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The Wrong Object
 

The Wrong Object, un inferno sonoro

 
Il loro 'Stories from the Shed' è un concept ermetico e surreale dai contorni inquietanti. Un'altra chicca dell'etichetta Moonjune
 
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16 settembre 2008
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di Riccardo Storti
   

Con i Soft Machine, discografico, puoi andare tranquillo, ma quando ti si presenta una band belga dai tratti bizzarri (chitarre synth, tromba, flicorno, sax tenore, basso, batteria e loop imbizzariti)? Che fare? E poi, con quel nome: The Wrong Object. Quando si dice pigliare un granchio… il producer Pavkovic se la gioca e la sua scommessa si chiama Stories From The Shed (Moonjune – 2008).
Se il buon disco si sente (già) dalla prima traccia, possiamo stare tranquilli. In fondo, questo oggetto sbagliato è un po’ un figlioccio di Hopper e compagni. Ma c’è qualcosina di diverso. Di più autonomo.

Provate ad immaginare Goran Bregovic che ingaggia nella sua band il Fripp di Lark’s Tongue In Aspic con il sax di John Zorn, la tromba di Mark Isham, magari rubando qualche loop dall’archivio dell’ultimo Wyatt. L’effetto dell’opener Sonic Riot At The Holy Palate è impressionante, ma non aspettatevi che i nostri si seggano dando (solo) sfoggio di bravura tecnica. Nella loro calcolata rappresentazione di accostamenti errati sviluppano codici da generi. E riducono ogni genere in un codice cifrato entro cui inserire un’imprevedibile chiave d’interpretazione.

Una tromba davisiana per capire il drumming alla Copeland, per esempio (15/05). Giochi di specchi, falsi piani e accenti spostati da fare perdere la tramontana (Sheepwrecked) oppure masse sonore dissonanti al limite del fastidio (Acquiring The Taste, nulla a che spartire con i Gentle Giant) o dai contorni space (Waves And Radiations). Le compulsioni nevrotiche di un basso distorto ci conducono nell’inferno sonoro di Lifting Belly, mitigato dall’apporto soft dei fiati. Qualche effetto zappiano alla Blessed Relief presto sabotato dai distorsori (Malign Siesta), quindi le citate consonanze con i Soft Legacy tra sperimentalismo e jazz (Theresa’s Dress con reprise e Rippling Stones), esplosioni rumoristiche ammazzafusion alla Naked City (Strangler Fig) e poi, verso gli ultimi suoni, classe (Saturn) e commistioni sempre più azzardate ma con vero e autentico mestiere (The Unbelievable Truth… con un divino solo del chitarrista Michel Delville tra Frank Zappa e Mike Stern). Per niente facili, questi CD sempre meno allineati…

Alla fine dei giochi, tra le righe (delle track) si percepisce l’aria di un concept ermetico e surreale, dai contorni inquietanti tra pecore naufragate e pance rimesse a nuovo, sino all’incredibile verità.
Il resto – che arriva appena monta la voglia di riascoltare daccapo le Stories - è tutto da scoprire, anzi, da carpire. Non necessariamente da capire…
Ah, dimenticavo: scommessa vinta.

 
 
 
 
 
 
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