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Harry Potter e la filosofia
La copertina di Harry Potter e la filosofia di Simone Regazzoni
 

Harry Potter: un mago per la filosofia

 
Parla Simone Regazzoni. È convinto che pensiero e cultura di massa non facciano a botte. Dall'8 ottobre, il ciclo di incontri al Ducale
 

 
   

     
Genova, 7 ottobre 2008
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di
Daniele
Miggino
   

«La democratizzazione della cultura non può far paura. Chi ne ha paura teme la democrazia». Dopo una chiacchierata con Simone Regazzoni - già membro del collettivo filosofico Blitris con il quale ha pubblicato La filosofia del Dottor House, e autore del recentissimo Harry Potter e la filosofia (Il Melangolo) – mi è parso che questa frase fosse la sintesi perfetta di un dibattito che da qualche tempo vede protagonista il giovane filosofo genovese. Esattamente da quando si è messo in testa di fare filosofia usando prodotti della comunicazione di massa. Prima il Dr House appunto, poi il maghetto più famoso del globo. Prossimamente avrà a che fare anche un'altra serie tv: Lost.

Nel frattempo, grazie alla proposta della casa editrice Il Melangolo, ha dato vita ad una collana dal nome Altrescritture, che ha l'obiettivo di portare la filosofia nella cultura di massa, ma non solo. Il primo volume è il suo Harry Potter, il secondo sarà una traduzione dal francese: Sette giorni di filosofia di Papin Charles. A gennaio 2009, invece, esce il primo libro su Wu Ming: il titolo è Nuova Epica Italiana ed è scritto da Gaia De Pascale.
Inoltre, sta iniziando un ciclo di incontri dal titolo Pop Culture, che avranno luogo a Palazzo Ducale da ottobre 2008 a febbraio 2009 (vedi box in alto).

Ecco come Simone Regazzoni spiega il senso di queste operazioni. «L'obiettivo non è fare divulgazione alla maniera scientifica – cosa peraltro lodevolissima – ma una vera e propria filosofia della cultura di massa. Insomma, sono convinto che Umberto Eco avesse ragione quando diceva che i mass media hanno trasformato la cultura e che con questo fenomeno bisogna confrontarsi». Regazzoni cita anche Gramsci: «nei suoi Quaderni dal carcere emerge chiaramente la volontà di distruggere l'idea della filosofia come faccenda accademica, per arrivare ad una vera filosofia popolare».

Proveniente dalla scuola decostruzionista di Derrida, Regazzoni è convinto che la filosofia debba essere un bene di tutti. «Questi libri mirano a creare un nuovo genere, una sorta di romanzo filosofico». Questo approccio non gli ha risparmiato critiche, anche dure, dai colleghi. Nicla Vassallo, filosofa e docente dell'Università di Genova, ha scritto che un simile atteggiamento comporta rischi mortali per la filosofia. «Se c'è un rischio è la banalizzazione dei problemi e dei temi filosofici – dice Regazzoni – ma se prodotti di qualità arrivano a un vasto pubblico non vedo il pericolo. A mio avviso è negativo precludersi queste strade per far passare alcuni messaggi».

Ma insomma, Harry Potter ti è piaciuto veramente? «Sì. Generalmente i libri si dividono in opere di scrittura e in grandi trame. Secondo me i romanzi di J.K. Rowling hanno entrambe le caratteristiche. Non a caso ha vinto il Premio James Joyce per la letteratura». E quali grandi temi filosofici affiorano dal testo? «C'è per esempio il tema della magia, così avversato dalle correnti neopositivistiche odierne (di cui fa parte anche Odifreddi che infatti ha criticato aspramente la saga di Harry Potter, ndr), come apertura a diversi tipi di razionalità». Uno sconfinamento che spaventa molti colleghi di Regazzoni: «ma io voglio sconfinare, attraversare percorsi nuovi. Questo non vuol dire non avere regole filosofiche».

 
 
 
 
 
 
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