Ci siamo. Venerdì si alza il sipario sulla nuova stagione d’opera del Teatro Carlo Felice. I primi concerti della Stagione Sinfonica di settembre e il Premio Paganini hanno fatto da gustoso preludio, ma ora, con la “prima delle prime”, si comincia a fare sul serio. E speriamo, a differenza di quanto accaduto l’anno scorso, di sentire tanta musica e qualche sciopero in meno – anche perché ora c’è un Commissario Straordinario, Giuseppe Ferrazza, che speriamo possa rimettere in sesto quel condominio di litiganti che è diventato il Carlo Felice.
Ma di musica, appunto, occupiamoci: perché l’opera scelta per inaugurare la Stagione dal Direttore Artistico Cristina Ferrari – sopravvissuta al commissariamento – è I Capuleti e i Montecchi, capolavoro di Vincenzo Bellini (1801–1835), il principe sfortunato del belcanto italiano. L’avete già capito: la vicenda è quella dei due innamorati più famosi della storia, Romeo e Giulietta, e si svolge Verona nel XIII secolo. Meno nota invece è la genesi che porta Bellini a riscrivere in musica la loro storia: siamo nel 1829, e la Fenice di Venezia gli commissiona in fretta e furia una nuova opera. Al libretto mise mano Felice Romani (nato a Moneglia, quindi dalle nostre parti), che adattò un testo già usato per un collega minore di Bellini, tal Nicola Vaccai.
Avendo una compagnia di canto già pronta, Bellini diede anche a Romeo una voce femminile, perché c'era la protagonista ideale, il mezzosoprano Giuditta Grisi che portò l'opera al successo l'11 marzo 1830. Con la voce di soprano di Giulietta il mezzo di Romeo si fonde meravigliosamente, arrivando a un punto culminante in cui i due innamorati cantano all'unisono nella concitazione del finale del primo atto.
Seguendo il finale della novella di Matteo Bandello, la vicenda dovrebbe vedere Giulietta morire d'amore e non per suicidio, tuttavia il regista Robert Carsen preferisce recuperare il finale del dramma reso immortale da Shakespeare, dove Giulietta, in quel suo stato di morte apparente causato dal filtro di Frate Lorenzo, si sveglia scoprendo Romeo che si è avvelenato per la disperazione accanto alla sua tomba, e decide di uccidersi su di lui in un finale di stupefacente bellezza e modernità che chiude un'opera in cui Bellini può dispiegare la sua ammaliante vena melodica.
Il grande compositore catanese, infatti, basa le sue opere unicamente sulla purezza del canto e sul predominio assoluto della musica e di quelle melodie come ad esempio «Ah quante volte», l’aria che canta Giulietta mentre si strugge d’amore.
I protagonisti scelti dal Carlo Felice sono di primissimo piano: Mariella Devia, una leggenda del belcanto, e un vanto per la nostra terra ligure (è nata a Chiusavecchia, vicino a Imperia); e poi Sonia Ganassi nel ruolo di Romeo, e un direttore d’orchestra di consumata esperienza come Donato Renzetti. La regia è affidata a un grande dei giorni nostri, Robert Carsen, e si fonde magnificamente con le scene e i costumi di Michael Levine: ambienti bui, grandi pareti rosso sangue, decine di uomini pronti a sguainare la spada, e in mezzo, l’abito bianco, bianchissimo, di Giulietta.
L’opera inaugura la stagione del Carlo Felice venerdì, l’abbiamo già detto, ma sarà in replica fino al 4 novembre. C’è ancora posto, non perdetela. Un po’ di silenzio dello spirito con Vincenzo Bellini che vi fa compagnia è un’esperienza che consigliamo soprattutto a chi pensa che il Bellini sia solo un buon aperitivo. Fateci sapere!