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Non facciamo morire la movida |
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| Quando i vicoli erano il regno dello spaccio. Chi se lo ricorda sa cosa vuol dire avere un locale sotto casa. Di Laura Guglielmi |
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Lunedì 4 agosto 2008 è entrato in vigore un nuovo regolamento varato dal Comune di Genova sugli orari di apertura e chiusura degli esercizi commerciali. Tra i punti dell'ordinanza spicca l'obbligo di chiusura anticipata dei locali del centro storico: all'una l'ultima somministrazione, all'una e mezza la chiusura. Per le serate di venerdì e sabato (ma anche prima delle festività), l'orario limite è posticipato alle due di notte.
Dal 9 agosto, inoltre, è in vigore un'ordinanza con cui si vieta l'uso di bevande alcoliche in contenitori di vetro e/o metallo dalle ore 22.00 alle ore 6.00 in alcune località del centro storico (piazza Caricamento, via di Sottoripa, piazza delle Erbe, piazza San Bernardo, salita Pollaioli, piazza della Commenda, via e piazza della Maddalena, Area Expo).
La sanzione per i trasgressori sarà dai 25 ai 500 Eu, salvo che il fatto costituisca reato.
Sembra già che i primi locali stiano per chiudere: problemi, infatti, al Milk Club di via Mura delle Grazie, al Nuhar Club di vico alla chiesa della Maddalena, al Punto G di vico Calvi, al Quaalude di piazza Sarzano, alla Rampetta di vico Mattoni Rossi e allo Zerodieci di piazza Embriaci.
A seguito di questi nuovi regolamenti, su mentelocale.it si è scatenato il dibattito. Dopo lo sfogo di Fabrizio, hanno risposto Giulia Molinari, Antonio, Luca, Gian Piero Bertoglio, Sergio Acerbi, Dom Costa, Matteo Raselli e Alessandro Chindamo, Roberta, Giovanni Villani, Enrico Moizo e Clara Marcucci.
Vuoi dire la tua su questo argomento? Scrivi a redazione@mentelocale.it |
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Genova, 23 settembre 2008
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Esco allo scoperto. Magari mi prenderò qualche mitragliata, ma sono disposta a rischiare per qualcosa in cui ho creduto per anni. Ho visto crescere la movida nel centro storico di Genova, giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno. Lo confesso, ho abitato nei vicoli per vent’anni e ogni locale nuovo che apriva per me era una festa. Per il risanamento virtuoso che portavano birrerie, pub, circoli, ristoranti. Ogni palazzo che veniva ristrutturato, ogni piazza che veniva ripulita per me era gioia pura. Se non ci fosse stata la città vecchia, "il bosco di pietra", come l’ha definito una mia vecchia amica, a Genova non mi sarei mai fermata a vivere. Un laboratorio sperimentale di convivenza interclassista e interetnica, dalle puttane agli studenti, dai nobili agli artigiani, dai marocchini ai senegalesi. Dopo aver tanto viaggiato ed essermi laureata, desideravo che il mondo fosse fuori dal mio portone.
Negli anni Ottanta e nei primi anni Novanta, le attività commerciali aperte la notte si contavano sulle dita di una mano. Chiusi i negozi e andate a dormire le puttane, il centro storico diventava terra di nessuno. La notte i vicoli intorno a casa mia erano territorio di spaccio, solo Franca in vico Lepre illuminava il selciato con le sue luci oppure il Circolo Latino-americano di via della Maddalena. Quando tornavo a casa da sola, dopo una certa ora, camminavo rasente i muri, mi facevo piccola, come per nascondermi, cercavo di non esistere. Non appena mi richiudevo alle spalle il portone di casa, pensavo, anche questa volta ce l’ho fatta. Forse nessuno mi avrebbe fatto niente, ma certo non mi sentivo rassicurata quando incontravo in piazza delle Vigne un ragazzo mezzo addormentato con l’ago nella vena, uno spacciatore che riempiva di calci e pugni una ragazza che non aveva i soldi per pagarlo o due tossicodipendenti che erano alla ricerca dei soldi per la dose. Forse in pochi si ricordano la profumaia delle Vigne, così la chiamavano, che per settimane fece lo sciopero della fame contro il degrado e l’abbandono della piazza. Me la ricordo ancora, rannicchiata sulla sedia a sdraio, con la flebo infilata nel braccio, un simbolico rituale. Tempi duri, sì che allora vivere in centro storico era come vivere in trincea.
