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«Chi delinque non ha colore»

 
Ancora un commento sulla questione extracomunitari. «Siamo circondati da una corrente di intolleranza generalizzata». Dalla nostra community
 
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Alcuni giorni fa abbiamo pubblicato l'intervento di Manuela Simoni, che lamentava: «Con la chiusura notturna anticipata dei locali genovesi non mi sento più sicura a girare da sola. Tutta colpa degli extracomunitari».
Laura Guglielmi, direttora di mentelocale.it, ha commentato: «Dobbiamo imparare a rispondere con intelligenza e prontezza ogni volta che ci sentiamo offese o aggredite».
È arrivato in seguito l'intervento di Gabriela Narvàez, che risponde: «Gli uomini sono guardoni? È normale. Siamo noi che dobbiamo vestirci più decentemente». Hanno poi risposto a Gabriela Enrico Moizo e ancora Manuela Simoni.
Oggi pubblichiamo il commento di Paolo Gerbella.

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Genova, 17 settembre 2008
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di Paolo Gerbella
   
 
I temi di questo dibattito sono legati a quelli della movida cittadina. Il regolamento varato il 4 agosto dal Comune di Genova sugli orari di apertura e chiusura degli esercizi commerciali prevede l'obbligo di chiusura anticipata dei locali del centro storico: all'una l'ultima somministrazione, all'una e mezza la chiusura. Per le serate di venerdì e sabato (ma anche prima delle festività), l'orario limite è posticipato alle due di notte. Per i locali che non rispettano le regole, alla quinta infrazione nell'arco di 12 mesi è prevista la revoca della licenza.

Con un'altra ordinanza del 9 agosto, poi, si vieta l'uso di bevande alcoliche in contenitori di vetro e/o metallo dalle ore 22.00 alle ore 6.00 in alcune località del centro storico (piazza Caricamento, via di Sottoripa, piazza delle Erbe, piazza San Bernardo, salita Pollaioli, piazza della Commenda, via e piazza della Maddalena, Area Expo).
La sanzione per i trasgressori sarà dai 25 ai 500 Eu, salvo che il fatto costituisca reato.

A seguito di questi nuovi regolamenti, su mentelocale.it si è scatenato il dibattito. Dopo lo sfogo di Fabrizio, hanno risposto Giulia Molinari, Antonio, Luca, Gian Piero Bertoglio, Sergio Acerbi, Dom Costa, Matteo Raselli e Alessandro Chindamo, Roberta, Giovanni Villani, Enrico Moizo, Clara Marcucci.

Ho seguito con interesse il dibattito innescato da Manuela Simoni, come uomo e come persona. In entrambi i casi con tutto lo sforzo culturale che posso provare ad avere, non potrò mai a fondo comprendere lo stato d’animo di una donna di fronte a simili situazioni. Senza ipocrisia o falsi pudori.
Per questo non mi addentro nello stato d’animo ma provo a dire la mia sul senso di sicurezza nella movida e più in generale nella società genovese/italiana, odierna.

Da bambino ricordo che se qualcuno aveva più capacità di impressionare la mia fantasia, diveniva per me qualcosa da raggiungere, ambire. Potevano essere calciatori, per me che amo il calcio, cantanti, musicisti. Ma anche poeti, scrittori. Qualche volta politici oppure correnti politiche più o meno regolari. Spesso un’idea, un sogno. Quella così pazzesca oggigiorno, chiamata ideologia. In genere, comunque, il mio apprezzamento andava sempre in direzione di qualcuno/qualcosa che avesse una marcia in più e la utilizzasse con principio e lungimiranza. Credevo di arricchirmi e diventare migliore.
Purtroppo l’anagrafe mi rammenta che non sono più un bambino per cui devo fare i conti con la realtà. E scoprire che ne faccio parte al punto da dover essere, per il mio pezzettino, parte attiva .

Il dibattito innescato al pari della strisciante e continua nonché, a parer mio, pericolosa corrente d’intolleranza generalizzata che ci circonda, mi fa pensare che io e la mia generazione che credevamo di diventare migliori, abbiamo fallito da qualche parte.  
Perché quel bambino sognante di ieri si domanda che cosa potranno mai sognare i bambini di oggi, se i messaggi che sappiamo recapitare sono quelli di intolleranza, malcostume che portano alla difesa dei propri spazi.  
Sono dell’idea che classificare il brutto ed il male sotto il termine “extracomunitari” sia un po’ troppo comodo oltreché banale. Così come trincerarsi dietro la facciata dell’extracomunitario incompreso e sfruttato può dar vita a sindromi di calimero evitabili.

La nostra italica cultura, molto attenta all’immagine, trasmette fuori dai confini una realtà distorta che agli occhi di chi è disperato deve apparire come un bel sogno realizzabile. E proprio come quel bambino di poco fa, scopre a sue spese che è solo facciata e poca sostanza. Non so quale sia la verità, so soltanto che fintanto avremo pregiudizi nei confronti di chicchesia, nero, bianco, ricco, povero, non andremo mai da nessuna parte. È un problema culturale
Nella nostra città molti che mettono all’indice l’extracomunitario di turno, a volte, non si formalizzano troppo se devono affittare loro un buco in rovina a 1.000 Eu al mese. Abbiamo culture differenti? Bene. Facciamone una virtù, avremmo di che imparare gli uni e gli altri.
Alla fine infatti, chi delinque, non ha colore. Delinque e basta.
E lo sappiamo benissimo tutti.

 
 
 
 
 
 
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