Maurizio Maggiani e Gian Piero Alloisio si sono osservati a lungo in silenzio, da lontano. Poi Maggiani ha riacceso un cellulare spento da 5 anni e ha scoperto che Alloisio lo stava cercando: un avvenimento che li ha fatalmente e paradossalmente connessi.
«Semplicemente - afferma Maggiani, mentre s'infuria prendendo un treno in cui l'aria condizionata non funziona - la forza scatenante di Alloisio ha costruito musiche sulle mie parole, dopodiché io ho costruito parole sulle sue musiche, in un lavoro d'improvvisazione».
E così si arriva a Storia della Meraviglia, che apre la stagione al Teatro Duse, giovedì 16 ottobre 2008 (ore 20.30, con repliche fino al 26), «uno spettacolo che è una variante possibile del teatro-canzone - spiega invece Alloisio -, nato sul rapporto empatico costruito tra Maggiani e me a partire da una reciproca cordialità istintiva. In un gesto di grande fiducia mi aveva lasciato da leggere le bozze del suo libro Mi sono perso a Genova. Ho letto le prime dieci pagine e mi sono venute tre canzoni, erano anni che non ne scrivevo. Il risultato è che in un percorso che voleva essere sulla scuola genovese della canzone d'autore, ho trovato me stesso».
Il che significa 10 nuove canzoni che confluiranno in un libro+CD (Feltrinelli) tra cui «due - prosegue Alloisio - su musiche inedite: una di Bindi, dal titolo Amico sul cuscino; l'altra di Fossati, Il sogno e la rosa. Ma la bestiaccia è Sant'Anna, la canzone che tra le altre, come spesso accade, ha maggior presa».
«Non sono un attore - continua Maggiani - e farò l'unica cosa che so fare»: ovvero raccontare storie. «E poi non sono solo - aggiunge -, faccio quello serio che si deve attenere alla disciplina del palco, a me del tutto sconosciuta», insomma cambia molto rispetto a quel ciclo di conferenze che erano andate in scena al Duse anni fa.
«Ne ho recuperato le tracce sonore dal Teatro Stabile - prosegue Alloisio - e sono rimasto colpito dal modo di raccontare di Maggiani, dall'intensità e dal gettito continuo e ipnotico della sua affabulazione. Anche se a monte c'è la costruzione minuziosa di uno spettacolo, c'è una scaletta, delle canzoni, 22 luci diverse per i rispettivi 22 quadri in cui è suddiviso, la versione definitiva la vedremo solo andando in scena».
Una scena che Alloisio presenta come semplice, astratta «gaberiana» eppure è complessa e stratificata «organizzata su tre piani con un fondale in PVC per proiezioni e ombre, e poi un tulle che cela strumenti musicali».
In cosa consiste la 'meraviglia' di cui si parla nel titolo e Genova che ruolo ha? «Genova è un sottofondo - spiega Maggiani - la meraviglia, lo stupore è il diritto primario che tutte le vite devono pretendere insieme al pane, la casa, l'acqua».
Per Alloisio la questione è tematica e sociale: «si parla di profeti meravigliosi come l'architetto Aristo Ceruzzi figura storica e politica del '900, comunista e partigiano, innamorato dell'America Latina, che per ironia della sorte pare sia morto in seguito ad una rapina da parte di due ragazzi latino-americani (ai quali probabilmente avrebbe dato quello che volevano, se solo glielo avessero chiesto). Profeti inconsci, come quella "ragazza" che lascia messaggi di pace e M per la città, Melina; o quel Roberto Maini che è 30 anni che urla alla stazione frasi qualche volta anche troppo vere, ma che se ti avvicini a parlargli non ha neanche un po' di quella aggressività che sembra ostentare. Tutte persone che reclamano un diritto all'epica, ovvero il dirittto a raccontare in modo omerico la propria esistenza. E poi la meraviglia sta nei conti non saldati del '900; nei futuri sovrapposti; nella scomparsa della città dell'acciaio, delle fabbriche. O della nostra civiltà che sta tramontando in questi giorni e che a livello mondiale segna non la fine della storia, bensì la fine della centralità dell'Occidente».