Venerdì 17 ottobre 2008 è stato il giorno dei cortei a Genova. Gli studenti universitari, partiti dalla Facoltà di Lettere, si sono uniti in piazza De Ferrari ai genitori e agli insegnanti del comitato SOS Scuola per protestare contro la riforma del Ministro Gelmini.
Dopo una giornata burrascosa in cui si è verificata anche una rissa tra studenti in via Balbi (di cui abbiamo ricevuto il video pochi minuti dopo il fatto, video che avremmo potuto pubblicare in anteprima per far notizia. Ma abbiamo deciso di non farlo perché ci pare una piccola bega che non ha niente a che fare con le istanze importanti portate avanti dalla protesta), la contestazione procede unita.
La manifestazione è avvenuta prima dell’inizio dell’assemblea convocata dal preside di Lettere Michele Marsonet rivolta ai docenti, per discutere il da farsi dopo la sospensione delle attività didattiche. «Nell'assemblea di due giorni fa a Lettere si è deciso di uscire fuori dall’Università. Abbiamo saputo del presidio indetto dei comitati delle scuole e abbiamo deciso di attraversare lo sciopero», dice Luca, studente di Antropologia, a capo del corteo.
In testa, infatti, ci sono i comitati del Coordinamento Scuole Ponente e SOS Scuola che sfilano al grido Maestro Unico? No grazie. Insieme a genitori e insegnanti anche i bambini portano avanti i loro striscioni:
una bimba proprio in piazza De Ferrari si ritrova davanti al microfono (non proprio spontaneamente…) e dice con la sua vocina: «sono qui oggi per dire no al maestro unico». Applausi e risate dal corteo.
«Siamo tornati alla preistoria della scuola - dice Patrizia, insegnante di scuola elementare - la riforma prevede un taglio di 150 mila docenti in tre anni. Il maestro unico vuole dire eliminare tutte quelle attività come laboratori e uscite didattiche. La morte del tempo pieno porterà a un dopo scuola a pagamento». La manifestazione, a cui si sono aggiunti gli universitari, dà l'idea della trasversalità della protesta contro una riforma che penalizza l'intero sistema della pubblica istruzione: «doveva essere un presidio, è diventato un corteo, che replicheremo con ogni probabilità il 30 ottobre».
Più sotto, pulmino e megafono guidano il corteo degli universitari: «stiamo cercando di coordinarci anche con altre facoltà, come Biologia e Scienza Politiche», mi dice Luca. Qual è l’atteggiamento dei professori riguardo alle vostra protesta? «Alcuni professori di Lettere e Lingue si sono mostrati disponibili, anche a fare lezione in piazza, ma quasi tutti hanno mostrato solidarietà alla protesta solo dopo la mobilitazione degli studenti». Dopo l'arrivo al Provveditorato degli Studi si ritorna in Balbi 4, in assemblea, per un nuovo confronto.