Un uomo si risveglia in una città di un futuro non troppo lontano. Non ricorda nulla; nella sua mente non ci sono tracce del suo passato. L’unico segno che racconti un frammento della sue storia è la lettera Sighma tatuata sul suo petto.
Da lettore consumato delle testate Bonelli, conosco Paola Barbato e Stefano Casini attraverso il loro lavoro. Paola, sceneggiatrice e scrittrice, è da qualche anno una delle colonne portanti di Dylan Dog. È infatti sua la penna di alcuni dei numeri più memorabili della serie, tra cui la doppia storia a colori di un anno fa. Stefano è invece uno degli illustratori storici di Nathan Never. Il suo tratto – dinamico ed emotivo – è uno dei più caratteristici, sicuramente inconfondibile.
Di Sighma – il terzo romanzo a fumetti edito dalla Bonelli dopo Dragonero e Gli occhi e il Buio – si sa pochissimo. Inevitabile che la mia curiosità diventasse l’occasione per incontrare i due in attesa dell’arrivo nelle edicole - il 25 ottobre – del risultato del loro lavoro.
«In realtà – mi racconta Stefano, raggiunto assieme a Paola per un’intervista a sei mani (due mie e quattro loro) - ci siamo prefissati di rivelare ben poco anzi, direi quasi niente. Una linea di condotta che personalmente condivido, a costo di deludere gli intervistatori». Qualcosa però si può raccontare e alla fine, Stefano e Paola lo fanno.
«In Sighma – ci racconta Paola - ci sono tutti gli elementi del quotidiano, anche se la storia è ambientata in un futuro indefinito, forse dopo un disastro nucleare o naturale, forse nella naturale evoluzione degli eventi. È un mondo - aggiunge - in cui tutto si è mescolato. Una Babele, dove non esiste la persona, ma ogni individuo è una rotella dell'ingranaggio».
La curiosità di cosa possiamo aspettarci da questo mondo che verrà, la soddisfa Stefano Casini che ci racconta di come «in ogni trasposizione fantascientifica ci siano dei riferimenti alla realtà conosciuta perché credo che il lettore, di fronte a rappresentazioni non del tutto sconosciute, abbia un coinvolgimento maggiore. Nel mondo di Sighma ci sono, ovviamente, delle situazioni forzate dall’ambiente che ne circoscrivono certi valori. Certi habitat sono artefatti, la vita è vissuta in modo quasi mai spontaneo. Non c’è certezza di nulla neanche delle apparenze».
Andando alla ricerca della genesi di Sighma è inevitabile chiedere come la loro esperienza su due testate diverse come Dylan Dog e Nathan Never sia confluita in un progetto corposo come una Graphic Novel.
«Nella lontana, piovosa (e deserta) Lucca Comics del 2002 – ci confessa Paola - siamo andati a cena insieme e chiacchiera dopo chiacchiera ci siamo inventati l'idea di questa storia. È stato bello vedere come quelle idee abbiano preso forma».
«Credo che il merito - aggiunge Stefano - sia da attribuire alla voglia di lavorare insieme, un desiderio nato nel momento stesso in cui ci siamo conosciuti, sul web, per merito di una mailing list. All'epoca eravamo colleghi, lavoravamo per lo stesso editore, ma non ci conoscevamo. È bastata una chiacchierata per mettere le basi per quello che sarebbe stato Sighma».
La trama di Sighma ha dei richiami ad un fumetto cult come il francese XIII di Jean Van Hamme e al Bourne, protagonista del romanzo di Ludlum prima dell’approdo al grande schermo.
«La paternità narrativa del personaggio – risponde Stefano - è tutta di Paola, ed io gliene lascio volentieri i meriti. Per quanto riguarda i parallelismi, quello di di avvicinare una novità a qualcosa di conosciuto è un esercizio sempre abbastanza semplice e piuttosto divertente. Ma al di là di questo, credo che per qualsiasi storia si potrebbero trovare precedenti illustri, o no?».
La conferma che le idee siano come nell’aria come i profumi arriva da Paola che ci confessa che ha scoperto solo recentemente quali fossero le affinità dei natali del suo personaggio. L’idea di fondo è che non importa da dove si parta ma dove si arriva. Molti personaggi assomigliano ad altri personaggi fino a quando non si affrontano le prime pagine.
Quello che è certo è che la collaborazione tra i due sia stata vissuta con molto entusiasmo. «Di Paola - racconta Stefano - mi avevano detto, sostenuti da quanto afferma lei stessa - che fosse logorroica, ma al di là del fatto che le parole non sono mai poche per spiegare situazioni complesse, considerando che in questo caso c’era da inventare di sana pianta quasi tutto, quindi direi che sono state perfino indispensabili. Rispetto ad una serie come Nathan Never ad esempio, per Sighma c’era da realizzare il design, i costumi e gli ambienti. Un lavoro enorme, capace di dare grande soddisfazione oltre che essere molto divertente».
Dal suo canto anche Paola, che ha visto prendere forma alle sue idea grazie al tratto di Stefano è soddisfatta. «Io mi sono incasinata tra gravidanza, parto, puerperio, e Stefano ha subito e sopportato. Siamo amici, questo è quanto. Una volta che si è stabilito un intento comune non ci sono state difficoltà.
Ovvio che quando si mettono in comune le idee di due persone ognuno debba fare i conti con l'altro, quando scrivi o disegni un'opera solo tua devi render conto solo a te stesso. Ma per me è bello anche scrivere pensando sempre al tratto di Stefano, alla sua resa dei personaggi».
Messa da parte la fatica di Sighma – di cui non è escluso un seguito – i due torneranno sui loro personaggi. Per Paola – oltre al ruolo di mamma full time – è pronto il ritorno a Dylan Dog senza dimenticare un nuovo romanzo e un progetto cinematografico. Per Stefano invece si prospetta un atteso ritorno alle tavole di Nathan Never, su una storia scritta da Michele Medda, senza dimenticare l’uscita imminente di Hasta la Victoria - la serie dedicata alla Rivoluzione Cubana - di cui è autore e sceneggiatore, e per la quale sta terminando il quarto e ultimo capitolo, che verrà presentato a Gennaio ad Angouleme.
Per entrambi c’è anche il pensiero rivolto ad un momento di pausa. Stefano ha voglia di rimettere in ordine le idee dopo diversi anni di progetti concentrati mentre per Paola, madre di una bimba di venti mesi, l’ideale sarebbe trovare un po‘ di tempo per dedicarsi a qualche fumetto cult. Suo infine un consiglio verso uno dei libri pronti sul suo personalissimo comodino: 101 cose da fare a Milano almeno una volta nella vita di Micol Arianna Beltramini .
Buona lettura!