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«Inutile creare categorie di colpevoli»

 
Ancora sugli extracomunitari a Genova. «Non si può dare tutta la responsabilità della delinquenza agli stranieri». Dalla nostra community
 
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Continua lo scambio di punti di vista intorno alla questione dell'immigrazione sollevata giorni con la pubblicazione dell'intervento di Manuela Simoni, che lamentava: «Con la chiusura notturna anticipata dei locali genovesi non mi sento più sicura a girare da sola. Tutta colpa degli extracomunitari».
Laura Guglielmi, direttora di mentelocale.it, ha commentato: «Dobbiamo imparare a rispondere con intelligenza e prontezza ogni volta che ci sentiamo offese o aggredite».
È arrivato in seguito l'intervento di Gabriela Narvàez, che risponde: «Gli uomini sono guardoni? È normale. Siamo noi che dobbiamo vestirci più decentemente». Hanno poi risposto a Gabriela Enrico Moizo e ancora Manuela Simoni.
Il 17 settembre abbiamo dato spazio al punto di vista di Paolo Gerbella: «Chi delinque non ha colore». Poi è intervenuto Edoardo Laudisi.
Oggi pubblichiamo il punto di vista di Matteo Zacchetti.

Vuoi dire la tua su questo argomento? Scrivi a redazione@mentelocale.it
 
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Genova, 19 settembre 2008
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di Matteo Zacchetti
   
 
Questo dibattito è scaturito dal precedente confronto sui problemi della movida cittadina, che ora vi riassumiamo. Lunedì 4 agosto 2008 è entrato in vigore un nuovo regolamento varato dal Comune di Genova sugli orari di apertura e chiusura degli esercizi commerciali. Tra i punti dell'ordinanza spicca l'obbligo di chiusura anticipata dei locali del centro storico: all'una l'ultima somministrazione, all'una e mezza la chiusura. Per le serate di venerdì e sabato (ma anche prima delle festività), l'orario limite è posticipato alle due di notte.

Dal 9 agosto, inoltre, è in vigore un'ordinanza con cui si vieta l'uso di bevande alcoliche in contenitori di vetro e/o metallo dalle ore 22.00 alle ore 6.00 in alcune località del centro storico (piazza Caricamento, via di Sottoripa, piazza delle Erbe, piazza San Bernardo, salita Pollaioli, piazza della Commenda, via e piazza della Maddalena, Area Expo).
La sanzione per i trasgressori sarà dai 25 ai 500 Eu, salvo che il fatto costituisca reato.
In città si è subito creata una certa tensione, sono fioccate la prime multe, le vie in questione sono presidiate dagli agenti, e si orecchia di manifestazioni (pacifiche) in centro.

A seguito di questi nuovi regolamenti, su mentelocale.it si è scatenato il dibattito. Dopo lo sfogo di Fabrizio, hanno risposto Giulia Molinari, Antonio, Luca, Gian Piero Bertoglio, Sergio Acerbi, Dom Costa, Matteo Raselli e Alessandro Chindamo, Roberta, Giovanni Villani, Enrico Moizo, Clara Marcucci.

Chi volesse intervenire può scrivere a redazione@mentelocale.it

Ho seguito con interesse e sconforto il dibattito sul centro storico di Genova. Interesse perché anche se vivo a Bruxelles sono genovese, torno abbastanza spesso a Genova, e quando ci sono abito nel centro storico. Sconforto perché vedo che pure a Genova non si scappa dai luoghi comuni, dal mettere barriere, dal voler creare categorie di colpevoli.
Si arriva perfino a mitizzare la "buona vecchia criminalità napoletana", che quella sì che aveva un'etica e non mandava i pensionati all'ospedale. Vuoi mettere se nel centro storico ci fossero i Casalesi invece dei marocchini e degli ecuadoriani.

Chiaramente la violenza sulle donne è una prerogativa esclusivamente extra-comunitaria. Nel paese in cui il delitto d'onore è scomparso dal codice penale da un paio di decenni, gli uomini - è risaputo - si guardano bene dal molestare e picchiare le donne (e i bambini, aggiungerei). Come è rassicurante gettare nella spazzatura tutte le statistiche sulla criminalità in Italia e vestire da uomo nero il diverso, l'ultimo arrivato, il più povero ed emarginato. Che poi l'emarginazione non spinga a vivere secondo le ferree regole dell'ordine costituito è cosa ovvia.

Purtroppo fa comodo avere una bella riserva di mano d'opera a prezzi stracciati e senza diritti da utilizzare a piacimento e molto spesso da sfruttare e mandare a morire. Fra l'altro è proprio su questa fascia di popolazione emarginata che si innesta il ricatto salariale nei confronti di tutti i lavoratori. Ma perché non si prova a dare uno straccio di documento, un'identità, dei diritti ai clandestini che spesso lavorano nelle nostre case e mandano i figli nelle nostre scuole?

 

 
 
 
 
 
 
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