Un nome che rimanda al cimitero parigino (
Père-Lachaise) dove sono sepolti i vari Wilde, Morrison, Bizet, Chopin, Rossini, la Piaf, Poulenc, Petrucciani, Bécaud. Il paradiso immobile e terreno degli artisti. Una terra desolata, comunque, che ritorna anche nella citazione eliottiana nel libretto di corredo al loro esordio su CD
Silent Cries For Help (M.P. Records – 2008). Si chiamano
Lachaise, vengono dal Veneto e sono l'ultima scommessa di
Vannuccio Zanella, con la complicità al mixer dell’ex
Stadio Fabio Liberatori.
Nulla di progressive, al primo ascolto, ma
tanta new wave renaissance, scurita da materiali gotici. Ritmiche sostenute (Alberto Bernardi al basso e Stefano Gili alla batteria), una bella voce femminile (Annalisa Monticelli, notare le progressioni in
Wasteland e il pathos di
It’s Just A Dream), una chitarra grintosa e senza fronzoli (Valentina Degan) e una tastiera essenziale (Nico Tonetto).
Non cercate virtuosismi o numeri da circo, qui siamo nei pressi di un rock scarno, per nulla retro, benché alcuni altarini si scoprono andando a grattare sulla sinopia degli anni Ottanta (Simple Minds, Joy Division in S.C.F.H., Echo and the Bunnymen, R.E.M. in
That’s Enough, The Church, Psychedelic Furs e poi… quanta Siouxie and the Banshees). Certo, la scia “contemporanea” urla Christian Death ma anche Evanescence, Muse, Lacuna Coil e Monaco (la sideband di Peter Hook dei New Order, ex Joy Division), però
i Lachaise cercano una loro strada, lo vogliono fare partendo dal proprio “vissuto” e, soprattutto, “sentito”. Da seguire, in particolar modo, l’ugola della Monticelli che meriterebbe ulteriori e differenziate occasioni di visibilità sonora.
P.S.: si apprende dal sito che la Monticelli abbia lasciato il gruppo dopo le sessioni di registrazione, ma, stando alle
dichiarazioni dei Lachaise, pare che la nuova cantante (Xenya) si sia già affiatata con il resto dell’ensemble. Motivo in più per rincorrere le novità di questi determinati emergenti lagunari.