Per farvi un’idea della Genova di quegli anni sono andata a rovistare nella memoria e ho trovato un mio reportage, uscito nel maggio del 1995, su Smemoranda, la rivista di Gino e Michele. Non vi dico la festa che fu per me, quando aprì la Lepre a due passi da casa mia. Da lì cominciò una ripresa incredibile della zona, fino all’apertura dell’Hop Altrove, un vero gioiello rinascimentale incastonato nel Medioevo. Ormai quando tornavo a casa la sera dopo il cinema il teatro una cena a casa da amici o al ristorante, camminavo in centro al vicolo e incontravo spesso amici con cui fermarmi a parlare. Mi sentivo protetta. Una vera svolta nella qualità della vita. Certo, la musica le chiacchiere e le risate, giungevano fino alla mia stanza da letto, rimbombavano sul soffitto e entravano dritte nelle mie orecchie. Però pochi anni prima, i rumori che sentivo erano quelli delle urla degli spacciatori che litigavano tra loro o con uno dei tanti disperati che non aveva i soldi per pagarli. Proprio all’angolo del vicolo, dove c’era la mia camera. I vicini di casa lanciavano di tutto dalle finestre, ma loro si sentivano impuniti, se ne fregavano e la sera dopo erano di nuovo lì, più aggressivi che mai.
Come giornalista ho cercato di fare in modo che del centro storico, dei suoi locali, delle sue piazze ristrutturate si parlasse il più possibile. Dal 2000, da quando dirigo mentelocale.it, insieme ai miei colleghi più giovani, abbiamo seguito attentamente la ripresa del centro storico e abbiamo mappato quasi tutti i locali e le iniziative culturali e musicali. Nel 2004, mentre apriva un locale dietro l’altro e la movida era al suo apice, ho pensato di dare vita ad una rubrica sul Secolo XIX, intitolata Tuttoinunanotte. Non sono un’esperta di musica, il mio pane quotidiano è la letteratura, ma volevo aiutare la città a capire l’importanza di questa rinascita, che non passava solo attraverso la movida certo, ma di cui la movida era un momento importante.
Su Repubblica di giovedì 18 settembre nell’articolo Carruggi, eutanasia di una movida, Pietro Pisano chiama in causa mentelocale.it. Da agosto stiamo pubblicando sul sito interventi della nostra community pro e contro l’ordinanza del Comune che vuole la chiusura dei locali alle 2 di notte. Sembra che sei locali simbolo siano a rischio di chiusura definitiva, altro che alle due di notte, chiuderanno per sempre. L’articolo di Repubblica porta la testimonianza di Manuela Simoni che su mentelocale.it ha scritto: «Con la chiusura notturna anticipata dei locali genovesi non mi sento più sicura a girare da sola».
Cara Marta, sono contenta che Genova abbia la sua prima sindaca della storia. Cerchiamo di trovare una soluzione. È bello che i giovani stiano in giro fino a tardi, che stiano insieme a chiacchierare nei vicoli, che le donne si sentano libere e padrone della notte. Ascoltiamo questo urlo di dolore, non torniamo indietro, ma andiamo avanti, trovando delle soluzioni che non soffochino l’aggregazione giovanile e la sicurezza delle giovani donne. Molti abitanti si sentono tutelati dai locali aperti, chi si lamenta non ricorda i vicoli degli anni Ottanta e Novanta. Chi viveva in centro storico quindici anni fa, sa quello che dico.
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