Il Teatro della Tosse, in occasione del Festival della Scienza, porta in scena un capolavoro dell’illuminismo: il Candido di Voltaire. Non è solo una coincidenza temporale, lo spettacolo è un coproduzione della Tosse e della kermesse scientifica, che consolidano così una tradizione giunta al terzo anno. Il debutto è in programma per il 23 ottobre 2008 (stesso giorno di inizio del Festival), le repliche proseguiranno fino al 5 novembre. Con una data speciale il 31 dicembre 2008. «Così il nostro show sarà il primo evento a celebrazione del 250° anniversario del romanzo voltairiano (pubblicato nel 1759 ndr)», dice Emanuele Conte, regista dello spettacolo.
L'evento conclude una serie di omaggi a Lele Luzzati promossi dalla Tosse. La scenografia, infatti, riprende i bozzetti fatti dall’artista per il suo Candide, messo in scena a Saint Louis nel 1994. Nel frattempo la mostra Candido ovvero Emanuele Luzzati, esposta a Genova nel gennaio scorso, ha inaugurato giovedì 16 presso la Casa Teatro Ragazzi e Giovani di Torino, e resterà aperta fino al 30 novembre 2008.
Tonino Conte, che ha adattato il testo insieme al figlio Emanuele, ha cercato di stare il più possibile fedele al romanzo: «normalmente, invece, oggi si fa il contrario, si prende un testo letterario e lo si stravolge teatralmente». Sarà forse perché, a detta dei due, il Candido ha di per sé ritmi teatrali: «Voltaire aveva uno stile di scrittura volutamente molto sintetico, rapido», dice Emanuele Conte.
Enrico Campanati, che interpreta il giovane Candide, dice del suo personaggio che: «riesce a conciliare l'ingenuità nello sguardo verso il mondo, all’eleganza e alla cultura del mondo da cui proviene. Mi sembra che queste caratteristiche si possano riconoscere anche nel modo di guardare che aveva Luzzati».
Alla Tosse non hanno ceduto alla tentazione di attualizzare il testo, anche se i temi della libertà della scienza, di espressione, sono quanto mai attuali. È Manuela Arata, presidente del Festival della Scienza, a sottolinearlo: «Voltaire e l'illuminismo rappresentano ciò che qui in Italia non abbiamo mai avuto. Oggi noi dobbiamo difendere la scienza da continui attacchi. I passi avanti che sono stati fatti nella qualità della vita dipendono solo dai progressi scientifici. Un tempo non era così: moriva di peste anche chi era molto ricco».
Arata racconta anche un aneddoto sull’amicizia con Luzzati. «Nel 1986 gli chiesi di disegnare il Parco Scientifico degli Erzelli - dice – perché noi ci occupavamo di questo già allora. Gli portai alcune riviste scientifiche e lui lo fece. Compose un re con un cd al posto della corona, e una scogliera con una tastiera di pc. Non abbiamo più smesso di collaborare. Conservo ancora oggi questo fantastico ricordo»