Mercoledì 10 settembre, ha inaugurato nella saletta dell’Arte del Museo del Mare la mostra fotografica Galata. Spazio di sguardi (fino al 16 ottobre 2008). Il progetto è nato dalla collaborazione tra Maria Paola Profumo, presidente del MuMa (Istituzione Musei del Mare e della Navigazione) e Giuliana Traverso, istituzione della fotografia genovese e non solo, fondatrice della fortunata scuola di fotografia Donna Fotografa, che prosegue la sua attività didattica dal 1968.
Il percorso espositivo raccoglie gli scatti delle 25 fotografe che fanno parte del team di Giuliana Traverso e che, quest’inverno, sono state ospiti del museo per immortalarne gli spazi e i visitatori.
Giovanna De Franchi, storica presenza del team, mi racconta come il filo conduttore sia stato quello di «cogliere l’anima del museo, che senza il visitatore non esiste». Nelle immagini esposte il Galata è sempre animato, appunto, dalla presenza umana di chi lo visita, lasciandosi coinvolgere dalla storia della città attraverso i grandi nomi del passato e delle migliaia di emigranti che da Genova partirono per un nuovo mondo.
I volti del presente trovano nella bidimensionalità della fotografia una nuova vicinanza con oggetti e sguardi che appartengono alla nostra storia passata. I soggetti fotografati sono tanto vari e diversi tra loro quanto lo sono i reperti e gli spazi che innervano i quattro piani del museo.
Giuliana Traverso si dice molto soddisfatta del lavoro delle sue allieve: «non era un lavoro facile. Il Galata non è uno spazio a misura d’uomo, non di galea, ed essendo poco illuminato è stato ancora più difficile da fotografare, ma voi siete andate con mano sicura e piede sicuro».
La speranza della Traverso è che la mostra diventi permanente, un biglietto da visita che, al primo piano, accolga i visitatori come un’anteprima dell’esperienza, o meglio del viaggio, che andranno a vivere tra le mura del Galata.
Tra le fotografie della mostra, due scatti di Flavia Arpe e Piera Cavalieri bene esprimono il senso del tempo: quello congelato all’interno delle teche del museo e quello che scorre veloce al di fuori. Nell’immagine nostalgica e sfuocata di Flavia Arpe, un vecchietto col cappello scende le scale e sembra venire inghiottito dalle pareti, come se queste si restringessero attorno a lui. Viene da pensare che la visita della mostra LAMERICA!, al terzo piano del Galata, per lui, emigrante o meno, abbia avuto un senso diverso, un viaggio nella memoria di un tempo che è stato anche il suo.
Agli opposti, lo scatto di Piera Cavalieri regala il sorriso compiaciuto di una bimba dai tratti orientali, persa nell’immensità della struttura metallica del museo: le nuovissime generazioni, figlie anch’esse di migranti, scoprono e si appropriano di un passato lontano e recente, che è madre di un presente che è il loro.