progetto europeo che finanzia i nostri ricercatori si chiama HERMES (Hotspot ecosystems research on the margins of European seas); Hermes è il messaggero degli dei presso gli uomini, da Hermes deriva la parola ermeneutica, ovvero l’arte di interpretare i significati nascosti.
Chissà che il progetto Hermes aiuti a interpretare il mistero degli ecosistemi oceanici e il significato delle battaglie biologiche tra virus e batteri che mantengono in equilibrio il mare profondo.
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