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«Non ne posso più degli extracomunitari»

 
Ancora movida. Manuela non ci sta: i locali aperti permettono alle donne di girare da sole la notte. La risposta di Laura Guglielmi
 
eventi
Pubblichiamo la mail che ci ha inviato la lettrice Manuela Simoni, a cui segue un commento di Laura Guglielmi, direttora di mentelocale.it

Chiunque volesse fare un commento è libero di scriverci all'indirizzo redazione@mentelocale.it
 
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Genova, 8 settembre 2008
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di Manuela Simoni
   
violenza sulle donne
 
Lunedì 4 agosto 2008 è entrato in vigore un nuovo regolamento varato dal Comune di Genova sugli orari di apertura e chiusura degli esercizi commerciali. Tra i punti dell'ordinanza spicca l'obbligo di chiusura anticipata dei locali del centro storico: all'una l'ultima somministrazione, all'una e mezza la chiusura. Per le serate di venerdì e sabato (ma anche prima delle festività), l'orario limite è posticipato alle due di notte.

Dal 9 agosto, inoltre, è in vigore un'ordinanza con cui si vieta l'uso bevande alcoliche in contenitori di vetro e/o metallo dalle ore 22.00 alle ore 6.00 in alcune località del centro storico (piazza Caricamento, via di Sottoripa, piazza delle Erbe, piazza San Bernardo, salita Pollaioli, piazza della Commenda, via e piazza della Maddalena, Area Expo).
La sanzione per i trasgressori sarà dai 25 ai 500 Eu, salvo che il fatto costituisca reato.
In città si è subito creata una certa tensione, sono fioccate la prime multe, le vie in questione sono presidiate dagli agenti, e si orecchia di manifestazioni (pacifiche) in centro.

A seguito di questi nuovi regolamenti, su mentelocale si è scatenato il dibattito. Dopo lo sfogo di Fabrizio, hanno risposto Giulia Molinari, Antonio, Luca, Gian Piero Bertoglio, Sergio Acerbi, Dom Costa, Matteo Raselli e Alessandro Chindamo, Roberta, Giovanni Villani, Enrico Moizo.

