Vi ricordate il dibattito che si è acceso su mentelocale a inizio anno sulla chiusura di alcuni locali del centro storico (Polena, Panteka, Logo Loco) e sulla presunta morte della movida?
Si è parlato anche del circolo Arci le Cappe Rosse, locale storico in via di trasferimento dalla tradizionale sede di vico dietro il coro di San Salvatore a quella nuova di vico del Dragone.
Per lo meno questo era quello che sembrava dovesse succedere fino a febbraio scorso.
Oggi, parlando con Marzia Giorgi, titolare del locale insieme a Pablo Renzi, abbiamo scoperto che non ci sarà alcuna inaugurazione.
Cosa è successo? «Non siamo riusciti a riaprire per questioni economiche - racconta Marzia - siamo rimasti chiusi per un anno e tutte le nostre risorse economiche sono andate a finire nell’affitto del locale chiuso, non ancora operativo». Come mai un’attesa così lunga? «Per le mille complicazioni burocratiche imposte dal Comune, per non parlare dei vicini che si lamentavano ancora prima che il locale aprisse».
Alla timida domanda se davvero non ci sia più nessuna possibilità di un’apertura futura, Marzia mi risponde lapidaria: «per il momento non ci sono alternative».
Nel dibattito sul fare e ascoltare musica dal vivo nei locali del centro storico, Marzia aveva risposto alla proposta di Bruno Saccomanni, lettore di mentelocale che aveva lanciato l'idea di portare i concerti a Ronco Scrivia. Anche su questo fronte, però, niente di fatto. Marzia mi fa capire che, nella sostanza, anche questa possibilità si è arenata. Passata l’onda delle polemiche, anche i contatti si sono spenti.
Marzia è evidentemente scoraggiata: «in Liguria sembra tutto impossibile. Dall’apertura di un circolo all'organizzazione di un concerto. C’è diffidenza sia da parte delle persone che vivono nella zona della movida, sia da parte dell’amministrazione».
Dunque, dallo sfratto ricevuto nel luglio 2007 alla mancata riapertura nella nuova sede, le Cappe Rosse sventolano bandiera bianca: «fosse stato per noi non ce ne saremmo mai andati. Oltretutto quella era la sede storica del circolo. È stato un dramma, soprattutto per i nostri soci, lasciati a terra in attesa di una riapertura che non c’è stata».
La situazione pare critica anche per gli altri circoli del centro storico: «forse l’unico a resistere è il Punto G, ma ho sentito che anche loro stanno un po’ traballando».
Un po’ di movida si spegne quando locali storici come le Cappe Rosse chiudono a tempo indeterminato e quelli che rimangono aperti sono costretti a buttare giù le serrande quando le piazze e i vicoli sono ancora superaffollati. «In realtà, noi come circolo chiudevamo già alle 2. Comunque non credo che sia quello il problema. La gente basta abituarla. Sarà come per la legge che vieta il fumo nei locali. Sembrava una tragedia ma poi ci si è abituati senza troppi sforzi».