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Una via di Genova in nome di scią Maria

 
Dopo la scomparsa della mitica ristoratrice, il messaggio di un amico. «Le istituzioni diano un segnale». Gli altri commenti dei lettori
 
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È mancata martedì 7 ottobre 2008, all'età di 85 anni, Maria Manté, proprietaria storica della Trattoria Da Maria. Una vera istituzione in città, una delle poche perle sopravvissute al passare del tempo senza mai perdere l'anima.
Vi abbiamo subito riproposto l'intervista fatta da Giulio Nepi per mentelocale.it qualche anno fa.
Ora le testimonianze e gli attestati di stima fioccano. Stefano Bruzzone, che la conosceva bene, lancia una proposta: intitoliamo il vicolo dell'osteria a Maria. Di seguito una prima selezione dei vostri commenti.

Mandate all'indirizzo redazione@mentelocale.it testimonianze e foto di Maria e del suo ristorante. Condividere i vostri ricordi sarà un modo per ricordarla.
 
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Genova, 9 ottobre 2008
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di Stefano Bruzzone
   
Trattoria Da Maria
Maria (a destra) con una cliente ammiratrice

Io, cittadino genovese, devo chiedere scusa a Maria Mantè.
Maria era “la normalità del bene”. Oppure un angelo, come la definiva con la semplicità dei giusti Camillo Cuneo, artista che ha  reso evidente la bellezza celata nella scrittura dei menù. Non a caso “Il Secolo Xix” ha titolato La trattoria va in Paradiso. Tutto normale per lei, compreso dare qualcosa da mangiare anche a chi non ha soldi, perché «non si può rifiutare il cibo a chi chiede».
Il suo era “il ristorante alla fine del mondo”, con la clientela più eterogenea mai vista: giovani e anziani, turisti e barboni, studenti e lavoratori, professionisti e tossici, notabili e operai. Davanti a Maria le persone erano tutte uguali, sempre: normale, per lei. Devo chiederle scusa perché da due anni avevo iniziato un libro sulla sua storia, su quel suo luogo fuori dal tempo. Ho raccolto molto materiale e per i soliti mille motivi non l'ho portato avanti. Ho fatto tante cose in questi due anni, tranne l’unica che sapeva di buono e che andava fatta subito. Sono stato troppo lento e pigro e sono molto arrabbiato con me stesso.

Devo chiedere scusa a Maria perché io, semplice cittadino, volevo anche far sì che giungesse un riconoscimento, un premio, un segnale di ringraziamento istituzionale per quei suoi oltre 60 anni spesi “normalmente bene” per Genova. E così telefonate iniziali alle federazioni dei Cavalieri e dei Maestri del Lavoro, contatti con Confesercenti: ancora una volta troppo lento.

Il vero riconoscimento Maria l’ha avuto in vita dall’amore incondizionato della gente, che è rapidamente divenuta la sua gente. Nessun premio ha il valore e la ricchezza di questo. Ma una città degna di tale nome, degli amministratori degni di tale nome non possono far finta di niente. Non stiamo parlando di una ristoratrice e del suo locale. Parliamo di una persona divenuta naturalmente simbolo e di un luogo con caratteristiche uniche; insieme hanno attraversato e spesso segnato dal basso la vita genovese degli ultimi 60 anni. Il senso dell’accoglienza, quel sorriso che è stato la più sincera e sotterranea reclamé (come avrebbe detto lei) della buona genovesità nel mondo è l’esatto contrario dell’odierno “torta di riso: finita”.
Basta osservare i messaggi scritti da viaggiatori di mezzo pianeta attaccati sul frigo della trattoria: il passaparola si è avviato insieme ai servizi su “Le Monde”, “New York Times”, “Viagem”, ecc.

Maria (che è stata per tutti e per tutta la vita una cosa sola con la sua trattoria), merita un segnale dalle istituzioni della città. Non una pergamena o un pezzo di latta (ormai è tardi), ma qualcosa che segni la memoria e il vico più attraversato da varie generazioni di genovesi. La dicitura toponomastica vico Testadoro (dalle origini incerte: conio o bionda signora) andrebbe modificata e integrata con un piccolo doveroso omaggio: Vico Testadoro e della trattoria di Maria. Senza il cognome (non le sarebbe piaciuto); qualcosa di semplice, qualcosa di giusto, qualcosa di normale.


Roberto Puzone
Fin da studente è stato uno dei primi ristoranti in cui sia andato, Maria, sempre una persona carissima e dolce, che faceva il conto "decidendo sul momento", dandoti una veloce occhiata.. Per non parlare del mondo che ha sempre circolato intorno alla sua cucina, con le tavolate comuni. Una persona veramente eccezionale.

Roberto Caneva
Maria se ne è andata, e con lei un altro piccolo pezzo di una Genova antica che se ne scompare rotolando nel vento.
Una Genova fatta di vecchie insegne, quelle di metallo dipinto e con l'opalina nera a scritte dorate. La Genova di vecchie e fioche lampade che oscillavano nel vento, sopra le pietre di un vicolo appena illuminato. La Genova della Città Vecchia di De Andrè, quella del tipo strano e del vecchio professore che la sera s'imbucava in un buio portone. Ciao Maria. Ti immagino vestita a festa, con i tuoi capelli candidi ed il tuo sorriso, salutarci serena mentre sali in cielo con i tuoi ravioli, su una nuvoletta di stoccafisso e trenette. Magari un'immagine irrevente, ma questo era il tuo mondo e credo ti scaldasse il cuore vedere così tanta gente soddisfatta dopo aver opranzato o cenato da te. Ti ricorderò felice dietro quel bancone, quando ci offrivi un Camatti, ridendo con noi ragazzi al momento del conto.
Ciao Maria, benedetto sempre lo stampo ormai perso che ha creato gli uomini e le donne come te, e maledetti i fast-food.

Rossano
Ho sempre portato gli amici che mi raggiungevano da fuori Genova, e che non conoscevano la città, a pranzo dalla Maria. Dopo andavamo a spasso per la città vecchia, per il Porto Antico, a Boccadasse, a zonzo per via Venti. Loro dopo un po' invariabilmente mi dicevano: ma non ce l'abbiamo mica, a Milano, a Bologna, a Treviso, a Pisa. Cosa? Dicevo io, cos'è che non avete? Il ponte monumentale, la piazza De Ferrari, la Lanterna? Maria, non abbiamo la Maria, rispondevano. Poi ci sentivamo in settimana, e più avanti nelle settimane, e loro mi dicevano: scenderemo, scenderemo di nuovo, siamo stati così bene. E io: a Genova? E loro: sì, dalla Maria.
 
Mandate all'indirizzo redazione@mentelocale.it testimonianze e foto di Maria e del suo ristorante. Condividere i vostri ricordi sarà un modo per ricordarla.

 
 
 
 
 
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