Davvero non capisco cosa sta succedendo. O meglio capisco cosa sta succedendo ma non capisco come sia possibile che accada. Dove andremo a finire?
La chiusura dei locali alle due di notte è un attacco alla libertà dei cittadini ed un attentato alla città. Sembra che lo scopo sia quello di far morire una città già abbastanza triste. Poca gioventù che appena può scompare per recarsi in luoghi che senz’altro offrono di più. Una città storicamente e culturalmente stupenda, meta turistica, che sempre più rapidamente viene distrutta da malavita, sporcizia e desolazione.
Questa legge nuocerà in primis ai proprietari dei locali e a chi ci lavora. La vita genovese inizia verso mezzanotte e questo significa che i guadagni dei locali si ridurranno in modo spaventoso. Risultato sarà la chiusura definitiva di non pochi esercizi. È palese a tutti che il problema non si risolverà in questo modo, eppure costringere la gente in casa sembra essere la via più comoda. Via più comoda è lasciare libero campo a teppisti, spacciatori e prostitute.
Sembra che non si abbia il coraggio di affrontare il vero problema, sviandolo con soluzioni alternative che puniscono i corretti cittadini.
Perché ormai risolvere il problema dell’immigrazione clandestina è diventato razzismo.
Razzista è chi si lamenta delle continue risse tra le quali è costretto a camminare, razzista è chi non è più libero di mettersi una gonna e salire sull’autobus, razzista è chi ha paura a camminare da solo per strada.
Se essere razzisti significa esigere la propria libertà allora sì, chiamatemi razzista.
Mi guardo intorno senza capire se è più la paura o il menefreghismo che ci sta riducendo così. Oppure è solo il fatto che si sa non si otterrebbe nulla a denunciare i piccoli soprusi che ormai sono quotidiani.
Persone che escono per divertirsi la sera, per trascorrere momenti piacevoli con gli amici e rischiano continuamente di venire molestati per strada, ormai anche nelle vie più frequentate. Sembrerò esagerata, ma chi vive a Genova sa che è così. In quanto donna non so davvero quante volte mi sia capito di subire molestie anche solo che verbali.
Non si può permettere che questa diventi la normalità eppure è proprio quello che sta accadendo. Non se ne può più. Malviventi che scorrazzano liberamente sentendosi in diritto di comportarsi come gli pare senza che nessuno faccia nulla per fermarli. Gentaglia ce n’è anche fra noi italiani e ce ne sarà sempre, ma all’oggi la situazione è diventata ingestibile.
Gruppi di extracomunitari che hanno invaso zone di Genova stazionando ad ogni ora, bevendo, mangiando e lasciando sporcizia senza che nessuno si premuri di riportarli all’ordine.
Si è arrivati al punto di dover camminare a testa bassa per non rischiare di incrociare gli sguardi sbagliati.
Spesse volte mi sono capitate situazioni spiacevoli anche all’interno dei locali, ma almeno ero circondata da gente e comunque i buttafuori hanno sempre tempestivamente riportato l’ordine.
Senza dimenticarci la fatica per rivalutare il centro storico che ormai era diventato un ghetto. Adesso i locali chiuderanno alle due e la poca “vita” genovese scomparirà.
I vicoli torneranno ad essere vuoti, tristi, pericolosi ma soprattutto non ci apparterranno più. Se è già pericoloso adesso figurarsi la povera ragazza che dovrà attraversarli da sola la notte. La gente che ci abita tornerà ad avere paura ad uscire.
Tutto questo perché? Perché sembra chiedere troppo ad avere un po’ più di tutela notturna? Eppure si è sempre detto che i problemi vanno affrontati e non aggirati. Credo che, anziché fare continuamente nuove leggi, basterebbe far iniziare a rispettare quelle che già ci sono e in modo equo.
Vorrei anche sottolineare la parola EQUO.
Già noi tutti ci sentiamo abbastanza ignorati in Italia, paese che sembra non avere più posto per noi. Ogni giorno vediamo extracominutari agevolati negli alloggi, nelle spese mediche, nei trasporti. Vediamo sempre più famiglie numerose con case e proprio veicolo quando un nostro stipendio non basta a pagarci un affitto e ci chiediamo com’è possibile.
Adesso ci ritroviamo anche privati del diritto di trascorrere una nottata fuori. Le discoteche rimarranno aperte? Beh a me la discoteca non piace.
Sono una ragazza di 24 anni, che coltiva i suoi interessi e lavora, non credo sia una cosa così anomala avere il desiderio di passare una nottata con gli amici.
Già mi immagino lo scenario di gente che cammina per la strada senza meta in attesa del primo autobus della mattina.
Ma possibile che nessuno guardandosi indietro riesca a vedere come le cose sono peggiorate? Lo vedo solo io? Arriverà anche la legge che chiunque verrà visto camminare in strada dopo le due di notte verrà arrestato? Ridurci ad un coprifuoco per paura, vivere soggiogati alla malavita perché nessuno riesce a riportare ordine?
Sono triste, sconfortata, arrabbiata e senza fiducia verso chi dovrebbe lavorare per il popolo e invece fa altro.
Se ogni cittadino genovese è solo e si deve difendere con le proprie forze dove si andrà a finire? Gli unici che ancora ci controlliamo siamo proprio noi, ma spesso le condizioni di insicurezza in cui ci troviamo portano ad una autodifesa tutt’altro che regolare.
Non avendo alcuna fiducia in chi sta in alto e potrebbe ma non fa, non mi rimane che sperare cambi qualcosa….
Spero almeno in una pubblicazione di questa lettera. Credo sia giusto lasciare spazio anche a chi vuole esporre argomenti anche se per molti possono essere spiacevoli. Mi scuso se quello che ho scritto potrà offendere la sensibilità di qualcuno ma ho solo detto quello che penso senza restrizioni. In ogni caso ringrazio per l’attenzione rivoltami.
Manuela Simoni


 

