Avete presente Auguste Gusteau, il critico gastronomico che fa disperare il topino Remy nel film Ratatuille? Bene, anche noi a mentelocale.it ne abbiamo uno. Solo che il nostro è un critico cinematografico. Non porta gli occhiali sulla punta del naso ma, così come Gusteau si scioglie assaggiando un piatto che gli ricorda l'infanzia, lui sarebbe capace di commuoversi ripensando a quando ha visto per la prima volta 2001 Odissea nello spazio. Il suo nome è Giorgio Viaro.
Tra i lettori di mentelocale.it c’è chi lo conosce come curatore della Newsletter Cinema, che ogni giovedì aiuta i cinefili genovesi a fare il punto sulle nuove uscite in sala, con tanto di quiz a premi.
C’è chi invece lo apprezza come capo tribù della community cinema, che ogni settimana si dà appuntamento a mentelocale per vedere un film insieme.
Oggi Giorgio ha deciso che tutto questo non gli bastava più. Così si è sdoppiato, assumendo anche le sembianze dello spettatore cinematograficio classico, ovvero l’incubo peggiore del compassato critico. Lo spettatore rumoreggia, sgranocchia i pop corn, oppure sceglie la buia sala cinematografica per limonare in tranquillità con la fidanzata.
Ecco, tutto questo Giorgio proprio non lo sopporta, e ce lo spiega nel suo primo libro: Il buono, il brutto e il gattino (Edizioni La Lontra, 78 pagg., 8 euro). «Tutto è nato dalla mia esperienza a mentelocale», racconta, «questo volumetto contiene un test, alcuni brani inediti e una raccolta ragionata e commentata del meglio della rubrica settimanale Il critico e lo spettatore, nata per scherzare sulle divergenze che separano i gusti e le priorità dello spettatore comune da quelle del cinefilo di professione». Due punti di vista – quello dell’intellettuale e quello del nazionalpopolare – che Giorgio interpreta con ironia: «Quando esce un nuovo film sai già se piacerà all’uno o all’altro. Ma l’idea di critica non ha senso se manca la comunicazione tra questi due mondi: il critico deve avere un ruolo sociale».
Ogni recensione che troverete nel libro – da Cous Cous a Indiana Jones 4, fino a John Rambo – si divide tra i commenti del critico e le osservazioni, forse azzardate e di certo ingenue, dello spettatore comune: «alcuni dialoghi sono inventati, altri invece sono la trascrizione più o meno fedele di affermazioni sentite in sala. Roba da non credere», commenta il Viaro-critico. Poi ammette: «visto? La patina da snob non mi abbandona mai».
E così, se la giovane spettatrice del film Scusa ma ti chiamo amore, di Federico Moccia, si chiede: “Ma possibile che nessuno sia più capace di sognare? Possibile che si debba sempre prendersela con Raoul Bova o Scamarcio solo perché sono dei manzi da paura?”, il critico può solo ribattere: «di fronte a queste affermazioni non posso che rassegnarmi: è tutto vero, ma nel film manca totalmente la qualità, etica ed estetica. Questo non significa che io non apprezzi anche lungometraggi “da spettatore”: Il cavaliere oscuro, Wanted, ma anche molte delle commedie americane demenziali». Incredibile ma vero.
Giorgio però non ha affrontato questa avventura da solo. Il suo libro è fatto di parole, ma anche degli schizzi in bianco e nero realizzati del creativo Dennis Cabella, che si è inventato un critico serio e magrissimo e uno spettatore-scimmione con le dita nel naso che di umano ha ben poco, se non un cellulare e un grande barattolo di pop corn che non lascia mai. E poi c’è il gattino bianco. Ecco spiegato il titolo del libro: «l’idea del micio è nata durante una serata alcolica tra amici. Per me è un modo per dire “non prendiamoci troppo sul serio”. In ogni scenetta il gattino fa la cacca, che è una cosa che fa sempre ridere tutti».
Last but not least, gli amici della community di mentelocale.it, che nel libro trovano uno spazio tutto per loro: «mi hanno dato il coraggio, le idee, gli stimoli e l'ispirazione per portare avanti questo progetto».