LA RISPOSTA DI LAURA GUGLIELMI
Cara Manuela,
ero in vacanza quando tu hai inviato questa mail. I miei colleghi mi hanno chiesto se era il caso di pubblicarla, dato che eri molto dura e implacabile nei confronti dei nuovi cittadini, così mi piace chiamare gli extracomunitari.
Ho deciso di pubblicarla. Non entro nel merito di tutto quello che hai scritto, se è il caso che i locali chiudano o no alle due. Non voglio mettere troppa carne al fuoco. Voglio riflettere, invece, su un’altra cosa, sul fatto che a 24 anni non ti senti sicura di attraversare la città di notte. Soprattutto per colpa degli stranieri. Mi ha colpito quando scrivi che cammini a testa bassa per non incrociare gli sguardi sbagliati. Che hai subito molestie verbali. Che non ti senti più libera di mettere la gonna.
Ti capisco. Non si può negare che spesso nasce imbarazzo quando si entra in contatto con uomini che provengono da culture altre, che non considerano le donne soggetto di diritti. È inutile nasconderlo. In Italia sono solo pochi decenni che le ragazze possono uscire la sera da sole, che possono frequentare amici, gestire la propria sessualità, e almeno in teoria avere le stesse opportunità di lavoro degli uomini. E sono libertà che vanno difese.
A 18 anni, pochi mesi dopo la maturità, sono andata in Francia a fare la vendemmia con i miei compagni di scuola. Avevo conosciuto un ragazzo marocchino e, durante la giornata di lavoro, avevo parlato molto con lui. A mezzanotte si è palesato ubriaco nella casa dove alloggiavamo, e siccome non lo abbiamo fatto entrare ci ha minacciato con un coltello – non credo lo avrebbe mai usato - voleva entrare a tutti i costi, perché secondo lui era chiaro che io ci stavo. Con i miei amici ci siamo blindati in casa, chiuso porte, finestre e persiane e non abbiamo chiuso occhio per tutta la notte. Mi aveva fraintesa, in Italia all’epoca non c’erano ancora i migranti e io volevo fare amicizia con un ragazzo che veniva da un’altra realtà e mi ero comportata come avrei fatto con un europeo. Non era stato in grado di interpretare il mio comportamento. E io non sapevo che certi miei atteggiamenti sarebbero stati interpretati da lui in maniera del tutto diversa rispetto ad un mio coetaneo italiano.
Un’altra volta durante una cena a casa di amici - dieci anni dopo - un trentenne maghrebino, mentre si discuteva davanti ad un piatto di pasta, ha detto che le donne non hanno anima, che non sono nulla. Gli ho fatto notare che stava parlando anche con una donna e che mi ritenevo qualcosa di più del nulla o, almeno, una nullità come tutti gli altri, e lui mi aveva risposto che io non ero come tutte le altre donne, ma che ero simile ad un uomo. Ne dedussi che non era stato abituato a cenare e parlare insieme ad una donna e che quindi per farlo doveva considerarmi un maschio. Per lui – in Italia da poco – questa era una cosa nuova. Non ti racconto tutti gli equivoci qualche anno più tardi quando ancora vivevo in centro storico con i vicini di casa senegalesi. O quando sono andata in vacanza in Marocco con quattro amiche. Il mio slancio nei confronti dell’altro si è fatto meno ingenuo e oggi do confidenza in un modo diverso. Cerco di non comportarmi in modo incomprensibile per loro.
Tanti sono ancora gli uomini italiani che molestano le donne. Non credo che i nuovi cittadini siano molto più pericolosi dei vecchi cittadini del nostro Paese. Tutto dipende dal livello culturale e dall’ambiente in cui cresci. E certamente tra gli stranieri che vengono da noi, che emigrano, ce ne sono tanti che ne hanno viste di cotte e di crude e alcuni non sanno né leggere né scrivere. Non hanno il codice per interpretare i nostri comportamenti. E soprattutto le donne per loro sono un rebus. Sono come spaventati. Non per questo vanno giustificati, assolutamente no. Siamo in troppi sul pianeta e milioni di persone premono alle nostre frontiere. Un flusso che non potrà essere fermato da nessuna legge. Solo rallentato. Quindi dobbiamo imparare a rispondere con intelligenza e prontezza ogni volta che ci sentiamo offese o aggredite.
L’importante è che le donne, giovani e meno giovani, continuino a indignarsi quando sentono che la loro libertà di movimento viene limitata. Che non si scoraggino. Anche se non condivido l’impostazione della tua mail, ritengo importante questo tuo appello. Continua a uscire la notte, con o senza amici, ad attraversare il centro storico, adottando sempre nuove strategie per convivere con questo nuovo mondo che cambia ogni giorno di più.
Laura Guglielmi
 
 
 
 
 
 
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